DUOMO/ L’ascensore e quella “finta” scelta tra modernità e rispetto

- Giuseppe Frangi

Un ascensore per ascendere sulle guglie del Duomo. La proposta fa discutere pubblica amministrazione come i cittadini milanesi. Ma cosa c’è dietro? Ne parla GIUSEPPE FRANGI

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Un ascensore a fianco del Duomo per attrarre turisti e portare molte più persone sulle terrazze della cattedrale. Il progetto è stato presentato dalla Veneranda Fabbrica del Duomo in vista del 2015 e sta facendo molto discutere. Attualmente per salire sulle grandi terrazze che richiamano 700mila turisti l’anno si può scegliere tra le scale (201 gradini) e un ascensore interno anche abbastanza veloce. Quindi in cima al Duomo già si sale e senza particolari problemi.
Perché aggiungere allora un ascensore esterno, per quanto leggero e trasparente? Sostengono i fautori che una soluzione come questa aggiungerebbe attrattività a una cattedrale che, come si deduce dai ripetuti appelli degli ultimi tempi, ha urgente bisogno di alimentare il flusso di risorse per garantire gestione e manutenzione. Certo ci sono i pro e i contro a una soluzione di questo genere.
I pro innanzitutto. L’ascensore esterno certo è un elemento forte di richiamo, spettacolarizza molto l’esperienza della salita, la presenta come opzione ben visibile e non nascosta come appare oggi. L’ascensore trasparente dovrebbe essere anche un manufatto leggero che non altera linee e prospettive. Quindi poco invasivo e anche facilmente smantellabile in caso sorgesse, dopo il 2015, una diffusa opinione contraria al suo mantenimento. Infine l’ascensore esterno è un tocco di modernità, una concessione che la cattedrale fa al nostro tempo. Del resto la storia del Duomo è tutta una storia di “concessioni” fatte al gusto del tempo, lungo i cinque secoli che hanno visto aperto il cantiere (pensate che la facciata venne finalmente conclusa su impulso deciso di Napoleone agli inizi dell’800: e certo venne conclusa da archietti che avevano ormai poco da spartire con gli architetti che avevano avviato a fine 1300 il cantiere). Quindi è una cattedrale molto flessibile e tollerante.
Ma ci sono anche i contro. Il principale è che in questo modo si incentiva un modo di vivere la cattedrale che è un vero sorvolo: si sale senza varcare nessuna soglia, neanche quella un po’ antiquata che immette oggi a scale e vecchio ascensore. È un modo che assomiglia più a un consumo del Duomo che a una sua conoscenza, anche minima. Certo c’è il tema forte delle risorse che l’ascensore potrebbe garantire, anche se esistono limiti logistici, per cui sarebbe anche interessante che i proponenti dessero qualche cifra rispetto al progetto: quante persone potrebbero effettivamente salire in più rispetto alle 700mila di oggi, quali maggiori ricavi ne deriverebbero?

Inoltre questo approccio un po’ spot al Duomo è a misura del turista, e non aiuta certo quella fidelizzazione che invece è la miglior garanzia per poter contare su un allargamento della base dei donatori: non si deve dimenticare che se il Duomo esiste non è certo per sovvenzioni pubbliche ricevute, ma per quel flusso impressionante di donazioni da parte dei cittadini. Un flusso durato secoli.
Infine, un’ultima osservazione. In una posizione delicata e strategica come questa, bisogna che il progetto sia della massima qualità, in ogni senso. Oggi sembra invece di avere a che fare con un progetto un po’ a scatola chiusa, anche perché l’ascensore verrebbe installato senza nessun onere per la Veneranda Fabbrica del Duomo. Ma il fatto che sia “pagato” non significa che non debba passare il vaglio della commissione d’ornato (la Commissione si occupa nell’esame, e giudizio dei disegni da eseguirsi di fronte alle Strade, ed altri luoghi pubblici della Città). Insomma, facciamo questo ascensore, ma facciamolo bene. E soprattutto senza illudere nessuno che l’ascensore possa essere il deus ex machina capace di garantire un futuro florido alla nostra amata cattedrale.



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