CRISI DEMOGRAFICA/ Pochi aiuti & speranza debole, così la famiglia soffre

La politica ha dimenticato le energie che famiglia e corpi intermedi producono dal basso, a favore di una preoccupazione dirigistica e centralistica. ALDO BRANDIRALI

11.10.2017 - Aldo Brandirali
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Milano, scoperta rete di spacciatori con clienti vip (Foto: LaPresse)

Lunedì 9 ottobre ho seguito l’incontro organizzato dal comitato “Mi’mpegno” che ha presentato la ricerca “Sussidiarietà, fra crisi demografica, immigrazione e nuove politiche di welfare” a cura della Fondazione per la Sussidiarietà. Ho potuto confrontare le diverse interpretazioni politiche e culturali dei problemi che questa ricerca ha presentato.

La crisi demografica ci chiama a capire le arretratezze della situazione italiana, il dato ad esempio che le morti superino il numero dei nuovi nati: l’invecchiamento del Paese è un cambiamento che sta diventando epocale.

Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione, ha messo in evidenza che la sfiducia delle famiglie verso il futuro è il frutto di una politica verticistica nella quale i principali attori si mostrano come i solutori dei problemi individuali dei cittadini. Ma questo Paese ha un debito pubblico così elevato che non permette più elevati costi della solidarietà. Eppure è evidente che nella società la solidarietà continua a sussistere, grazie alle famiglie e alle comunità. La crisi demografica dice che l’indebolimento della speranza nasce dal mancato sostegno alle famiglie e alle capacità operose delle comunità intermedie.

Il dibattito ha avuto il via con don Virginio Colmegna e il sindaco Giuseppe Sala, che non hanno trovato un punto di incontro. Colmegna non ha portato la giustezza della sua esperienza sino al punto di fare proposte al governo cittadino, e il sindaco nella volontà di essere concreto non ha potuto che dire che il governo centrale toglie i fondi ai governi locali. I tre politici che sono intervenuti hanno fatto un passo importante nel riconoscere che il dare risposte alla crisi demografica va oltre le differenze fra destra e sinistra, e che sarebbe meglio convergere per il bene comune. Ma non ci sono state risposte alla questione di tagliare le spese dello Stato per liberare risorse da destinare al sostegno delle famiglie. 

Quali spese tagliare? Mariastella Gelmini di Forza Italia ha parlato di ridurre i costi della burocrazia per sostenere di più gli asili per l’infanzia. Stefano Parisi di Energie per l’Italia ha suggerito di ridurre le tasse per favorire lo sviluppo economico che poi genera le risorse per fini solidali. Roberto Cociancich del Partito democratico ha sottolineato gli errori di funzionamento del governare, rilanciando una maggiore solidarietà. Quello che è mancato nella riflessione politica è l’aggancio con le energie positive della società. Una politica che non ascolta le proposte che vengono dalle energie operose dal basso, famiglie e comunità intermedie. Questo accomuna le diverse parti, che hanno pretese dirigistiche ma che sono deboli nel modificare la spesa pubblica perché non hanno il coraggio di colpire gli interessi delle corporazioni che sono dietro ai costi dello Stato.

Vittadini ha concluso richiamando al compito del rilancio dell’idealità come vera tensione alla partecipazione politica e all’attenzione al bene comune. Solo da questo sguardo verso il divenire riprende forza il desiderio e la fiducia nel futuro.

Resta solo da dire che la debolezza della politica italiana è il prodotto dello scontro di posizioni che sfuggono dalle questioni programmatiche e costruttive. Domina la critica irrazionale, e noi dobbiamo raccogliere tutte le energie disponibili alla ragionevolezza e alla apertura verso le buone prassi diffusamente presenti sia nella società che nella politica.

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