BAMBINO CINESE NEL WC/ Nella storia del bimbo abbandonato tutto il dramma della solitudine

Per TIZIANA LIMENTANI, la prima reazione di un bambino che è stato abbandonato dai genitori è l’incapacità di capire che si traduce in rabbia, sensi di colpa e difficoltà a relazionarsi

30.05.2013 - int. Tiziana Limentani
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Immagine di archivio

Un bambino cinese nato da appena due giorni è stato salvato miracolosamente dai vigili del fuoco dopo che i suoi genitori lo avevano abbandonato. Il piccolo si trovava in un tubo di scarico di appena 10 centimetri di diametro, e i suoi vagiti disperati hanno attirato l’attenzione di un vicino di casa che ha allertato le forze dell’ordine. Con ogni probabilità, era stato gettato in un wc. E’ accaduto nella provincia orientale dello Zhejiang, e nonostante le gravi contusioni riportate ora il neonato è in ospedale in condizioni stabili. Ilsussidiario.net ha intervistato Tiziana Limentani, dell’Associazione Famiglie per l’accoglienza che si occupa di affido e adozione dei minori.

Quali sentimenti le suscita questa storia davvero drammatica del bambino cinese?

Davanti a queste storie così drammatiche, c’è da riconoscere un dato: un bambino, una persona che c’è, e questo è comunque un fatto positivo. Dall’altra ci sono due genitori con una vicenda personale difficile alle spalle, che arrivano a un gesto così perché sono disperati, o comunque fragili e disorientati. E’ evidente insomma che spesso viviamo in una grandissima solitudine. Mi commuove il fatto che qualcuno sia intervenuto chiamando le forze dell’ordine, perché altre volte di fronte a fatti altrettanto drammatici spesso le persone chiudono le finestre.

Quale può essere il futuro di un bambino nato in queste condizioni?

E’ un bambino che una volta cresciuto dovrà fare i conti con la sua storia, perché questi sono il suo papà e la sua mamma. Speriamo che possa intervenire qualcosa che, chiedendo a questi genitori di compiere un percorso, dia loro una chance per cambiare e riscattarsi. Un bambino sta bene con il suo papà e la sua mamma, ma quando dei genitori arrivano a un gesto così, diventa indispensabile ospitare il minore in una struttura protetta. Ora occorrerà affiancare qualcuno a questi genitori, perché possano in qualche modo rivedere il rapporto con questo primo bambino ed eventualmente con altri. Certamente si apre quindi una prospettiva in cui qualcuno dovrà verificare la possibilità di tutelare il bambino attraverso l’adozione o l’affido.

Sulla base della sua esperienza con le Famiglie per l’accoglienza, quale danni psicologici può subire un bambini abbandonato così dai genitori?

La prima reazione di un bambino che è stato abbandonato dai genitori è l’incapacità di capire perché il padre o la madre possano avere commesso un gesto del genere. Non comprendendolo, spesso si sentono in colpa a causa del fatto che i genitori non li hanno accolti o non sono stati in grado di crescerli.

 

In che modo si manifesta questa incapacità di comprendere?

Tutto questo spesso si manifesta con una difficoltà che può essere la rabbia, il fatto di non riuscire ad accettare la realtà, avere capacità di rapportarsi con gli altri in modo fiducioso per il fatto di essere stato tradito dalle prime due persone dalle quali ci si aspetta di essere voluti bene. Se queste ultime ci hanno tradito, diventa più difficile rapportarsi con fiducia nei confronti di tutti gli altri, dalle famiglie che possono accogliere, al compagno di scuola o al vicino di casa.

 

Quali possono essere le conseguenze?

Spesso abbiamo visto che storie di abbandono hanno prodotto anche altre storie di abbandono o di incapacità nelle relazioni, perché questo è un punto delicatissimo dentro al quale si matura o si struttura la personalità. Ciò ha a volte delle conseguenze al livello non solo affettivo o relazionale, ma anche cognitivo, perché tutta la possibilità di strutturare le conoscenze dipende moltissimo da questi primi passi che i bambini muovono con i loro genitori.

 

In che modo è possibile una risposta positiva a questi bambini?

Nell’esperienza che viviamo nelle Famiglie per l’accoglienza, quando c’è un bene che si mette a disposizione alle volte tutto questo trova una possibilità di essere riletto in un modo che non lasci solo un segno negativo, ma che possa essere in qualche modo ricompreso, ciascuno ovviamente secondo il suo percorso.

 

(Pietro Vernizzi)

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