Mohsen Makhmalbaf/ “Non torno in Iran da 14 anni, il cinema fa paura ai regimi”

- Carmine Massimo Balsamo

Tra i più importanti registi iraniani, Mohsen Makhmalbaf ha ricordato i momenti più duri del suo passato: “Non dimentico le torture…”

Mohsen Makhmalbaf
(TFF39)

Mohsen Makhmalbaf protagonista al Torino Film Festival 38 con una bellissima masterclass online destinata alle nuove generazioni di filmmaker e attivisti. Lui, tra i più grandi registi iraniani di sempre, che all’età di 15 anni si unì alla milizia rivoluzionaria contro il regime dello Scià, finendo arrestato all’età di 17 anni per un assalto a una stazione di polizia. «Venivo da una famiglia povera. Ero circondato da bambini che facevano la fame, eravamo tutti privati dei diritti civili. Le donne venivano trattate come oggetti, mia nonna fu costretta a sposarsi a 9 anni, mia mamma e mia zia a 12. Non era quello il paese in cui volevo vivere», ha spiegato Mohsen Makhmalbaf ai microfoni de La Stampa.

Mohsen Makhmalbaf: “Il cinema fa paura ai regimi”

Il periodo della detenzione, durato quattro anni e mezzo, è indimenticabile: «Che ricordi ho? Innanzitutto le torture. I carcerieri mi distrussero letteralmente una gamba e dovettero trasportarmi quattro volte in ospedale per essere operato. Poi il tempo che non passava mai». Mohsen Makhmalbaf è riuscito ad andare avanti grazie ai libri, come rivelato a La Stampa. Il regista iraniano non fa ritorno nel suo Paese da 14 anni, dal ritorno della dittatura.  Mohsen Makhmalbaf ha rivelato di essere stato minacciato di morte a Parigi e di essere stato costretto a trasferirsi a Londra, dove vive tuttora insieme alla sua famiglia. È il cinema a fare paura ai regimi: «Perché è uno specchio che mostra la società, è una luce nell’oscurità in grado di illuminare il vero volto di un paese. Attira l’attenzione degli spettatori stranieri su angoli del mondo dimenticati, come l’Iran»

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