IN MOSTRA/ Bcs e i monaci di Morimondo: due epoche lontane unite dalla stessa genialità

- Gianni Mereghetti

Nel Castello Visconteo di Abbiategrasso è stata allestita la mostra che racconta la storia della BCS, specializzata nella produzione di macchine agricole. Ce ne parla GIANNI MEREGHETTI

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Una delle motofalciatrici prodotte dalla Cbs

Ad Abbiategrasso, durante la festa del paese, spicca nel Castello Visconteo una mostra di alto livello. E’ quella che racconta la storia della BCS, una azienda che ha saputo interpretare il bisogno del territorio agricolo e che ancora oggi è all’avanguardia nel campo della meccanizzazione del lavoro agricolo. La storia della BCS è la storia della famiglia Castoldi, che trae le proprie origini dai longobardi Gastaldi e che ha saputo mettere in campo una elevata professionalità imprenditoriale, producendo prima falciatrici semoventi e poi dal 1988 trattori specializzati sempre più tecnologicamente avanzati. E’ dal 1943 che il marchio Castoldi è sinonimo di qualità nel campo dell’agricoltura e oggi, in un momento di crisi, la BCS mantiene una capacità di 103 milioni di euro di fatturato annui con 800 dipendenti e con un volume di produzione di circa 23.000 macchine agricole e 10.000 macchine industriali.

La storia della BCS è l’esempio della capacità che ha l’imprenditorialità italiana. La famiglia Castoldi si è imposta per genialità e intuito, per aver saputo cogliere negli anni Quaranta una possibilità innovativa nel campo agricolo. Luigi Castoldi, un giovane ingegnere, intuì che meccanizzando lo sfalcio dell’erba avrebbe potuto dare un grosso contributo all’economia locale, rendendo più veloce e redditizio quello che veniva fatto a mano da manipoli di contadini. Luigi Castoldi studiò e invento una motofalciatrice apposita per operare nelle marcite, la 242, una macchina rivoluzionaria e innovativa, perché capace di tagliare erba dove sembrava impossibile farlo in modo meccanizzato. L’invenzione di Castoldi fu di tale livello che ancora oggi, nelle poche marcite rimaste, si entra solo con motofalciatrici che hanno quella tecnica. Questa è la BCS, il segno che l’imprenditorialità è una capacità sempre all’erta: basta saper stare ai dati della realtà e trovare con i mezzi a disposizione la strada per produrre meglio e di più. La BCS è rimasta nel panorama dell’agricoltura italiana con una grande dose di realismo, senza fughe in avanti ma rimanendo su quello di cui c’è bisogno. Anche questa è una dote dell’imprenditore, la capacità di leggere i segni e di adattarsi alle richieste del mercato.

Se la BCS è il segno di una dote diffusa nel mondo imprenditoriale italiano, due osservazioni sono da fare circa il fatto che ad Abbiategrasso è nata e qui ha continuato a svolgere la sua funzione, oggi ancora quanto mai importante per il mondo agricolo non solo locale e nazionale, ma anche mondiale visto che l’importazione delle macchine riguarda circa 100 paesi a livelli mondiali.

La prima osservazione è il debito che la BCS ha con i monaci che si sono insediati a Morimondo e nella zona. Le marcite nel territorio dell’abbiatense vengono da loro e sono state in quei tempi astrattamente definiti bui una grande innovazione. Senza le marcite c’è da chiedersi se si possa parlare di BCS. Certo non è vero il contrario, che dalle marcite derivi meccanicamente la BCS, ma Castoldi è debitore a quei monaci perché, e qui sta la seconda osservazione, la prima motofalciatrice è venuta dall’aver studiato le marcite e dall’aver inventato il modo per meccanizzare lo sfalcio. Quello di Castoldi è stato un atto di realismo, ha guardato quello che hanno fatto i monaci e novecento anni dopo ha trovato il modo per meccanizzare il taglio dell’erba in quei terreni che i monaci hanno bonificato. Prima i monaci e poi Castoldi hanno documentato che l’invenzione è la capacità di usare la ragione di fronte ai dati della realtà: prima c’era un terreno da bonificare e lo si è fatto alla grande con una produzione d’erba notevole, poi con la meccanizzazione dell’agricoltura bisognava trovare il modo di tagliare l’erba delle marcite. Questi sono i due fattori lontani nella storia, eppure molto vicini, perché indicano che la genialità dell’uomo ha come banco di prova il dato della realtà, è la capacità di trovare la strada per fare bene e meglio.

Una mostra quella che viene presentata ad Abbiategrasso interessante e significativa, perché documenta una laboriosità all’opera oggi e da cui si può trarre speranza su come affrontare la difficile crisi in cui continuiamo a stare. La famiglia Castoldi è uno dei tanti segni che vi è una imprenditorialità da cui si possono trarre indicazioni per un futuro più roseo di quanto oggi appare.

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