SANITA’/ Borgonovi (Bocconi): Maroni, passare al sistema toscano è inutile e pericoloso

- int. Elio Borgonovi

Secondo ELIO BORGONOVI, il sistema lombardo, per quanto perfettibile come ogni cosa, già di per sé funziona su tutti i fronti. Modificarlo radicalmente è estremamente rischioso

Medicine_sanita_ricetteR439
Infophoto

L’indagine realizzata dall’Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, ha certificato che, in Toscana, le prestazioni sanitarie sono, mediamente, le più alte d’Italia; contestualmente, nella top ten dei dieci migliori ospedali del Paese, 6 su 10 stanno in Lombardia. Due Regioni che, in campo sanitario, rappresentano dunque l’eccellenza. Che senso ha, allora, voler passare da un modello all’altro? E’ ciò che intende fare la Giunta lombarda guidata da Maroni. Nel documento che sarà presentato alla Consulta della sanità, si afferma che «il modello gestionale dell’ ospedale è inadeguato» e che  «è necessaria una revisione del modello di governance complessivo, che incida sui meccanismi di programmazione, finanziamento, committenza e produzione». Abbiamo chiesto a Elio Borgonovi, docente di Economia delle aziende sanitarie presso l’Università Bocconi, cosa ne pensa dell’eventuale cambio di impostazione.

Quali sono le principali differenze tra il sistema toscano e quello lombardo?

In Toscana, gli ospedali sono inglobati nelle Asl, mentre la Lombardia ha separato nettamente i produttori di prestazioni (le aziende ospedaliere) dalla aziende sanitarie territoriali, che comprano le prestazioni per conto del cittadino; inoltre, in Toscana, si punta molto di più sulla programmazione integrata tra assistenza ospedaliera, assistenza territoriale, cronicità e lunghe degenze. Il direttore generale dell’Asl governa sia l’ospedale che le attività sul territorio; in Lombardia, invece, si punta maggiormente su una programmazione articolata per settori e strutture di offerta.

Crede che nel modello sanitario lombardo ci sia qualcosa che non va?

In generale, quando un sistema è forte economicamente e culturalmente, e lo è praticamente da sempre, (basti pensare a tutte le università di medicina), lo è anche il sistema sanitario. Cosi accade in Lombardia. Detto questo, è ovvio che ci siano aspetti perfettibili, quali la medicina del territorio o la cultura della prevenzione.  Per esempio, in Toscana esiste la Casa della Salute, struttura che comprende aggregazioni di servizi e competenze; l’idea di fondo è che nei comuni di certe dimensioni possano esistere ambulatori di medicina generale o specialistici, in cui garantire, per esempio, l’assistenza infermieristica per chi ha bisogno tutti i giorni di medicazioni, la diagnostica prima del ricovero, o esami mirati. Insomma, tutti quegli interventi per cui non si rende strettamente necessario il ricovero, in virtù del principio in base al quale è la struttura di servizi che va incontro al il cittadino, e non viceversa.

L’idea di Maroni di passare dal sistema lombardo a quello toscano è verosimilmente sostenibile?

Di fronte a sistemi complessi, fare dei cambiamenti radicali semplicemente perché si ipotizza che un altro modello potrebbe apparire più efficiente, è sempre molto pericoloso. Si rischi di buttare via il bambino con l’acqua sporca.

In particolare, la Giunta maroniana vuol stravolgere il sistema di governance 

Il direttore generale dell’Asl, in Toscana, governa sia l’ospedale che le attività sul territorio. In Lombardia, ci sono due direttori generali. Ora, dato che in quest’ultimo caso il sistema dà risultati eccellenti su tutti i fronti dal ‘95, proprio essendo impostato in questa maniera, prima di cambiarlo occorre ragionare con molta attenzione. Non si può procedere per ragioni politiche, per quanto nobili esse possano essere.

Altro fondamentale cambiamento auspicato consiste nel far sì che l’Asl assuma il compito di orientare il paziente verso la scelta delle cure

Detta così, c’è il rischio di un dirigismo centrale regionalistico. Il sistema di libera scelta del cittadino, tipico della Lombardia, può essere migliorato, aiutando il cittadino; ovvero, informandolo con maggiore attenzione, per fargli capire che è inutile, per esempio, che si sposti da un’Asl all’altra solo perché qualcuno gli ha suggerito che sarebbe meglio. E’ meglio che, prima, i servizi li riceva vicino a dove viva. Sostenere la consapevolezza dell’utente, tuttavia, è cosa ben diversa dall’orientarne la scelta.  

 

(Paolo Nessi)

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori