OPERAZIONE CLEAN CITY/ Amsa: parte lesa, se accuse confermate

- La Redazione

Tra le quindici persone per cui è stato disposto l’obbligo di dimora nell’ambito dell’operazione “Clean City”, ci sono anche ex dirigenti di Amsa. L’azienda interviene con un comunicato

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Immagine di archivio

Tra le quindici persone per cui è stato disposto l’obbligo di dimora nell’ambito dell’operazione “Clean City”, attraverso cui è stato possibile scoprire presunte tangenti e appalti truccati nel settore rifiuti e servizi ambientali in diversi comuni italiani, da Monza a Milano, ma anche nel Lazio e in Puglia, ci sarebbero anche l’ex presidente e l’ex direttore generale dell’Amsa di Milano Sergio Galimberti e Salvatore Cappello. L’inchiesta, condotta da circa duecento finanzieri che hanno eseguito l’ordinanza del Gip del Tribunale di Monza, ha portato anche all’arresto di altre 26 persone. Dopo l’esplosione del caso, proprio l’Amsa ha voluto chiarire in un comunicato la sua posizione: “In merito alle notizie di stampa in base alle quali esponenti apicali di Amsa, in carica nell’anno 2009 e da tempo non più in azienda, – si legge – si sarebbero resi responsabili di illeciti, Amsa evidenzia che, qualora tali ipotesi fossero confermate, a essere lesa sarebbe la stessa società, in quanto gli atti e le azioni che risultano contestate sarebbero state attuate contro il suo interesse. In tal caso, Amsa non mancherà di valutare le azioni a tutela dei propri diritti e interessi”. Ha commentato l’inchiesta anche il sindaco di Monza, Roberto Scanagatti, secondo cui si tratta “di fatti gravi, riconducibili alla precedente amministrazione, che coinvolgono l’azienda che gestisce la raccolta dei rifiuti in città, ex amministratori pubblici monzesi e due funzionari del Comune di Monza”.



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