CLOCHARD A MILANO/ Sotto una tettoia di barboni si incontrano misericordia e politica

- Aldo Brandirali

A Milano è stato ripulito un dormitorio all’aperto dopo le proteste degli abitanti della zona. Ma la vita non ci risparmia le ferite della condizione umana. Che meritano altre risposte

clochard per strada
LaPresse

Partiamo da una notizia di questi giorni: l’Amsa ripulisce un dormitorio all’aperto in largo Marinai d’Italia a Milano, materassi e sacchi di vestiario vengono portati in discarica. Qualcuno legge la notizia come “vietato dormire all’aperto a Milano”, mentre qualcun altro esprime soddisfazione perché le proteste degli abitanti della zona sono state ascoltate. La vera notizia è questa: gli abitanti della zona si sono opposti al degrado generato dall’utilizzo di una tettoia riparata da macerie perché ci sono lavori in corso. Naturalmente i barboni si arrangiano, scoprendo sempre nuovi posti possibili da occupare, e le loro cose che rimangono sul terreno sono donazioni caritatevoli accumulate e utilizzate per tenere il posto.

La novità è la protesta degli abitanti, che ovviamente c’è sempre stata, ma non nella forma di cartelli, ovvero per un’iniziativa collettiva. In tanti casi, come per la zona di spaccio a Rogoredo, o le situazioni di pericolo in Comasina o a Quarto Oggiaro, va registrata questa nuova presenza di forme di azione comune degli abitanti. Ecco il nuovo livello della partecipazione dal basso dei cittadini: la consapevolezza che non si può solo aspettare che siano le istituzioni a fare ordine e pulizia. Occorre fare rumore e notizia per ottenere priorità di intervento.

Poi, però, bisogna portare più avanti la capacità di proposta e non solo di protesta. La situazione di degrado generata da lavori in corso mal gestiti deve essere modificata. Al limite si può anche mettersi in relazione con le iniziative caritatevoli per migliorare gli interventi notturni volti a offrire miglioramenti, nell’utilizzo dei posti letto e nel fornire alimenti e vestiario. Altrimenti il rischio è che le iniziative di protesta siano espressione di gruppi politicizzati ed estremisti. Anche chi diffonde le notizie deve domandarsi cosa vuol dire “proteste dei cittadini”: la cosa migliore sarebbe chiamarsi comitato, darsi un nome che evochi un’immagine positiva del vivere nel luogo, in questo caso anche cinque persone possono diventare coscienza comune e partecipazione al bene comune.

Quanto ai barboni, occorre ricordarsi che non sono una categoria sociale, sono singoli individui con storie e ragioni profondamente diverse fra loro; certo, nel buio della notte ogni presenza strana fa paura, e la creatività del bisogno è infinita, come nel caso recente accaduto nel mio caseggiato: un barbone è entrato nel condominio, è andato al settimo piano e ha dormito sul pianerottolo. Chi ha aperto la porta al mattino ha avuto un momento di terrore.

La vita non ci risparmia mai la visione delle ferite della condizione umana, e per essere umani occorre sentire su di sé l’inquietudine del malessere. E sto parlando di partecipazione dal basso come popolo, insieme di uomini mossi e commossi dalla condizione umana.

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