MONI OVADIA/ “Sicilia e Grecia nel cuore, sono italiano ma mi ritengo un vagabondo”

- Emanuele Ambrosio

Moni Ovadia a “C’è Tempo Per” su Rai Uno: “Il viaggio è una cosa che mi ha accompagna, per me è un privilegio, i dialetti italiani sono unici”

Moni Ovadia

“Il sapere di essere venuto da altrove è sempre stato per me un privilegio – esordisce Moni Ovadia negli studi di “C’è tempo per” – la mia famiglia ha una storia molto particolare. Credo che il nostro ceppo derivi dalla Repubblica Veneziana. E’ una sensazione – ha proseguito – che mi ha sempre tenuto compagnia quella del lungo viaggio, sono nato cittadino italiano, anche se sono arrivato qui come profugo, mi considero un vagabondo, mi sento un vagabondo”. E ancora: “L’Italia ha una ricchezza di dialetti che non ha pari al mondo e non abbiamo consapevolezza di questa vastità”. In studio chiedono quindi a Moni se si rivede mai dopo gli spettacoli: “Non mi riguardo mai, mi fa uno strano effetto, cerco di prendere le distanze, non riguardo mai spettacoli ne’ interviste non ho quest’abitudine”. Sui suoi viaggi: “Sono un viaggiatore non turista, mi sposto sempre per una ragione interiore mia, lo faccio per conoscere, non per andare, amo stare con le persone del posto, amo condividere con loro, farmi spiegare da loro”. Fra le nazioni che più ha nel cuore vi è la Grecia: “L’ho vista quasi tutta, e per viaggiare ho imparato la lingua.Ho nel cuore anche la Sicilia. sono goloso di dolci, non so se hai presente farsi un viaggio solo di dolci in Sicilia”. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

MONI OVADIA: “MIO PADRE VOLEVA CHE DIVENTASSI MEDICO O BANCHIERE”

Moni Ovadia ospite della nuova puntata di “C’è tempo per“, lo spin-off di Unomattina Estate condotto da Beppe Convertini e Anna Falchi su Rai1. Nella puntata di oggi, mercoledì 5 agosto 2020, ospite l’attore, cantante, musicista e scrittore pronto a raccontare della sua vita artistica. Nato in Bulgaria, si trasferisce piccolissimo con la famiglia a Milano che diventa la sua città. Nella capitale lombarda consegue la laurea in Scienze Politiche presso l’Università Statale di Milano, ma contemporaneamente alla carriera di studi si dedica anche al mondo dell’arte seguendo i consigli di Roberto Leydi, con cui debutta come cantante e musicista nel Gruppo dell’Almanacco Popolare. Una lunga carriera quella di Ovadia che, intervistato da Varesenews (data 23 febbraio 2020) ha rivelato: “mio padre voleva fortemente che diventassi medico o banchiere. Ovviamente non lo ascoltai. Vorrei passare due minuti con lui e spiegargli che sono stato felicissimo facendo tutt’altro, senza inseguire il denaro”. Ovadia è un ebreo agnostico e zingaro e alcuni mesi fa, prima della pandemia, è stata sul palcoscenico del Teatro delle Arti con il monologo Laudato si, enciclica di Papa Francesco che descrive come “l’unica autorità nel mondo con una statura morale adeguata”. In occasione del monologo portato in scena nel Teatro delle Arti di Gallarate, l’artista ha parlato anche della comunità dei sinti presenti in città dichiarando: “l’atteggiamento nei confronti dei sinti è stato dettato da pura cattiveria. Credo si possa parlare di pulizia etnica. Sono cittadini italiani, vivevano in un’area di periferia: perché accanirsi? perché una bella città come Gallarate deve vivere questa situazione? Liliana Segre ci ha dato una grande lezione: “La cosa peggiore che possa capitare a un essere umano non è essere vittima, ma essere carnefice””.

Moni Ovadia scrittore: “Quello che mi fa paura è la maggioranza silenziosa”

Non solo cantante, attore e musicista, ma Moni Ovadia è anche scrittore con diversi libri pubblicati. La sua vita è stata segnata anche dal fascismo e dalla persecuzioni degli ebrei; i genitori, infatti, erano ebrei bulgari, ma sono riusciti a scampare alla furia nazista. Un periodo storico terribile che non bisognerebbe mai dimenticare. “La persecuzione degli ebrei, per fare un esempio, viene spesso minimizzata come un fatterello secondario, dovuto all’assoggettamento a Hitler. Ma i bulgari si opposero strenuamente e difesero i loro cittadini ebrei: li hanno salvati tutti, tra cui i miei genitori e mio fratello maggiore. Così come i danesi. E la Danimarca e la Bulgaria erano occupati, l’Italia no” – ha raccontato Moni a Varesenews (data 23 febbraio 2020). Non solo, lo scrittore se da un lato non è preoccupato dalla possibile rinascita di nazionalismi contro le minoranze ha precisato: “quello che mi fa paura, tuttavia, è la maggioranza silenziosa. Che sottovaluta. E non ci sono abbastanza prese di posizione decise”. Parlando però del dominio fascista, l’artista non ha alcun dubbio: “il fascismo esiste ancora nella società, in dimensioni ridotte, perché c’è sempre bisogno di un nemico. Ma per il fascismo c’è un solo giudizio: fu un crimine. Mussolini fu il più grande nemico degli italiani: non partecipò alla Marcia su Roma perché era pronto a scappare in Svizzera” e sulle foibe ha sottolineato – “bisogna raccontare tutta la verità. I fascisti si macchiarono di crimini atroci anche prima dello scoppio della guerra”.

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