ADOZIONI GAY/ Dietro ai diritti un nuovo attacco alla famiglia

- Assuntina Morresi

Il commento di ASSUNTINA MORRESI sulle recenti esternazioni del sindaco Giuliano Pisapia in favore dell’apertura delle pratiche di adozione anche per le coppie di conviventi omosessuali

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Benedetto XVI e Giuliano Pisapia (Infophoto)

Dare la possibilità ad una coppia omosessuale di adottare bambini significa equiparare pienamente una unione gay ad una naturale fra un uomo e una donna. Cioè mentre l’adozione nasce per tutelare un bambino che, per tanti motivi, è senza i propri genitori, la si vorrebbe trasformare, adesso, in uno strumento di legittimazione delle unioni omosessuali. Non a caso, da Vendola a Pisapia, è questo il tema su cui in questi giorni fioriscono le esternazioni di quelle aree politiche che fanno del riconoscimento delle unioni gay la propria bandiera identitaria: a sinistra, oramai, perfino Matteo Renzi, che in passato per esempio sui Dico si era messo di traverso, ha fatto un’inversione ad U mettendo nel suo programma “Registrazione delle coppie di fatto di qualunque orientamento sessuale al fine di riconoscere diritti, doveri ed interessi di carattere patrimoniale ed amministrativo”. A parte la curiosità di sapere quanti mai possano essere tutti questi orientamenti sessuali possibili delle coppie di fatto, colpisce la radicalizzazione nelle posizioni di una vasta area politica che arriva a coinvolgere persino un partito da sempre moderato, come l’Udc, che si è dichiarato pronto pure lui all’agognato riconoscimento delle unioni omosessuali.

Una radicalizzazione che risente degli echi internazionali, e probabilmente anche per questo motivo il richiamo del Papa ai valori non negoziabili nel discorso ai politici dell’Internazionale Democristiana è stato particolarmente chiaro e senza sconti, e soprattutto con un forte accento sulla difesa del matrimonio fra un uomo e una donna.

Spesso, infatti, si mettono sullo stesso piano questioni demografiche, politiche fiscali, e sociali, insieme alla tutela della famiglia, che invece non esiste se non si parte, innanzitutto, dalla difesa del matrimonio.

Se la famiglia è semplicemente ridotta ad un’opzione affettiva liberamente scelta, allora tutto è famiglia: due o più persone che si vogliono bene e che decidono di crescere dei bambini, per esempio, adottati oppure generati mediante le nuove tecniche di procreazione assistita, in cui ci  possono essere fino a quattro genitori biologici e due sociali.

Se l’importante è l’amore, tutto è famiglia – unioni eterosessuali e omosessuali, rapporti amorosi plurimi e simultanei, come suggerisce Attali, la poligamia, e magari pure l’incesto, perché no, se liberamente scelto fra adulti – e quindi niente è famiglia.

Allo stesso tempo è bene osservare che proprio in quelle nazioni dove la natalità è fortemente sostenuta – Francia e Svezia in primis – la famiglia è distrutta: più della metà dei bambini francesi e svedesi, oramai, nasce al di fuori dal matrimonio, e le percentuali di divorzi e separazioni sono elevatissime. Sono paesi in cui le politiche a sostegno della natalità non hanno avuto nessun meccanismo premiale nei confronti del matrimonio, ma si sono limitate a sostenere economicamente chi fa figli, a prescindere dal fatto che questi fossero nati all’interno di coppie eterosessuali coniugate o meno, quando non da “single”.

E d’altra parte, ad essere intellettualmente onesti, alzi la mano chi conosce famiglie sull’orlo del divorzio che potrebbero salvarsi se si aumentassero loro gli assegni familiari.

Il Fattore Famiglia è un importante elemento di equità fiscale, che però di per sé non garantisce certo la tutela della famiglia così come la prevede la nostra costituzione (naturale, basata sul matrimonio). La quale famiglia, se veramente la si vuole tutelare e sostenere, lo si può fare solo sostenendo il matrimonio, che non è una somma arbitraria di affetti e fecondità: se così fosse, lo stato non dovrebbe avere voce in capitolo, anzi, bisognerebbe piuttosto impedire che le autorità statali giudicassero la legittimità o meno di un affetto liberamente vissuto fra adulti consenzienti.

Il matrimonio è qualcosa di diverso e di molto più grande, anche a prescindere dal sacramento cattolico, che lo rende indissolubile: è il riconoscimento pubblico di un legame affettivo fra un uomo e una donna, che vuole essere permanente, per sempre, e che implica precisi diritti e doveri nei confronti propri –compreso un impegno di fedeltà reciproca pure nel caso del matrimonio civile – e degli eventuali figli.

E per quanto riguarda il sacramento, basterebbe solo ripensare alla promessa che gli sposi si fanno reciprocamente nel giorno delle nozze: prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, e di amarti e di onorarti tutti i giorni della vita… ma se veramente fossimo convinti di questo, che la grazia di Cristo consente che questo avvenga, potrebbe forse l’aumento delle tasse, la mancanza di sgravi fiscali o lo spread con i titoli tedeschi mettere in serio pericolo la stabilità delle nostre famiglie? O invece saremmo pronti a tutto, senza paura, se fossimo veramente certi di una compagnia così, per sempre?

Richiamando innanzitutto i politici a difendere il matrimonio, senza cedimenti, il Papa invita tutti noi a riscoprirne la natura originaria: nessuno si può chiamare fuori.

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