SANITA’/ Il futuro delle cure in Lombardia ridisegnato da una riforma regionale

- La Redazione

Nel 2016 molte delle innovazioni previste dalla riforma della sanità di Regione Lombardia entreranno nella vita di tutti i cittadini lombardi. DI VINCENZO CERVADORO

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Immagini di repertorio (Infophoto)

Nel 2016 molte delle innovazioni previste dalla riforma della sanità di Regione Lombardia, approvata il 5 agosto di quest’anno ed ancora in fase di attuazione, entreranno nella vita di tutti i cittadini lombardi. La riforma, denominata “Evoluzione del Sistema Sociosanitario Lombardo”, grazie alla razionalizzazione delle spese, produrrà un risparmio stimato intorno ai 300 milioni di euro tramite una serie di interventi concentrati sul sistema di gestione della sanità e sull’erogazione delle cure primarie. Il sistema di gestione è stato rivisto sia a livello centrale che a livello territoriale. A livello centrale è già stato istituito l’assessorato alla Salute e alle politiche sociali nato dall’unione dell’assessorato alla Salute con l’assessorato alla Famiglia, solidarietà sociale, volontariato e pari opportunità.

A livello territoriale è invece previsto il dimezzamento delle ASL, che passeranno da 16 a 8, trasformandosi nelle nuove Agenzie di Tutela della Salute. Le ATS avranno unicamente funzioni di gestione, programmazione e controllo. Con il passaggio da aziende ad agenzie, i servizi territoriali saranno trasferiti alle nuove Aziende Socio-Sanitarie Territoriali. Le ASST, in tutto 27, assorbiranno le aziende ospedaliere e assicureranno sia le prestazioni sanitarie che quelle territoriali come l’assistenza domiciliare e l’assistenza per i disabili. Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico, istituti privati accreditati e Aziende Ospedaliere con almeno 1.000 posti letto manterranno l’attuale struttura organizzativa e saranno in competizione con le nuove ASST. Questi cambiamenti organizzativi hanno l’obiettivo di integrare le attività svolte dalle aziende ospedaliere con gli altri servizi di natura sociosanitaria e sociale erogati sul territorio. Anche l’erogazione delle cure primarie subirà uno spostamento dall’ospedale al territorio.

A farsene carico saranno soprattutto i Medici di Medicina Generale che vedranno ampliate le proprie funzioni, lasciando ai poli ospedalieri il trattamento delle patologie in fase acuta. La figura del MMG avrà il compito di guidare l’accesso alle cure dei pazienti, formulando successivamente un piano assistenziale individuale. Per agevolarli in questo compito sono previste due nuove strutture, le Aggregazioni Funzionali Territoriali e le Unità Complesse di Cure Primarie, grazie alle quali i MMG potranno effettuare esami e curare alcune patologie direttamente sul territorio, servendosi anche dei dati informatici resi disponibili dal nuovo sistema informativo sanitario. Questo intervento di deospedalizzazione renderà il sistema socio-sanitario lombardo in grado di affrontare meglio le problematiche legate all’aumento dell’aspettativa di vita ed alle patologie croniche.

Quelle presentate in questo articolo sono solo alcune delle tante innovazioni contenute in una riforma i cui obiettivi principali come abbiamo visto sono la diminuzione dell’ospedalizzazione e l’adeguamento del servizio alle nuove esigenze sanitarie. Non si può tuttavia ridurre la riforma ad una semplice ristrutturazione organizzativa. Integrando anche l’ambito sociale, la parola “salute” assume infatti, un significato simile a quello che le viene attribuito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità: “Uno stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non semplice assenza di malattia”. Con questo provvedimento il servizio sanitario regionale ha assunto quindi un compito più ampio rispetto alla semplice erogazione di cure fisiche e mentali, passando dalla cura del malato al prendersi cura del malato.

 

Di Vincenzo Cervadoro

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