Missile per uccidere Matteo Salvini?/ Gip archivia: “Bizzarro complemento d’arredo”

- Alessandro Nidi

Il missile “per uccidere Matteo Salvini”, sequestrato nel 2019, è stato periziato e giudicato, di fatto, innocuo, poiché disattivato in altro Paese

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(foto tratta dalla pagina Facebook di Matteo Salvini)

Il missile “Matra” che avrebbe dovuto o potuto uccidere Matteo Salvini nel 2019, quando era ministro dell’Interno, forse non era nient’altro che “un bizzarro complemento d’arredo”: è la conclusione a cui è giunto il giudice per le indagini preliminari di Milano, Roberto Crepaldi, nell’ambito dell’archiviazione dell’indagine su gruppi connessi all’estrema Destra e avviata dalla Procura di Torino. Lo rivela il “Corriere della Sera”, che spiega come l’inchiesta avesse condotto a tre arresti e a sequestri di armi da guerra e loro componenti.

Occorre però procedere a ritroso nel tempo e tornare all’estate di due anni fa, quando Salvini rivelò di avere ricevuto la segnalazione di un ex agente del Kgb circa un attentato ai suoi danni da parte di nazionalisti ucraini: “Era una delle tante minacce di morte che mi arrivano ogni giorno – affermò –. I servizi segreti parlavano di un gruppo ucraino che attentava alla mia vita. Sono contento sia servito a scoprire l’arsenale di qualche demente. Penso di non aver mai fatto niente di male agli ucraini, ma abbiamo inoltrato la segnalazione e non era un mitomane. Non conosco filonazisti. E sono contento quando beccano filo-nazisti, filo-comunisti o filo chiunque”.

MATTEO SALVINI E IL MISSILE “DISATTIVATO”

Successivamente, l’inchiesta, avviata a Torino e poi passata a Pavia e infine a Milano, condusse all’arresto di Fabio Del Bergiolo, ex ispettore delle Dogane ed ex candidato in Senato per Forza Nuova, che, spiega il “Corriere della Sera”, “voleva vendere il missile per 470mila euro”. Insieme a lui, finirono in manette i due proprietari dell’hangar in cui il missile era stato ritrovato, che si definivano “custodi del Matra per un collezionista”.

Nel documento con cui il gip accoglie la richiesta d’archiviazione della pm Isabella Samek Lodovici, a seguito di perizia sulle armi, si dice a chiare lettere che “non vi è dubbio che il missile, pur originariamente classificabile come arma da guerra, sia stato sottoposto a procedure di disattivazione in altro Paese” e “ha perso tutto l’enorme potenziale bellico ed è divenuto del tutto inidoneo a recare offesa alla persona, nonché insuscettibile di ripristino. Esso è divenuto oramai un mero simulacro vuoto e, contrariamente a quanto millantato da alcuni degli indagati, assume un valore solo quale (forse bizzarro) complemento d’arredo”.



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