BUONO SCUOLA/ Regione Lombardia, l’Isee è il Cavallo di Troia per eliminarlo?

- La Redazione

A proposito del provvedimento della giunta Maroni che riccorre all’Isee per l’assegnazione del “buono scuola” in luogo del solo indicatore reddituale. ERMANNO GARGANO (Salesiani)

maroni_bluR400
Roberto Maroni (Infophoto)

Caro direttore,

Nell’ormai lontano 2000, sotto la presidenza Formigoni, è stato istituito da Reglione Lombardia il Buono scuola, successivamente denominato Dote scuola componente “Buono scuola”, a sua volta affiancato dalla componente “Integrazione al reddito” (per famiglie meno abbienti) e “Disabilità” (per alunni diversamente abili).

In questi anni le famiglie che hanno scelto la scuola paritaria o statale, che prevede costi di iscrizione e frequenza, hanno potuto liberamente effettuare tale scelta, compresa la scelta della scuola paritaria primaria che nel provvedimento di Regione Lombardia ha subito un deciso ridimensionamento economico dell’aiuto diretto alle famiglie e giustificato dall’eliminazione della sovrapposizione di finanziamenti pubblici. A onor del vero non è stata una scelta pienamente libera, perché il contributo non ha mai coperto il 100% delle rette e certamente diverse famiglie hanno dovuto comunque rinunciare o non hanno preso nemmeno in considerazione una diversa opportunità educativa. 

Si può quindi affermare, con assoluta certezza, che unicamente una copertura piena dei costi può garantire una piena libertà di scelta educativa. 

È anche vero che in questi anni le famiglie meno abbienti hanno ottenuto, in relazione al valore Isee pari a euro 15.458, valore ormai fermo da troppi anni, un contributo aggiuntivo al Buono scuola ma sempre non sufficiente a coprire l’intera retta. 

Nel provvedimento presentato dalla giunta Maroni, oggi, ci troviamo dinnanzi a due elementi di novità sostanziali: 

1. una decisa riduzione delle risorse per il “Sostegno al reddito” alla scuola statale e il contestuale, in sostanza, mantenimento delle risorse per il “Buono scuola” alla scuola paritaria e statale che prevede costi di iscrizione e frequenza; 

2. il ricorso all’Isee per l’assegnazione del “Buono scuola” in luogo del solo indicatore reddituale. 

Riguardo la prima questione è doveroso riconoscere alla giunta Maroni il pieno merito di voler, seppure in condizioni economiche difficili, salvaguardare la libertà di scelta educativa delle famiglie: questa è la strada da mantenere e presidiare. Risultano però incomprensibili talune dichiarazioni di rappresentanti dell’opposizione, vicini al mondo della scuola cattolica paritaria, che hanno decisamente criticato e non condiviso questa impostazione. 

È fuor di dubbio che il ricorso all’Isee, nel tempo, permetterà una distribuzione più equa e solidale delle risorse dedicate al Buono scuola che, si ribadisce, è l’unico modo che le famiglie hanno di operare una libera scelta educativa. Per mantenere valida e dare maggior concretezza a tale affermazione di principio è necessario: primo, non diminuire nel tempo tali risorse e se possibile aumentarle; secondo, utilizzando l’indicatore Isee ridistribuire tutte le risorse senza generare alcun avanzo.

Diversamente, se nel tempo, ricorrendo all’Isee, si tenterà di sostituire il “diritto allo studio” con la “libertà di scelta educativa”, due diritti complementari, il Buono scuola ne verrà depotenziato a scapito di migliaia di famiglie. 

Restiamo, senza timore, su questa strada, senza pregiudizi ideologici; è la stessa strada che la sera del 1° febbraio scorso don Bosco ha percorso con i suoi Ragazzi dal Duomo di Milano alla Scuola Salesiana di via Copernico.

Ermanno Gargano
Referente AGeSC Salesiani Milano 

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori