Molnupiravir e AT-527, farmaci anti-Covid/ “Diventerà un raffreddore“: cosa cambierà

- Niccolò Magnani

I due farmaci antivirali Molnupiravir e AT-527 potrebbero tramutare il Covid-19 in un mero raffreddore: gli studi e le sperimentazioni, cosa cambierà

Laboratorio
Laboratorio ricerca anti-Covid (LaPresse, 2021)

Non hanno nomi particolarmente “sexy” eppure potrebbero rivoluzionare nel giro di qualche mese la battaglia al Covid-19: si tratta dei farmaci Molnupiravir e AT-527 che, in fasi di sperimentazione diverse, potrebbero essere la reale alternativa ai vaccini per sconfiggere il maledetto coronavirus Sars-CoV-2. Come spiegano gli ultimi studi presentati su “La Stampa”, i due farmaci definiti “da taschino” (perché portabili sempre con sé in futuro, ndr) presto entreranno anche nell’immaginario comune per via degli eccellenti risultati finora raccolti nelle sperimentazioni: sono entrambi farmaci anti virali con fase di sperimentazione avanzata e che potrebbero essere commercializzati già dal prossimo autunno.

«Sono farmaci in grado di bloccare sul nascere la gravità dei sintomi da Sars Cov-2», racconta a “La Stampa” il virologo responsabile del reparto di Malattie infettive dell’Amedeo di Savoia di Torino, Giovanni Di Perri. Possono essere una sincera alternativa ai vaccini, esattamente come i monoclonali e l’uso del plasma iperimmune, conferma lo scienziato.

COSA CAMBIERÀ CON I NUOVI FARMACI ANTI-COVID

Per il Molnupiravir l’efficacia contro il Covid al momento varrebbe per i pazienti non ancora ospedalizzati: noto anche come EIDD-2801 / MK-4482, il farmaco è della multinazionale Merck e si trova in Fase 2 di sperimentazione ma pronta al salto ultimo sulla Fase 3. «Si tratta di un farmaco disponibile per via orale», spiega l’ad di Merck Roy Baynes. Il farmaco anti-Covid viene somministrato due volte al giorno per 5 giorni in pazienti ambulatoriali e anche in ricoverati Covid, con buoni risultati per i primi e più scarsi con i secondi: «è però improbabile che Molnupiravir dimostri un beneficio clinico nei pazienti ospedalizzati, che generalmente avevano una durata più lunga dei sintomi prima dell’ingresso nello studio», conclude l’ad della multinazionale.

Il secondo farmaco invece, ancora senza un nome, si è sviluppato durante trattamento dell’epatite C da Roche e Atea Pharmaceuticals e si trova al momento in fase di studio clinico 2: nel recente forum dedicato dal Professor Di Perri, il virologo ha sottolineato come la ricerca di questi farmaci va avanti a passi spediti «Sono farmaci da taschino, possiamo portarli con noi in ogni momento». Anti-virali che funzionano con pazienti non ospedalizzati non significa però – per forza – che si debbano prendere in anticipo, come spiega ancora Di Perri a “La Stampa”: «Sì, all’insorgenza dei primi sintomi, la loro capacità potrebbe essere quella di attenuarli rendendoli innocui come un raffreddore».

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