IDEE/ Campiglio: e ora la famiglia vada al “governo” del Paese

- Luigi Campiglio

Ieri si è chiuso l’Incontro mondiale delle famiglie: un appuntamento guidato dal Papa che ha ricordato l’importanza della cellula fondante della società. Il commento di LUIGI CAMPIGLIO

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Milano, folla in attesa del Papa (InfoPhoto)

L’aeroporto privato di Bresso si è trasformato, per lo spazio di un mattino, in un “tempio all’aperto” – secondo la bella immagine del cardinal Scola – in cui una moltitudine di famiglie, ciascuna al gran completo, è stata protagonista di un avvenimento che entra nella storia di Milano e del Paese per molte ragioni. Ciascuna di queste famiglie ha rappresentato la condivisione di più generazioni – dai nonni ai nipoti – che con la loro presenza comune hanno dissolto l’immagine diffusa di un conflitto fra le generazioni, dei padri contro i figli, su cui tuttavia alcune decisioni economiche si sono fondate.

È stata una mattina di festa, che ha avuto i bambini come protagonisti centrali, con la loro inesauribile vitalità, il loro sorriso, la voglia di giocare e, non ultimo, l’essere insieme così numerosi: ma da dove sono sbucati tutti questi bambini, che solo al vederli ti ridanno speranza? Per lo spazio di un mattino così visibili e presenti e da domani di nuovo nascosti fra le quinte del palcoscenico della politica: o forse per una volta il potere politico ci stupirà dando almeno un segnale di consapevolezza.

Nella sua omelia il Papa ha colto con la consueta nitida chiarezza l’importanza della famiglia e del ruolo dei genitori nell’educazione dei figli: non esiste una scuola per imparare a fare i genitori, ma, come egli ha ricordato, la famiglia è comunque la prima scuola di vita per i figli, per la costruzione dei valori fondanti che conserveranno per tutta la loro vita adulta. Fiducia, gratuità, responsabilità, solidarietà, tenacia, sono qualità del carattere che sono trasmesse dalla famiglia ai propri figli, ma sono anche le qualità necessarie all’Italia per uscire con le proprie forze dalla crisi economica, così come ai paesi appena sconvolti dalla tragedia del terremoto per rialzarsi e riprendere il cammino, condividendo con loro le risorse per ritrovare l’energia di un sforzo comune.

Secondo un grande filosofo tedesco del XX secolo, la nostra consapevolezza della realtà si fonda sulla “mancanza”, che porta a renderci conto dell’esistenza di qualcosa solo di fronte alla sua “assenza”, un po’ come se rendessimo conto dell’importanza del pollice di una mano solo quando, per qualche motivo, siamo temporaneamente impediti dall’utilizzarlo.

Per renderci conto dell’importanza vitale della famiglia nella vita economica e sociale è sufficiente guardare alle realtà in cui il suo ruolo viene trascurato e quindi spesso manca: il prossimo convegno delle famiglie si terrà a Filadelfia, negli Stati Uniti, nel 2015, e pochi sanno che gli Stati Uniti e la Russia condividono, fra i grandi paesi, il poco invidiabile primato della frequenza più elevata nel mondo di carcerati e simultaneamente di divorzi. Con gli enormi costi umani, sociali ed economici che da ciò derivano.

Lo sviluppo di qualunque Paese ha come presupposto un consapevole investimento di risorse nell’educazione e il riconoscimento del “bene comune” generato da una struttura familiare solida: la salute della famiglia come istituzione è un segnale fedele della salute della società. L’incontro mondiale di Milano, nei suoi convegni e incontri, ha confermato l’importanza economica e sociale della famiglie: senza la stabilità economica della famiglia anche la stabilità di un potenziale ripresa sarebbe più difficile o compromessa e ci si attende ora che il potere politico prenda atto di un’opportunità che, se non riconosciuta, può diventare un freno. 



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