Mimmo Lucano, esilio da Riace mentre papà sta morendo/ Saviano “diritto di tornare”

- Fabio Belli

Mimmo Lucano non può tornare a Riace a dare l’ultimo saluto a mio padre che sta morendo: l’esilio e l’appello a Mattarella del “Comitato Undici giugno”. Saviano lo difende

ultime notizie
Mimmo Lucano, ex sindaco di Riace (LaPresse, 2019)

Il dramma personale di Mimmo Lucano diventa un caso nazionale, come già lo è stata l’intera vicenda giudiziaria – per nulla finita – legata al caso di Riace: da questa mattina sono cominciati diversi appelli di personalità politiche, culturali, sociali affinché i giudici consentano all’ex sindaco calabrese di poter tornare per salutare il padre in fin di vita. «Mimmo Lucano ha il diritto di poter tornare a Riace per riabbracciare per l’ultima volta suo padre anziano, malato e in fin di vita. Mi unisco all’appello del “Comitato Undici Giugno” perché sia immediatamente consentito a Mimmo Lucano di rientrare nella sua città. Mimmo è un uomo esiliato, tenuto lontano dalla sua terra e dai suoi affetti. Nel processo in cui è coinvolto, la Cassazione ha demolito l’ordinanza del Riesame, ma l’esilio è stato confermato e ora è di nuovo al vaglio della Suprema Corte», spiega lo scrittore Roberto Saviano attaccando poi il Ministro Salvini come “responsabile” di questa situazione «Colpire Mimmo Lucano è stato l’atto più pericoloso di propaganda politica cui abbiamo assistito. Pericoloso per il nostro Paese, per la tenuta sociale, per la sicurezza delle nuove generazioni. Una propaganda iniziata con Minniti e continuata da Salvini. Bisognava criminalizzare il sistema Sprar, ovvero l’unico tipo di accoglienza sana che fa bene a italiani e immigrati, sinonimo di integrazione e sicurezza vera. Demolire la Riace di Lucano è stato per l’Italia un punto di non ritorno e ne pagheremo le conseguenze. Ora però uniamoci e chiediamo che sia consentito a Mimmo Lucano di poter salutare suo padre, “non per pietà, ma per giustizia». (agg. di Niccolò Magnani)

IL DRAMMA DI MIMMO LUCANO

Un appello per Mimmo Lucano, l’ex Sindaco di Riace impossibilitato a tornare in paese per dare l’ultimo saluto al padre morente. E’ quello che il “Comitato Undici Giugno”, da sempre vicino a Lucano nelle sue battaglie umanitarie, ha rivolto al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. “Il papà di Mimmo sta consumando gli ultimi giorni della sua vita. Crediamo che sia giunto il tempo di chiedere con forza e con tutti gli strumenti possibili la revoca dell’assurdo e giuridicamente inspiegabile esilio di Domenico Lucano”, questo il testo riportato sulla pagina Facebook di Mimmo Lucano dagli attivisti, che in questi giorni stanno preparando una lettera ufficiale da rivolgere direttamente a Mattarella, sottolineano, “per chiedergli di porre fine a questa mostruosità giuridica.” Lucano dopo le vicende giudiziarie relative all’accoglienza dei migranti nella cittadina calabrese è in “esilio” a Caulonia da ottobre scorso, per ordine del Tribunale del Riesame di Reggio Calabria.

LA LONTANANZA DAL PADRE 93ENNE

Da allora solo in un’occasione Mimmo Lucano ha potuto riabbracciare il padre, quando il Tribunale di Locri gli ha consentito di recarsi al seggio per votare nel giorno delle elezioni. Un brevissimo incontro, con la permanenza di Lucano a Riace durata meno di un’ora. E in questi mesi, portando avanti le sue battaglie, l’ex Sindaco non aveva mai lasciato trapelare pubblicamente le difficoltà derivanti dalla lontananza dall’anziano genitore. Le cui condizioni di salute si sarebbero però pesantemente aggravate nel corso delle ultime settimane: questo ha portato il “Comitato Undici Giugno”, portavoce delle iniziative di Lucano, a lanciare un appello per consentirgli di dare l’ultimo saluto al padre. Comitato che ha sottolineato come: “Dopo il calvario di quest’ultimo anno pensiamo che abbiano diritto, tutti e due, di salutarsi con serenità dentro le mura della loro casa.” Le ultime richieste di Lucano di rivedere il provvedimento d’esilio erano state però tutte respinte dal  Tribunale del Riesame di Reggio Calabria e ora sono al vaglio della Suprema Corte.

© RIPRODUZIONE RISERVATA