STATALE/ Il cineforum gay con Benedetto XVI? Un esempio (à la page) di odio religioso

- Aldo Brandirali

All’Università Statale di Milano scoppia un caso: cineforum su omosessualità e religione, la locandina degli organizzatori (gay) oltraggia Benedetto XVI. ALDO BRANDIRALI

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Joseph Ratzinger (Infophoto)

All’Università Statale di Milano scoppia un caso: cineforum su omosessualità e religione, evento approvato e finanziato dall’università. Il caso con polemiche è provocato dal fatto che la locandina dell’evento ritrae il Papa Emerito Benedetto XVI truccato con rossetto sulle labbra e sopracciglia da donna. Si tratta di vilipendio della religione e anche di capo di Stato estero (ex). Ma i nostri omosessuali organizzatori dell’evento avevano questa intenzione violenta già nel titolo: omosessualità e religione è l’evidente ricerca di un conflitto. Così come è evidente che si vuol sostenere che la religione, di qualsivoglia tipo, genera oppressione verso le povere persone vittime di omofobia. Ovvero è oppressiva ogni forma di pensiero diverso da quello del relativismo degli orientamenti sessuali. Non prendono in considerazione che l’omofobia, come il razzismo e come la violenza verso le donne, sono tutti fenomeni frutto dell’ignoranza e dell’istintivismo. Per questi gruppi che fanno ideologia di genere il diritto all’omosessualità si trasforma in diritto di cristianofobia. La violenza è intrinseca in questa pretesa di omologazione del pensiero.

Questa violenza è presente anche nella legge che il Parlamento si prepara ad approvare: si vuol definire delittuoso l’atteggiamento che distingue le naturali caratteristiche sessuali, uomo-donna, madre-padre. Speriamo che sappiano moderare questa legge. Ma torniamo al fatto.

Papa Francesco si è sottratto a queste contrapposizioni, dicendo semplicemente: “chi sono io per giudicare una persona omosessuale?”. Certo non è dei cristiani l’omofobia. Ma quella locandina invece dice subito, aprioristicamente, che il nemico è il cristiano. D’altronde la richiesta di diritti eguali per matrimonio e adozioni è una sfida lanciata a principi religiosi. È l’ideologia di genere che viaggia sullo slogan: “ci sono tanti tipi di famiglie”. È vero che ci sono tante forme di amore, amicizia, convivenza, ma perché combattere contro la famiglia naturale?

Parlando di ideologia cristianofobica, potrei andare ad evidenze più gravi. Una bellissima villetta gialla che si trova in Viale Monza, proprietario il Comune di Milano, ha una parte occupata da molti anni da un circolo anarchico, il resto non è utilizzato perché le associazioni che hanno partecipato ai bandi di assegnazione hanno rinunciato quando, facendo un sopralluogo, hanno visto che nei bagni della palazzina, dipinto ad altezza uomo, c’era un Papa che faceva la pipì. Per anni questi spazi sono rimasti solo agli anarchici. Cosa c’entra? Vuol dire che la cristianofobia è un dramma dell’estremismo che è nato molto prima della questione dei diritti degli omosessuali. 

Ma questa mentalità pervade tutto un sistema culturale. Sentite come risponde alle critiche una docente della Statale di filosofia morale. Cito: “La scelta (della locandina) fatta da questi studenti va contestualizzata e come nella satira va rifiutata la misurazione… è un bene che gli studenti organizzino un evento così importante contro l’omofobia… ma bisogna sempre tenere conto di quello che si provoca in quelli che hanno una posizione opposta alla nostra”.

La professoressa si è messa a posto la coscienza con un semplice invito a provocare meno, ma resta quella “opposta alla nostra”. La libertà di pensiero non è fondata su pensieri opposti, ma sulla possibilità che idee diverse si fecondino. Per i cristiani l’altro è una risorsa, ovvero chi la pensa diversamente ha comunque ragioni umane che vanno considerate. Invece per questi liberi pensatori che lottano contro l’omofobia è importante trovare il nemico. 

Quando vuole, il potere diventa più triste di un partito politico. La stupidaggine di questa locandina mostra una pochezza che dovremmo semplicemente accantonare; ma purtroppo bisogna resistere alle operazioni di egemonia ideologica, perché si trasformano presto in un obbligo di pensiero uguale per tutti.

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