Moige contro Lino Banfi/ “Spot TimVision volgare, ‘porca p*ttena’ di cattivo gusto”

- Chiara Ferrara

Il Moige (Movimento Italiano Genitori) contro Lino Banfi, protagonista del nuovo spot di TimVision con il suo celebre “porca p*ttena”

lino banfi
(Oggi è un altro giorno)

Il Movimento Italiano Genitori (Moige) si è scagliato contro Lino Banfi, protagonista del nuovo spot di Tim Vision. Il noto volto del piccolo schermo, al fine di promuovere l’offerta Calcio e Sport, veste i panni di Oronzo Canà, personaggio della pellicola cult L’allenatore nel Pallone, e sfodera il suo celebre “porca puttena”.

La frase, pronunciata per l’ennesima volta ad una trentina di anni dall’uscita del film, è stata ritenuta “volgare” e “di cattivo gusto”, soprattutto in un contesto di fascia protetta. Lo spot incriminato, infatti, viene trasmesso in orari in cui molto spesso i bambini si ritrovano davanti al televisore. È per questa ragione che il Moige ha deciso di presentare una denuncia all’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria e al Comitato TV Minori sul tema.

Moige contro Lino Banfi: la denuncia per lo spot TimVision

La presentazione della denuncia è stata annunciata dal Moige attraverso una nota, all’interno della quale si sottolineano le ragioni per cui lo spot con protagonista Lino Banfi è ritenuto inadatto per un pubblico di bambini. “In una TV già subissata da contenuti volgari e inadatti ai minori, non si sente davvero bisogno di un ulteriore dose di cattivo gusto e volgarità: e non è possibile derubricare un’esclamazione del genere traformandola in un motto di spirito o in una forma ironica, giocando magari sul personaggio – amatissimo – di Oronzo Canà. Le parole sono importanti, diceva Nanni Moretti, e in questo caso le parole scelte per lo spot di TimVision appaiono chiarissime e assolutamente non fraintendibili”, si legge.

Da qui l’appello, ribadito anche dalla vicepresidente e responsabile Elisabetta Scala, a catturare l’interesse dei telespettatori senza ricorrere ad espedienti che scandalizzino, tenendo a mente che la maggior parte del pubblico è composta da famiglie con bambini. “È una soluzione antiquata e sulla lunga controproducente per le stesse aziende, associate a riferimenti trash nell’immaginario dei clienti, che consigliamo fortemente di non reiterare”.

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