TERRORE IN GRAN BRETAGNA/ L’imam di Milano: i due assassini di Londra offendono l’islam

- La Redazione

I musulmani che vivono in Europa sono cittadini come tutti gli altri: chi compie atti di violenza tradisce l’islam. L’intervista all’imam ABDULLAH TCHINA

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Morte nel nome dell’islam. Mercoledì, a Londra, in un nuovo episodio di terrorismo. Al grido di “Allah è grande”, un soldato in libera uscita è stato assalito in mezzo alla gente e ucciso, pressoché decapitato a colpi di mannaia e coltello. Un episodio che riporta in primo piano il problema dell’effettiva integrazione degli islamici nella società occidentale, ma anche la tenuta, o il fallimento secondo alcuni, del multiculturalismo. Ilsussidiario.net lo ha chiesto all’imam della moschea di viale Padova a Milano, Abdullah Tchina: “Sono casi isolati che nulla hanno a che vedere con gli autentici contenuti della nostra religione, ma che nascondono invece problemi personali”, ha affermato. Ribadendo che tra i compiti dei musulmani che vivono in Europa ormai da tempo c’è quello di vigilare perché fatti come questo non accadano.

Dopo l’omicidio di Londra, il primo ministro inglese David Cameron ha parlato di tradimento dell’islam: è d’accordo?
Certamente. La religione musulmana e i musulmani di tutto il mondo vengono traditi quando qualcuno commette violenza e dà la morte in nome della nostra religione. Questo episodio è un atto di terrore che non rispecchia il vero Islam e il vero musulmano.

I due autori dell’omicidio hanno parlato di vendetta per quanto gli occidentali farebbero nei paesi islamici: “occhio per occhio”, hanno detto.
Ripeto: è un atto terroristico. L’islam garantisce la libertà e il rispetto di ogni persona. Soprattutto davanti a queste parole: rivendicare e dire di voler vendicare cose che succedono in altre parti del mondo è un agire che non appartiene all’islam.

È però un dato di fatto che episodi come quello di Londra non siano una novità. Dove, secondo lei, affondano le radici di questi atti? È un problema culturale o religioso?
È certamente un problema individuale, non è religioso e nemmeno culturale. L’autore di questo atto ha un problema suo, non è un problema della comunità o dei musulmani che vivono in Europa. Sono atti isolati nei confronti dei quali noi ci dichiariamo del tutto contrari. Noi non predichiamo questi atti di violenza nelle moschee. Si tratta di persone che si portano dietro evidenti problemi psichici o anche familiari. L’islam piuttosto offre alle comunità in cui ci troviamo inseriti, valori comuni da condividere. Riconosciamo la gravità di quanto accaduto ma ripeto: non ha a che vedere con la nostra realtà.

Ma secondo lei esiste un problema di integrazione degli islamici, o anche di appartenenti ad altre religioni, nelle società occidentali? Un problema magari reciproco: di isolamento vostro e di non accoglienza da parte nostra.
Non direi. Se contiamo il numero dei musulmani che vivono in Europa vedremo che ci troviamo davanti a pochissimi atti, sicuramente frutto anche della disperazione. Abbiamo visto in passato come episodi del genere nascano da situazioni familiari individuali. Ci si nasconde poi dietro la religione con delle rivendicazioni, ma per nascondere problematiche personali molto gravi.

Secondo lei, pensando a chi frequenta la sua moschea, l’integrazione è dunque qualcosa che funziona?

Le dico di sì. Abbiamo tanti amici tra i cristiani e tra gli atei. C’è fratellanza e amicizia con altre culture e altre religioni, ci sono tante persone di buona volontà. Siamo anche noi cittadini europei, che godono di quello che godono gli altri e soffrono di quello che soffrono gli altri.

 

Non si è trovato mai ad affrontare casi che potevano indurre a pensare che ci fosse un desiderio di vendetta o di rancore verso gli occidentali?
Come imam mi occupo della guida religiosa dei musulmani a Milano da quasi vent’anni, e non trovo nessun problema ad avere come amici insegnanti, parroci, rabbini. Sono molto contento dei miei rapporti personali. Nella mia famiglia ho quattro figli che frequentano la scuola pubblica con compagni di tutte le religioni e non c’è alcuna differenza, i miei figli sono perfettamente italiani.

 

Si può dire che, magari su Internet, un giovane musulmano può trovare dei cattivi maestri che lo incitano a fare quello che hanno fatto i due islamici di Londra?
Sicuramente i cattivi maestri si trovano in tutte le culture e religioni. Noi abbiamo sempre predicato con un linguaggio equilibrato tutti i venerdì di preghiera. Cerchiamo di approfondire la nostra situazione e grazie a Dio abbiamo avuto un grande successo e ne siamo fieri. Cerchiamo di vincere una certa diffidenza che ci può essere tra i giovani. Questo è il nostro dovere religioso. Essere pacifici e collaborare con ciò che è buono, come dice il Corano, e non con ciò che è cattivo. Non voglio che uccidano i miei figli, e non posso accettare che lo facciano ad altri.

 

(Paolo Vites)

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