L’INTERVISTA A…/ Formigoni: sto con Maroni per salvare la “mia” Lombardia

- int. Roberto Formigoni

ROBERTO FORMIGONI ha redatto il programma del Pdl per la Regione Lombardia, dove sono contenuti alcuni punti irrinunciabili che vincolano l’alleanza con la Lega

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Immagine di archivio

Ora che gli è stata concessa la candidatura alla guida della Regione, stia calmo, sereno e tranquillo. Ufficialmente, la questione non sarà mai posta in questi termini (o, forse, sì); ma, quando i big del Pdl incontrano Maroni, il tenore dei discorsi, in sede di rivendicazioni e contrattazioni politiche, dev’essere più o meno questo. Del resto, la Lega ha vinto la sua battaglia. Albertini è stato scaricato. Cos’altro può pretendere? Il programma, quindi, lo scrive Formigoni. Certo, i leghisti presenteranno il loro, dicendo che quello comune sarà, punto per punto, frutto di un accordo. In verità, è facile presumere che all’attuale governatore sarà riconosciuta la precedenza. Anche quelli del Carroccio, del resto, sanno che è meglio così. Abbiamo chiesto proprio a Roberto Formigoni di spiegarci le sue recenti scelte.

È stato lei a lanciare la candidatura di Albertini, poi ha cambiato idea. Come mai?

È noto che non sono mai stato un uomo solo al comando. Ho sempre fatto politica con tante persone, incontrate nel corso degli anni. Insieme, abbiamo formato una comunità politica, che ha coinvolto anche tanti elettori, con i quali abbiamo condiviso tutte le nostre scelte. Tra queste, vi era la battaglia, combattuta all’interno del Pdl, per candidare alla presidenza della Regione un membro del nostro partito, e non della Lega, avendo quest’ultima già il Piemonte e il Veneto. Ebbene, tale battaglia politica è stata persa. Ma perdere una battaglia non significa perdere la faccia. A questo punto, continuare ad appoggiare Albertini avrebbe significato sottrarre voti al centrodestra e destinare alla vittoria Ambrosoli.  

Non l’avrebbero tacciata, almeno, di incoerenza…

Può darsi. Probabilmente sarebbe stata una battaglia “eroica”. Ma i lombardi, e non solo quelli che mi hanno riempito di voti in queste quattro legislature, o la suddetta comunità politica con la quale ho condiviso la mia scelta, sarebbero stati contenti di avere al governo l’Idv, Sel, la Cgil, la sinistra radicale?

Saranno contenti, invece, di avere Maroni alla guida della giunta lombarda?

La coalizione sarà guidata da un esponente della Lega, certo; non dimentichiamo, tuttavia, che con essa abbiamo presentato, nel 2000, nel 2005 e nel 2010, un programma. Anche questa volta, quindi, lo scriveremo insieme. Per quanto ci riguarda, il documento programmatico del Pdl in Regione è stato realizzato dal sottoscritto e presentato assieme al coordinatore regionale, Mario Mantovani. Alcuni dei punti in esso contenuti sono irrinunciabili e l’alleanza sarà vincolata alla loro realizzazione.

La Lega avrà il suo programma. Perché dovrebbe accettare il vostro?

Con la Lega siamo costantemente in contatto, e si tratta di punti su cui, da sempre, c’è grande condivisione. La Lega lo migliorerà con alcuni punti che, ovviamente, le stanno particolarmente a cuore, quali il federalismo.

 

Ci dica qualcuno dei punti più qualificanti del documento che ha redatto…

La centralità e il metodo della sussidiarietà; la centralità della famiglia: il fondo Nasco non si tocca, anzi, dovrà aumentare; il buono scuola e il sistema delle doti (dote scuola, dote lavoro, dote donna, ecc…); il welfare sussidiario, ovvero la collaborazione pubblico-privato volta, ad esempio, al potenziamento della libertà di scelta di quelle famiglie che vogliono tenere in casa un anziano o un handicappato.

 

Cosa dice Maroni della sanità lombarda?

Ne abbiamo parlato di persona. Apprezza tutto quello che abbiamo fatto finora. Del resto, la Corte dei Conti afferma da 11 anni che il bilancio della sanità lombarda è in pareggio (il che ci ha permesso di non dover introdurre sovratasse), mentre l’Oms, le relazioni annuali del ministero della Salute presso il governo, e l’indice di soddisfazione dei pazienti, hanno certificato che si qualifica come la prima a livello italiano, e tra le primissime a livello europeo. Nella prossima legislatura sarà necessario razionalizzare ulteriormente il sistema delle Asl e delle Ao, ma non un solo posto letto o un ospedale sarà toccato. Inoltre, distingueremo maggiormente tra ospedali ad alta specialità e luoghi di ricovero e cura post-acuti distribuiti sul territorio.

 

Maroni apprezzerà pure, ma l’inchiesta in corso che la riguarda si riferisce proprio alla sanità.

La magistratura, finora, sta semplicemente indagando. Inoltre, se mai si dovesse verificare l’esistenza di eventuali malversazioni, queste sarebbero avvenute in alcune cliniche private, senza che sia mai stato distratto illecitamente un solo centesimo di denaro pubblico. Si tratterebbe, quindi, di fatti accaduti all’interno dei bilanci di alcune fondazioni private. Non posso fare altro, quindi, che rivendicare interamente l’eccellenza della sanità della nostra Regione.

 

Come si concilia l’antieuropeismo della Lega con il fatto che la Lombardia è uno dei quattro motori europei?

La Lega ha messo nero su bianco che non chiederà l’uscita dall’euro. Non solo. Nel programma nazionale è stato inserito un punto che rilancia la piena condivisione dell’europeismo dell’Italia; un europeismo volto a rafforzare la nostra presenza nell’Ue, battagliando per difendere i diritti del nostro Paese e ribadire il no all’egemonia tedesca, senza per questo ingaggiare una lotta contro la Germania.

 

È vero che Monti avrebbe rifiutato la sua presenza nelle proprie liste?

Io non ho mai chiesto di prendervi parte, mentre escludo che qualcuno possa avermi fatto lo sgarbo di aver parlato a mio nome per avanzare una richiesta del genere. C’è stata, in passato, al limite, un’interlocuzione, seppur indiretta: fino al 23 dicembre, infatti, sull’onda della proposta di Berlusconi che gli aveva chiesto di svolgere il ruolo di aggregatore dei moderati, abbiamo lavorato per un’alleanza strategica. Ma lui ha rifiutato, preferendo di imbarcarsi con il centro.

 

Come Mario Mauro. Come valuta la sua scelta?

Mauro è un amico e se la sua volontà consiste nel creare il Ppe italiano, gli ricordo che è un progetto che abbiamo lanciato insieme; e che, subito dopo le elezioni, con tutti quelli che condividono tale prospettiva, pur trovandosi in partiti diversi, è possibile tornare a collaborare per la sua costruzione. Gli chiedo solamente di essere coerente con quello che ha detto negli ultimi anni, quando ha indicato l’esperienza lombarda come un esempio di ottimo governo, ove, nei fatti, si è dato vita a governi regionali che più che altrove hanno dato risposte ai cittadini. Gli chiedo di sostenere la nostra battaglia e i nostri candidati.

 

(Paolo Nessi)



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