LOMBARDIA/ Petteni (Cisl): l’impoverimento si combatte coi contratti aziendali e decentrati

- int. Gigi Petteni

Per GIGI PETTENI, la Lombardia ha smesso da tempo di essere la regione più ricca d’Italia. La crisi da noi ha picchiato duro in particolare su settori trainanti come il manifatturiero

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Un operaio al lavoro

“L’impoverimento dei cittadini lombardi si può arrestare soltanto se si sostituisce l’eccesso di norme sul lavoro con una contrattazione aziendale e decentrata”. Lo afferma Gigi Petteni, segretario generale di Cisl Lombardia, commentando l’analisi condotta dal dipartimento Contrattazione del suo stesso sindacato. A emergere è la drammatica perdita del potere d’acquisto di chi vive in Lombardia. Dal 2008 il reddito medio dei lavoratori è cresciuto dello 0,16%, mentre le tasse sono aumentate del 19,91%. Stesso discorso per i pensionati, i cui redditi sono cresciuti solo del 4,7% contro un aumento della tassazione del 31,22%.

Petteni, che cosa ne pensa dei dati sulla Lombardia che emergono dallo studio della Cisl?

Desta grande preoccupazione il fatto che continuino a mancare delle risposte adeguate. La perdita del potere d’acquisto avviene per due motivi. In questi anni di crisi sono aumentate le tasse sui redditi da lavoro. Nello stesso tempo stanno crescendo a dismisura anche tutte le forme di tassazione aggiuntiva. Si trasferiscono meno risorse agli enti locali e molti di questi sono messi nelle condizioni di aggravare le loro imposte. L’effetto congiunto di questi due fattori è che in questi anni di crisi il reddito di lavoratori e pensionati in Lombardia è fortemente diminuito. Dopo avere perso il suo posto di lavoro, quando una persona riesce a trovarne uno nuovo mediamente si ritrova in una posizione più precaria e con livelli di reddito più bassi.

La Lombardia è ancora la regione più ricca d’Italia?

Purtroppo la Lombardia era la regione più ricca d’Italia, ma ha smesso di esserlo da tempo. La crisi da noi ha picchiato duro, in particolare nei confronti di settori trainanti come il manifatturiero.

I lavoratori lombardi trarrebbero vantaggi dall’introduzione di una contrattazione aziendale e decentrata?

Io sono un profondo sostenitore della contrattazione aziendale. Tutto ciò di cui abbiamo bisogno a livello centrale è di un cambiamento del Fisco, con tasse più leggere per lavoro e impresa. Ma se noi vogliamo distribuire meglio le risorse e assumerci la sfida della produttività per avere imprese più competitive, non c’è alternativa alla diffusione della contrattazione decentrata. Quest’ultima, insieme al mutualismo e al fatto di non lasciare solo chi perde il lavoro, sono i capisaldi dell’azione sindacale della Cisl.

Lei quale riforma del lavoro vorrebbe per dare una risposta all’impoverimento dei cittadini lombardi?

Dovremmo smetterla di aggiungere norme e leggi. Il lavoro si crea con gli investimenti, e bisogna quindi predisporre le condizioni per attrarre le imprese straniere nel nostro Paese. Le norme sul lavoro sono eccessive, nell’aggiungere leggi su leggi non si creano nuovi posti di lavoro né quelli che si creano sono più sicuri o meglio tutelati. Come diceva un grande sindacalista del passato, il contratto è la nostra legge.

 

Ritiene che per dare risposte occorra anche riformare la cassa integrazione?

Sì, e infatti la Lombardia è la regione dove si mettono in atto le politiche attive più numerose per aiutare i cassintegrati a trovare una nuova occupazione. Di recente abbiamo messo in atto un accordo che sta dando risultati straordinari. Se si forniscono loro opportunità, le persone rispondono altrettanto bene. Cisl considera gli ammortizzatori sociali come un momento transitorio per tenere i lavoratori in fabbrica e vedere di dare loro una prospettiva o nella stessa azienda o attraverso un percorso formativo e di accompagnamento in nuove realtà produttive.

 

Qual è l’impegno della Cisl su questo versante?

Congiuntamente con la Regione stiamo mettendo in campo dei nuovi strumenti che stanno già dando alcuni risultati. L’ammortizzatore è una fase intermedia per una nuova ricollocazione del lavoratore e una nuova ripresa dell’azienda. Non deve diventare un elemento di assistenzialismo, perché quest’ultimo fa male all’impresa, ai lavoratori e all’intero sistema.

 

(Pietro Vernizzi)





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