CABARET/ Bove&Limardi e la risata “made in Jannacci”

- Silvia Becciu

Gli attori Andrea Bove e Enzo Limardi sono protagonisti dello spettacolo “Per fare chiarezza. Se è possibile”, regia di Enzo Jannacci. Ce ne parla SILVIA BECCIU

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Andrea Bove e Enzo Limardi a Zelig

Se la sardella pepata e la soppressata sanno far contorcere di nostalgia, può facilmente venire il sospetto che Tom Cruise sia in realtà Tommaso Croce e Nicolas Cage, Nicola Cacace e che entrambe, ovviamente, provengano dalla Calabria. Il tutto si apprende da due comici calabresi veraci in uno show che non dà tregua, fa ridere dall’inizio alla fine rimanendo incollato a ritmi incalzanti. Terminato lo spettacolo vien da chiedersi, col loro maestro: “se non hanno i numeri questi due, non so chi li abbia…”. Loro sono Andrea Bove e Enzo Limardi, il loro maestro è Enzo Jannacci. Si sono conosciuti negli anni 90 al Bolgia umana, il locale del grande cantautore (e molto più che questo) milanese scomparso sei mesi fa, in cui artisti già affermati e in formazione si esibivano in performance musicali o cabarettistiche davanti a un pubblico seduto a tavola o al bar. Dalla scuola di cabaret jannacciana del Bolgia umana, la loro carriera è proseguita tra svariati successi in teatro e in televisione, dove hanno preso parte, tra le altre cose, alla trasmissione Zelig. Lo spettacolo che li ha visti protagonisti quest’estate in diverse città italiane ed è approdato sabato 21 settembre al Circolino di Crescenzago (periferia Est di Milano), dove si è inaugurata una nuova stagione cabarettistica, s’intitola “Per fare chiarezza. Se è possibile”, regia di Enzo Jannacci: una serie di gag che li vede prendere le parti di due disoccupati alle prese con i lavori della Tav e con la tarantella, vera trama di ogni canzone, in un immaginario viaggio verso il Nord, ricco di situazioni surreali, rumori e colpi di scena. Dallo spot per una nuova compagnia telefonica, “Calabriatel”, che propone, tra le tante, la tariffa “cipolla di Tropea” alla mamma calabrese che assilla il figlio di telefonate, alla promozione della campagna “Adotta un calabrese a distanza” che può mettere al riparo quelli del Nord dalla chiassosità tipica meridionale, ma anche dalla congenita inclinazione a non fare nulla; e ancora: dalla crisi d’astinenza data dal peperoncino, ai moltissimi personaggi evocati con una capacità mimica davvero particolare, la performance di Bove e Limardi tratta in modo originale e divertente i tratti culturali locali vissuti però con fantasia e grande capacità di immedesimazione in situazioni che cambiano a ritmi intensi e sanno coinvolgerti ed emozionarti. Soprattutto sanno infonderti quello… 

Spirito del vero meridionale dalle tante contraddizioni e sfumature: è disoccupato ma sa fare mille cose; è indolente ma corre e si agita in continuazione; è menefreghista ma cerca continuamente di capire e fare chiarezza. Bove e Limardi non hanno bisogno di essere volgari per far ridere e non chiamano mai la risata. Il confronto Nord-Sud, fotografato da sempre in immagini ormai in bianco e nero, con le loro gag assume una conformazione tridimensionale, senza alcuna forzatura, ma anzi, con semplicità quasi fanciullesca. Alla fine dello spettacolo, sorprendentemente, ti fanno pensare a quanto la comicità sia un bisogno primordiale e quanto faccia parte anche di te. Anche per questo il loro maestro aveva ragione.



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