LETTERA/ Caro Direttore, al Niguarda è ancora “il tempo della Persona”

La lettera di ALBERTO DRAGONETTI sulla situazione che sta vivendo il sistema sanitario lombardo. Un’analisi alla luce di un’esperienza lunga più di quindici anni

06.08.2012 - Alberto Dragonetti
Ospedale_Niguarda_R439
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Caro Direttore,
da 15 anni svolgo la professione di medico all’interno del sistema sanitario lombardo in qualità di Primario, ora si dice Direttore di struttura complessa, cioè da quando è stata istituita la famosa legge regionale 31, lavorando in una struttura privata accreditata, poi in un ospedale classificato e infine da 6 mesi nell’ospedale pubblico. Inoltre sono stato eletto Presidente dell’associazione otorinolaringoiatri lombardi, incarico che mi ha permesso di entrare ancora più in rapporto con le istituzioni sanitarie lombarde.

Posso quindi affermare di aver vissuto in prima persona e al massimo della responsabilità tutte le situazioni previste dal sistema lombardo con una molteplicità di esperienza. Come dicevo da 6 mesi sono stato nominato Direttore della struttura complessa di otorinolaringoiatria, dopo aver partecipato al concorso pubblico nel novembre 2011, incarico che durerà (speriamo) per 5 anni.
In così poco tempo ho potuto constatare l’importanza di come un ospedale ben condotto, pur nella sua complessità, e nonostante gli ingiusti attacchi, possa offrire dei servizi di eccellenza e creare un clima di generale collaborazione fra i suoi operatori.

Cosa vuol dire ben condotto e non solo amministrato: innanzitutto valorizzare le risorse professionali, sostenendo e incoraggiando la capacità di iniziativa, attraverso disponibilita immediata al colloquio e condivisione degli obiettivi. Capacità di creare team, favorire il lavoro di squadra, sia a livello sanitario, medico e infermieristico che amministrativo.

La componente amministrativa, contrariamente ad altre situazioni che ho vissuto, grazie ad alcuni collaboratori scelti dal Direttore, si interfaccia in maniera costruttiva con i professionisti, e quindi con l’utenza, rendendo  più agevole l’accesso ai servizi, riducendo i pur immancabili disservizi. La capacità di aver aperto l’ospedale verso l’internazionalizzazione; quante delegazione straniere e stage di colleghi di altre nazioni ho potuto constatare e veder girare l’ospedale in questi mesi.

Favorire un clima di libertà e responsabilità, cioè a Niguarda non ci si sente ”sotto controllo”, come invece avviene in altri ospedali, come se i professionisti fossero dei ladri, a quello ci pensano le forze dell’ordine (vedi quello che è successo al Cardarelli di Napoli). Questo ha comportato e comporta uno sviluppo per me fondamentale non solo economicamente, del proprio lavoro libero professionale, fonte di risorse  per l’azienda stessa con ricadute positive anche per altri operatori.

Tutto questo nasce e si traduce in un’attenzione alla persona, ed “È il Tempo della persona” è il titolo dell’ultimo editoriale a cura del Direttore nell’ultimo numero del Giornale di Niguarda, fino a farsi carico anche di problemi sanitari di alcune persone specie dal punto di vista morale. Ma qui mi fermo per discrezione. 

Venendo al fatto mi domando le ragioni del cambiamento. Niguarda sta vivendo un momento cruciale, cioè il completamento del nuovo blocco, cui da anni si sta lavorando, non solo in senso edilizio, ma soprattutto strategico e che ora sicuramento subirà un inutile rallentamento e spreco di risorse.
Inoltre questa non era una nuova nomina triennale, ma la verifica di metà mandato; cosa implicava confermare il mandato all’attuale Direttore per un anno e mezzo, tempo sufficiente per completare “l’opera” per mandarlo in un altro ospedale per così breve tempo?

Terzo aspetto; ma perché in queste verifiche di metà mandato, non si ascolta il parere degli operatori, per esempio il Collegio di Direzione con i capi dipartimento come parere almeno consultivo? In fondo sono loro che collaborano strettamente con i Direttori Generali e sicuramente sono i più idonei a giudicare.

Non conoscendo tutti i fattori, ma intuendoli ci potrebbere essere ragioni di opportunità nei confronti forse della magistratura e quindi di tutela: allora perché non lasciarlo a casa del tutto? Ragioni politiche? Scontri interni al Pdl, equilibri con la Lega, mi sembrano in questo momento cose da assemblea di condominio.
Il momento è difficile,ma a maggior ragione, si è a mio parere persa l’occasione di mettere al centro il bene comune, a costo zero, in una Regione che è stata e voglio dire è paladina di questo.

Rimanendo in attesa di conoscere se possibile le vere ragioni, ribadisco la volontà di accoglienza nel nuovo Direttore e di costruttività, sia per l’educazione ricevuta, sia per l’insegnamento lasciatoci dal dr. Cannatelli.

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