Ministero per la Transizione Ecologica/ Cos’è, come sarà nel Governo: ok Draghi a M5s

- Niccolò Magnani

Che cos’è il Ministero per la Transizione Ecologica sostenibile e perché Beppe Grillo lo ha chiesto (e ottenuto) per il nuovo Governo Draghi: il piano M5s e i dubbi

Mario Draghi col M5s
Consultazioni Governo, M5s da Mario Draghi (LaPresse)

Beppe Grillo lo ha presentato come il vero punto di “vittoria” nelle trattative M5s per la nascita del Governo Draghi: si tratta del Ministero per la Transizione Ecologica sostenibile, sostanzialmente accettato dal Premier incaricato come confermato dalla delegazione WWF e Legambiente ricevute ieri alle consultazioni alla Camera «La buona notizia su cui abbiamo insistito tutti è che ci sarà il ministero della Transizione ecologica dove le competenze saranno concentrate. Siamo stati favorevolmente colpiti dalla centralità data da Draghi alla questione ambientale e dall’ottica di sguardo di prospettiva di centralità nella trasformazione verde che, ci ha detto, dovrà essere trasversale alle altre politiche», ha spiegato Donatella Bianchi (Presidente WWF Italia).

Ma di cosa si tratta e perché resta così dirimente per il “nuovo corso” del Movimento 5Stelle occorre soffermarci un attimo per capirlo meglio: innanzitutto, va saputo che al momento all’interno del Ministero dell’Ambiente già esiste in maniera attiva il dipartimento per la transizione ecologica energetica sostenibile. Ma per Beppe Grillo occorre fare di più e al Premier Draghi ha richiesto che il nuovo “super-ministero” possa gestire in pianta stabile i fondi del Recovery Fund su tutta l’area ambientale, con deleghe anche sui settori economici e infrastrutturali legate allo sviluppo sostenibile della transizione ecologica. I movimenti ambientalisti da tempo richieste la presenza più pro-attiva di tale Ministero, con una funzione definita «trasformazione del sistema produttivo verso un modello più sostenibile, che renda meno dannosi per l’ambiente la produzione di energia, la produzione industriale e, in generale, lo stile di vita delle persone».

CHI POTREBBE GUIDARE IL NUOVO “SUPER-MINISTERO”

Resta il “giallo” sul perché solo negli ultimi giorni il M5s abbia così insistito sulla creazione di un super-ministero del genere quando dal 2018 si ritrova al Governo con un proprio Premier: in molti hanno osservato che tale battaglia sul Ministro per la Transizione Ecologica potrebbe essere un punto da “vantare” con la base M5s per poter meglio “digerire” un appoggio al Governo Draghi con Lega e Berlusconi, inviso a parte dei parlamentari e a diversi iscritti pentastellati. E così viene citato direttamente nel quesito sul voto in corso sulla Piattaforma Rousseau: «Sei d’accordo che il MoVimento sostenga un governo tecnico-politico che preveda un super-Ministero della Transizione Ecologica e che difenda i principali risultati raggiunti dal MoVimento, con le altre forze politiche indicate dal presidente incaricato Mario Draghi?».

Al netto di ciò, Beppe Grillo ancora ieri ha spiegato nel dettaglio cosa intende e cosa ha richiesto (pare con assenso di massima del Premier) per entrare nel nuovo Governo Draghi: «Un Super-Ministero per la transizione ecologica fonde le competenze per lo sviluppo economico, l’energia e l’ambiente. Capiamolo, una volta per tutte: è l’economia che rovina l’ambiente, non il contrario. Lo dico da vent’anni negli spettacoli: “Il vero ministero dell’ambiente è quello dell’economia, dell’energia, delle finanze”». Un Super-Ministero lo definiscono i vertici M5s, volto a seguire la transizione ecologica come «coordinazione per trasformare la società – non solo dell’economia. E’ uno strumento fondamentale, come ci sembrarono fondamentali i primi ministeri dell’ambiente negli anni ’70. Qualcuno allora faceva ironie. Ma oggi il ministero dell’ambiente lo hanno tutti gli Stati», conclude Grillo. Osservando i “toto-Ministri” che circolano sul Corriere della Sera in merito al Dicastero ambientalista, sono 4 i nomi principali emersi: Enrico Giovannini (portavoce dell’ASviS, l’Alleanza italiana per lo Sviluppo sostenibile), Federico Testa (presidente di Enea), Francesco Starace (ad di Enel) o Raffaele Mellone (ad del Fondo italiano per l’efficienza energetica).

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