Monica Vitti: Vitti D’arte, Vitti D’amore, Rai 3/ La vita e l’amore con Roberto

- Elisa Porcelluzzi

Vitti d’arte, Vitti d’amore, su Rai 3: in occasione dei 90 anni di Monica Vitti va in onda film documentario diretto da Fabrizio Corallo. La vita e la carriere della grande attrice.

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Monica Vitti (LaPresse)

Vitti d’arte, Vitti d’amore, diretta docufiction Rai su Monica Vitti: commento live

Con “Francesca è mia” Monica diventa autrice per la prima volta. Partecipa infatti sia al soggetto che alla sceneggiatura del film diretto da Roberto Russo nel 1986, con protagonisti Monica Vitti e Corrado Pani. È la storia di un amore malato: un’antiquaria di mezza età incontra un ragazzo gravemente ferito e lo assiste, nasce una breve relazione che termine con un triste epilogo, poiché il giovane rifiutato uccide la donna. Una trama che può sembrare beffarda se si considera che invece l’incontro con Roberto cambia la sua vita: i due si innamorano e iniziano una relazione che dura da 47 anni.

Credo che volesse vivere la sua vita con qualcuno del suo ambiente. E questa è una forma di scontro ma anche di protezione.”, dice a tal proposito Carlo Verdone. “Non posso pensare a un uomo che vedo solo a tavola o solo la sera quando si va a dormire, io devo poterci parlare tutto il giorno”, confermano le parole della stessa Monica. C’è Roberto nei ricordi che seguono, sia in quelli belli che in quelli drammatici, come il racconto della casa che va a fuoco, rovinando il baule con le targhe e trofei. C’è Roberto oggi a prendersi cura di lei. C’è Roberto in un’immagine bellissima che Michele Placido ci regala sul finale: Monica e Roberto vanno a fare footing, con lui che la porta per mano e lei che cammina dietro. “Io non lo so se è vera, questa cosa, ma a me è parsa di averla vista”, conclude Placido chiudendo con poesia questo emozionante viaggio nella storia di Monica Vitti donna e artista. (Agg. di Tonia Peluso)

Il femminismo gentile e la capacità di fare a botte con gli uomini

L’incontro con Antonioni depotenzia in parte la sua carica di simpatia per farne un mistero. Monica Vitti diventa l’icona di un malizioso candore in un’epoca in cui la donna era rappresentata solo come una moglie fedele. “La grandezza della Vitti è riunire simpatia e femminilità, ruoli che fino a prima rimanevano separati” afferma Eleonora Marangoni.

È una figura nuova, fuori dal coro, ma non in totale rottura con le donne dell’epoca, che interpreta con i loro limiti e la loro forza, dandogli una dignità senza mai risultare ipocrita. Alcuni suoi ruoli potrebbero oggi essere oggetto di critica, come rappresentazione di un mondo patriarcale che è stato rigettato. Invece la sua maschera continua a trasmettere un senso di indipendenza. “Con Monica Vitti ha inizio un femminismo nel cinema. Però non un femminismo battagliero, un femminismo gentile che però si imponeva attraverso il talento” sostiene Carlo Verdone. Un talento fatto di femminilità ma anche capacità di fare a botte con gli uomini, citando le parole di Sandro Veronesi. “Ha invaso il campo uomini” tuonano sullo schermo le parole di Alberto Sordi. (Agg. di Tonia Peluso)

Il racconto di Monica Vitti tra simpatia e malizioso candore

Si susseguono sullo schermo immagini che raccontano la carriera meravigliosa di Monica Vitti, a partire dal suo esordio. Reperti cinematografici, racconti e stralci di interviste della stessa Vitti raccontano di una giovane ragazza diventata icona del cinema italiana grazie al suo talento, a una comicità innata e a un malizioso candore che fanno da cornice a una bellezza mozzafiato. La Vitti, al secolo Maria Luisa Ceciarelli, racconta in un’intervista la genesi del suo nome d’arte. Agli inizi della sua carriera, dopo essersi diplomata all’Accademia nazionale d’arte drammatica, allora diretta dal suo maestro Silvio D’Amico, decide di scegliere un nome tedesco e parte del cognome di sua madre, Adele Vittiglia.

Dopo qualche ruolo minore in pellicole comiche, il regista Michelangelo Antonioni la nota e se ne innamora. La Vitti diventa la sua musa e la protagonista di diversi capolavori. L’incontro con Antonioni rappresenta una svolta nella carriera di Monica Vitti. (Agg. di Tonia Peluso)

“È nel cuore di tutti, è nel cuore di tutti”, Carlo Verdone racconta Monica Vitti

zia con emozione il film documentario “Vitti d’arte, Vitti d’amore”, con cui Fabrizio Corallo ha voluto ripercorrere la vita e la carriera di Monica Vitti, dando spazio ai racconti e all’affetto di chi l’ha conosciuta e amata. “Perché devo avere sempre bisogno degli altri? Io devo essere cretina. È per questo che non me la so cavare. Sai cosa vorrei? Tutte le persone che mi hanno voluto bene, averle qui attorno a me come un muro.” irrompe così sullo schermo la Vitti, attraverso le immagini di un suo celebre monologo tratto da Deserto rosso, diretto nel 1964 da Michelangelo Antonioni.

Poco dopo si susseguono le parole emozionate delle persone che le hanno voluto bene, o almeno alcune di esse: Paola Cortellesi, Michele Placido, Enrico Vanzina, Citto Maselli, Barbara Alberti, Laura Delli Colli, Enrico Lucherini, Christian De Sica, Carlo Verdone, Pilar Fogliati, Sandro Veronesi, Giancarlo Giannini raccontano Monica Vitti con affetto e stima. “È nel cuore di tutti, è nel cuore di tutti” dice Carlo Verdone, sintetizzando bene la stima che li accomuna tutti.

I 90 anni di Monica Vitti: vita e carriera dell’attrice

Questa sera, venerdì 5 novembre, alle 21.20 su Rai 3 va in onda il film documentario “Vitti d’arte, Vitti d’amore, in occasione dei 90 anni di Monica Vitti (compiuti lo scorso 3 novembre). Il docufilm ripercorre la vita e la folgorante carriera della celebre attrice attraverso le voci di chi l’ha conosciuta, amata e scelta come musa ispiratrice. Il regista Fabrizio Corallo ha voluto mettere in risalto una delle caratteristica più peculiari del talento di Monica nella “estrema varietà dei ruoli e dei personaggi interpretati restando sempre e comunque se stessa sia nei ruoli drammatici che in quelli brillanti, l’attenzione assoluta a ogni aspetto della lavorazione di un film per cui la si può definire a buon diritto una coautrice”. Si parte dagli esordi teatrali, passando per i primi film drammatici fino alla consacrazione nella commedia all’italiana al fianco di Alberto Sordi, Ugo Tognazzi, Vittorio Gassman e Nino Manfredi.

Monica Vitti: musa di grandi registi italiani

Spazio alla relazione con Michelangelo Antonioni, di cui la stessa attrice, in un’intervista alla tv francese ripresa nel doc Muse e dei, si definiva “una creazione”. Quattro film, L’avventura, La notte, L’eclisse e Deserto rosso e dieci anni di passione e cinema. “Voglio che un attore cerchi di darmi quello che chiedo nel modo migliore e più preciso possibile… Monica è sicuramente la prima attrice che mi viene in mente. Non riesco a pensare a un’altra brava come Vanessa Redgrave, forte come Liz Taylor, vera come Sophia Loren o moderna come Monica. Monica è incredibilmente mobile. Poche attrici hanno queste caratteristiche di mobilità. Ha un suo personale e originale modo di agire”, disse il regista nel 1967 in una lunga intervista a Playboy.

Dopo Antonioni, la svolta per Monica Vitti è attraverso l’incontro con Mario Monicelli e poi Ettore Scola. Nel documentario si alternano le voci di chi l’ha conosciuta e ha lavorato con lei: da Paola Cortellesi a Michele Placido, Enrico Vanzina, Citto Maselli, Barbara Alberti, Laura Delli Colli, Enrico Lucherini, Christian De Sica, Carlo Verdone, Pilar Fogliati, Sandro Veronesi, Giancarlo Giannini.





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