AMBIENTE/ Il piano del Pirellone per abbattere le polveri sottili in Lombardia

- La Redazione

Per MICHELE ORIOLI, la Regione grazie alle ultime ricerche può basare i suoi piani di intervento su dati reali del territorio, e non su stime e proiezioni derivanti da casistiche straniere

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Immagini di repertorio (Infophoto)

Migliorare la qualità dell’aria si può. Ci prova la Regione Lombardia con il Piano Regionale degli Interventi per la qualità dell’Aria (PRIA), definito con l’obiettivo di predisporre il quadro conoscitivo e di intervento circa le politiche per la qualità dell’aria e per il contenimento dei gas climalteranti nei prossimi anni. Un piano ricco di innovazioni non solo dal punto di vista tecnico ma anche da quello metodologico. Al varo del PRIA, che avverrà nella prossima primavera, si arriverà infatti attraverso un percorso che prevede un’ampia partecipazione e la possibilità di inviare contributi e proposte da parte della società civile – imprese, associazioni di categoria, non profit, professionisti, università, singoli cittadini – nei quattro settori chiave della lotta alle emissioni: quello civile, l’industria, l’agricoltura, la mobilità.

Se ne è parlato nei due giorni scorsi a Milano, in quelli che sono stati definiti, un po’ enfaticamente, Stati Generali dell’Aria e che hanno rappresentato una tappa importante nel suddetto percorso. A parte il titolo, la due giorni di assemblea svoltasi nella sala Gaber del Palazzo Lombardia aveva un sottotitolo più eloquente e programmatico: “La natura della nostra aria. Domande consapevoli, risposte sostenibili”. Ed è stato possibile scoprire una serie di cose circa lo status dell’aria nella regione, contraddicendo in parte alcuni luoghi comuni, ma anche avere un quadro di azioni che possono essere attuate, dalle istituzioni e dagli stessi cittadini, e che, se l’iter di elaborazione del Pria sopra descritto le confermerà, diventeranno presto realtà.

D’altra parte la Lombardia è una Regione per le sue caratteristiche particolari costituisce un test significativo e può diventare un punto di riferimento, sotto vari aspetti, anche per altre situazioni. Con i suoi quasi dieci milioni di abitanti, la Lombardia è la regione più popolosa d’Italia e tra le prime in Europa; in questo senso ha come regioni di riferimento e di confronto l’Austria e le più importati regioni produttive europee della Nord Reno Westfalia, della Baviera, dell’Ile de France e del Baden-Wurttemberg.

Vanta un patrimonio edilizio di circa 1.750.000 edifici, in gran parte a destinazione residenziale del quale, grazie all’avvio del sistema di certificazione, è possibile di conoscere approfonditamente la qualità energetica: dai primi dati raccolti, emerge come gli edifici siano caratterizzati da prestazioni energetiche mediamente piuttosto scadenti. Va detto che l’introduzione della normativa sull’efficienza energetica in edilizia ha contribuito a migliorare la qualità energetica delle nuove costruzioni e sta orientando le scelte dei consumatori verso immobili ad elevate performance energetiche. Per quanto riguarda gli impianti termici, in Lombardia se ne contano circa 3,3 milioni di cui oltre il 94% è autonomo.

 

C’è poi il parco veicolare che ammonta a circa 7,6 milioni di veicoli, con un incremento pari al 15% nell’ultimo decennio e con un significativo incremento dei veicoli alimentati a carburanti a ridotto impatto ambientale (come le autovetture bi-fuel benzina/GPL e benzina/metano). Accanto a questi dati, è importante sottolineare come le condizioni geografico territoriali del bacino padano siano particolarmente sfavorevoli. Le Alpi limitano spesso le correnti d’aria fra l’Italia del Nord e il resto dell’Europa continentale: in tal modo, l’inquinamento atmosferico ha come concausa la stagnazione dell’aria all’interno del bacino che richiede più giorni per consentire la dispersione degli inquinanti immessi. Si sa che le condizioni meteorologiche giocano un ruolo fondamentale sui livelli di concentrazione degli inquinanti presenti in atmosfera.

 

I parametri che maggiormente influiscono, a più livelli, sulle concentrazioni misurate sono: la velocità del vento, l’altezza dello strato di rimescolamento, il passaggio di perturbazioni atmosferiche, la pioggia, l’umidità relativa, l’irraggiamento solare. Basterà l’esempio del parametro vento, che ha una velocità media molto limitata in tutta l’area della pianura: inferiore ai 2 m/s e spesso meno di 1 m/s. Nelle principali città europee, la velocità media del vento è sempre superiore a quella dell’area padana: in metropoli quali Parigi o Londra è 4 volte superiore a quella di Milano e 9 volte superiore a quella di Torino. Questa specificità meteo-climatica e orografica contribuisce in modo determinante sullo stato della qualità dell’aria.

 

Infatti, le condizioni persistenti di stabilità atmosferica, l’assenza di vento e l’instaurarsi di frequenti situazioni di inversione termica favoriscono, da un lato, la formazione della componente secondaria del particolato e, dall’altro, ne impediscono la dispersione, favorendone anzi l’accumulo in atmosfera per lunghi periodi, almeno fino all’instaurarsi di condizioni favorevoli alla dispersione e al ricambio della massa d’aria. La riduzione delle concentrazioni di inquinanti in atmosfera, pertanto, è ostacolata da un lato dalla formazione di composti secondari e dall’altro dai fenomeni naturali di accumulo degli inquinanti.

 

A riprova della complessità del problema, sono significative le simulazioni modellistiche appositamente predisposte dal Centro Comune di Ricerca della CE che hanno mostrato che «se tutte le emissioni antropogeniche in Lombardia fossero spente, le concentrazioni annuali di PM10 si ridurrebbero dal 65% al 75%». Cioè nemmeno “spegnendo” tutta la regione Lombardia, cioè azzerando tutte le attività necessarie alla vita dell’uomo quali il riscaldamento domestico, il funzionamento degli ospedali, la produzione e il consumo di energia, la mobilità, l’agricoltura e ogni possibile attività umana, si arriverebbe ad eliminare la concentrazione di polveri sottili in atmosfera.

Si spiega così il fatto che, nonostante le azioni intraprese, il limite annuale del PM10 (pari a 40 μg/m³) nel 2011 è stato rispettato in soli 5 capoluoghi lombardi (Como, Bergamo, Sondrio, Lecco e Varese), evidenziando un peggioramento delle condizioni rispetto al 2010. Il limite giornaliero (pari a 50 μg/m³ da non superare per più di 35 giorni all’anno) non è stato rispettato in nessun capoluogo lombardo.

 

C’è da aggiungere che ora la Regione – grazie alla ricerca epidemiologica “Effetti sulla salute in Lombardia degli inquinanti aerodispersi” realizzata dall’equipe del professor Pier Alberto Bertazzi dell’Università degli Studi di Milano – può basare i suoi piani di intervento su dati reali del territorio, e non su stime e proiezioni derivanti da casistiche straniere. Dai dati della ricerca, presentati ieri, su PM10 e biossido di azoto emerge come l’inquinamento rappresenta un “generatore di complicanze” per i soggetti più fragili, a cominciare dagli anziani, che in Lombardia raggiungono un’età molto elevata e sono più esposti a patologie respiratorie, cardiache e cerebrovascolari.

 

Ecco allora gli obiettivi generali della programmazione regionale per la qualità dell’aria, orientati a: rientrare nei valori limite ove il livello di uno o più inquinanti superi tali riferimenti; preservare da peggioramenti le zone in cui i livelli degli inquinanti sono stabilmente al di sotto di tali limiti. Citiamo, a titolo di esempio, alcune delle azioni previste, e sottoposte al dibattito pubblico e articolate nei tre macrosettori: trasporti, uso razionale dell’energia, attività agricole. Per il primo, il Piano prevede la promozione delle diverse forme di mobilità sostenibile in alternativa all’uso del veicolo privato: dalla bicicletta ai sistemi di trasporto a chiamata o condivisi (car sharing, car pooling) fino al trasporto pubblico; oltre alla estensione delle limitazioni alla circolazione dei veicoli inquinanti e al sostegno alla mobilità elettrica in ambito urbano.

 

Ma ci sono anche: il rinnovo delle flotte del trasporto pubblico locale con mezzi a basso impatto emissivo e l’introduzione del sistema “free flow” (a flusso libero, senza barriere) per il pagamento dei pedaggi autostradali entro il 2015. Sul fronte domestico e dell’edilizia, si stanno studiando l’attivazione di un fondo di garanzia per le ESCO (Energy Service Company) tale da facilitarne gli investimenti e promuoverne la diffusione sul territorio lombardo. Inoltre si pensa a una nuova regolamentazione dell’uso della biomassa (legno) in ambito domestico; e alla promozione del teleriscaldamento non solo urbano, con lo sviluppo di reti sovra provinciali. Infine c’è una rinnovata attenzione allo sviluppo di tecnologie innovative nell’industria mentre in agricoltura sarà incentivato il contenimento delle emissioni di ammoniaca in atmosfera attraverso il riutilizzo efficiente dei liquami. (Michele Orioli)

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