MIO FRATELLO RINCORRE I DINOSAURI STORIA VERA/ Il mondo unico di Jack e Gio Mazzariol

- Emanuele Ambrosio

Storia vera “Mio fratello rincorre i dinosauri” ispirata a Giacomo Mazzariol e al fratello con la sindrome di down Giovanni, del quale racconta la vita nell’omonimo libro

Giacomo Mazzariol e fratello down Giovanni

La storia vera di Jack Gio, protagonisti del film “Mio fratello rincorre i dinosauri”, è quella dei fratelli Giacomo Giovanni Mazzariol. Il minore ha la sindrome di down ed inizialmente l’altro non riusciva ad accettare la sua disabilità, ma col tempo ha compreso quanto sia speciale. “Dentro a ogni persona c’è un mondo unico. Non guardate gli altri solo attraverso i vostri occhi. Siate autentici, siate spontanei. Rendetelo semplice, rendetelo vero”, questa una delle citazioni dal libro da cui è tratta la pellicola, che è stato scritto proprio dal primogenito.

Nel 2015 i due sono diventati famosi perché Giacomo, in occasione della Giornata Mondiale della Sindrome di Down, pubblicò su YouTube un video insieme al fratello Giovanni. Il breve filmato metteva in scena un colloquio di lavoro, in cui il ragazzino esprimeva tutti i suoi pensieri, ricchi di allegria e fantasia. Le visualizzazioni furono innumerevoli, tanto che iniziarono a chiamarli la televisione, i giornali e la casa editrice con cui successivamente avrebbero pubblicato il libro. Un vero e proprio successo, fino alla realizzazione del film, che va in onda mercoledì 27 ottobre su Rai 1. (Agg. di Chiara Ferrara)

Storia vera “Mio fratello rincorre i dinosauri”, Giacomo Mazzariol racconta la vita del fratello con la sindrome di Giovanni

Il film “Mio fratello rincorre i dinosauri” è ispirato all’omonimo libro in cui il giovanissimo autore Giacomo Mazzariol  ha raccontato storia vera della disabilità del fratello Giovanni. “Mio fratello rincorre i dinosauri” è un libro intenso e che tutti dovrebbero leggere perchè racconta il difficilissimo passaggio tra la vergogna e la sorpresa di Giacomo Mazzariol. Per diversi anni Giacomo non ha apprezzato la disabilità del fratello Giacomo come ha raccontato nel romanzo dove scrive: “ma niente, più cercavo di insegnargli, più gli imponevo la mia visione, più lui sbagliava. Era come insegnare a un diplodoco a ballare in punta di piedi. E l’unica cosa che pensavo era che io avevo ragione e lui no”. La disabilità di Giovanni all’inizio è vissuta con grande difficoltà da parte di Giacomo che nasconde la sua esistenza. Il fratello non c’è, non esiste nonostante gli insegnamenti della madre Katia che gli dice: “amare un fratello non vuol dire scegliere qualcuno da amare” e la sorella maggiore Chiara che lo invita a riflettere su come funziona davvero la vita: “Non è detto che le storie debbano sempre finire come sono state scritte”.

In realtà Giovanni è un dono e Giacomo se ne rende conto molto presto scrivendo un libro davvero intenso e bellissimo in cui riflette sulla vita. Tante sono state le difficoltà come ha raccontato lo stesso Giacomo: “ci ho messo un sacco di tempo a entrare nel mondo di Giò ma ora che ci sono dentro è fighissimo” che si è reso ben presto conto come i ragazzi down siano speciale. “Per me sono una specie più evoluta. Sopravvivono meglio nel nostro ambiente. Non si lasciano rovinare la vita dalle cose che la rovinano a noi” – ha detto l’autore del libro parlando del fratello che è diventato una celebrità.

Giacomo Mazzariol: “mio fratello con la sindrome di down Giovanni? Per anni non ho detto di lui”

“Lo riconoscevano per strada, per un po’ è andato a scuola con gli occhiali da sole, per fare il divo. Ma è tornato ai suoi dinosauri. Gio è più felice di mangiare un gelato con me che di una recensione su Repubblica” ha detto Giacomo Mazzariol sul fratello con la sindrome down Giovanni che non nasconde di aver vissuto con difficoltà la natura del fratello. “Prova a trovare uno che pensi davvero che vivere con un disabile è una passeggiata. Oh, io a Gio ho sempre voluto bene. Ma fuori di casa me ne vergognavo. Per anni non ho detto di lui a nessuno” – ha sottolineato il ragazzo spiegando come mai non abbia parlato di lui per diversi anni.

“Un ragazzo di quindici anni non è sicuro neppure di sé” – precisa Giacomo – “pensavo di essere giudicato male perché avevo un fratello così. I ragazzi sono spietati, riducono tutto a una dimensione, io ad esempio pensavo che se uno ascolta Rihanna non poteva essere mio amico. Proiettavo sugli altri le mie paure. Mi dicevo, è toccato a me un fratello che parla male, rompe le cose, e cavolo mi vergognavo, ma non vedevo via d’uscita”. Tutto cambia un giorno in un pacchetto quando Giovanni viene preso di mira da alcuni ragazzi: “mi chiedeva aiuto con lo sguardo e io niente, congelato su quella panchina, non l’ho difeso, ero lì ma era come se fossi scappato lontano. Mi sono odiato”. Poi il cambiamento: “sono cambiato perché c’erano gli altri” ed oggi Giacomo parla di disabilità così: “a me non piace chi dice “siamo tutti disabili”. Bisogna accettare la verità, che un disabile in famiglia è un peso. Ma se pensi che il tempo passato con lui sia il tempo del dovere, è un amore che sa di sacrificio”.

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