INDICE RT E MONITORAGGIO, CONFERENZA STAMPA ISS/ Brusaferro: “Segnali positivi ma…”

- Niccolò Magnani

Tanti i segnali positivi in Italia negli ultimi giorni per quanto riguarda la pandemia di coronavirus, ma “Indice Rt sopra 1 porta ancora ad aumento casi”

Conferenza stampa Iss
Conferenza stampa Iss-Covid: Gianni Rezza, Silvio Brusaferro e Franco Locatelli (LaPresse, 2020)

E’ in corso la conferenza stampa dell’Iss con il Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Silvio Brusaferro, il Presidente del Consiglio Superiore di Sanità, Franco Locatelli e il Direttore Generale della Prevenzione del Ministero della Salute, Gianni Rezza, sull’analisi dei dati del Monitoraggio Regionale della Cabina di Regia. Confermati i segnali positivi degli ultimi giorni, a cominciare dal calo dell’indice Rt, arrivando alla minor pressione sugli ospedali: “Decrescita in tutta Europa e anche in Italia – le parole di Brusaferro in apertura di conferenza stampa – nel nostro Paese la curva sta decrescendo sia per i casi sintomatici che per i positivi. Ma la situazione è un po’ a metà – ha aggiunto – ci sono delle Regioni dove negli ultimi 15 giorni c’è una decrescita, e alcune che invece mostrano una crescita. Abbiamo ancora un’incidenza piuttosto elevata, 321 casi per 100mila nei 7 giorni”. Sulle terapie intensive e sui ricoveri: “Quasi tutte le regioni hanno messo in campo delle risorse tali per cui oggi possiamo vedere una decrescita della probabilità di completa saturazione delle terapie intensive. E’ un segnale molto positivo, riguarda la capacità di risposta del nostro Paese. La curva ricoveri comincia ad andare verso l’appiattimento – ha proseguito – è un dato importante, abbiamo sempre detto che il primo segnale di inversione è l’Rt, poi i casi sintomatici, il terzo segnale è l’occupazione dei posti letto e purtroppo l’ultimo è quello dei decessi, ancora molto elevato. Anche rispetto ai segnali di saturazione la curva si sta appiattendo”. Sta salendo leggermente l’età media dei casi: “L’età mediana è in leggera crescita, questa settimana intorno ai 48 anni. Questo segnala che persone più anziane contraggono l’infezione, ed è un fenomeno che dobbiamo contrastare il più possibile”. Brusaferro si è espresso anche sulla divisione in zone dell’Italia: “Questo impianto che il nostro Paese sta adottando con il contributo delle regioni, dello Stato, di tutti gli organi che rappresentiamo, il commissario straordinario, il Cts, sta mostrando che è in grado di modellare la curva e rispondere con flessibilità da parte del servizio sanitario nazionale, e questo è figlio di un investimento, di una programmazione, di un impegno enorme”. Infine sull’Indice Rt a 1.08, ancora sopra 1: “Un Rt ancora poco sopra a 1 porta ad un aumento di casi”. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

INDICE RT 1.08, MONITORAGGIO ISS 27 NOVEMBRE/ 10 REGIONI SOTTO L’1, 11 “A RISCHIO”

Continua a calare l’indice Rt in Italia. Relativamente alla settimana 16-22 novembre, il dato è sceso a 1.08 contro l’1.18 della settimana precedente, quindi, esattamente uno 0.1 in meno. Inoltre, vi sono già ben 10 regioni in cui l’indice Rt è inferiore a 1. Questo si legge nella bozza del report di monitoraggio ministero della Salute-Iss diffusa ieri: «17 Regioni al giorno 24 novembre – si legge, come riferisce l’edizione online de Il Corriere della Sera – avevano superato almeno una soglia critica in area medica o terapia intensiva. Nel caso si mantenga l’attuale trasmissibilità, quasi tutte le Regioni o Province autonome hanno una probabilità maggiore del 50% di superare almeno una di queste soglie entro il prossimo mese». Le 10 regioni con indice Rt sotto l’1 sono la Calabria a 0.92 (ma il dato non è ritenuto affidabile riporta sempre il quotidiano di via Solferino), quindi Lazio, Liguria, Marche, Piemonte, provincia autonoma di Trento, Puglia, Sardegna, Umbria e infine Valle d’Aosta. Con indice Rt superiore o uguale a 1 troviamo invece Abruzzo, Basilicata, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Molise, provincia autonoma Bolzano, Sicilia, Toscana e infine Veneto. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

INDICE RT 1,08 MONITORAGGIO ISS 27 NOVEMBRE, REGIONI DA ZONA GIALLA: “COVID RALLENTA”

Tutte le Regioni e le province autonome italiane potrebbero essere in fase gialla secondo i dati emersi dal monitoraggio tra il 16 e il 22 novembre. La conferma arriva dalla Cabina di regia, in base alla quale 13 regioni si trovano nello scenario 1 mentre altre 8 in quello 2. Quindi, l’indice Rt è abbastanza basso per richiedere lo spostamento di fascia. C’è solo un caso in cui i dati sono considerati “non valutabili” ed è quello della Calabria. «La velocità di trasmissione dell’epidemia in Italia sta rallentando», affermano gli esperti della cabina di regia, secondo quanto riportatod a Repubblica. Il ministro della Salute Roberto Speranza, in attesa del via libera del Cts, prepara le ordinanze per spostare di zona quelle Regioni che hanno visto un inasprimento delle restrizioni. L’indice Rt nazionale è sceso da 1,03, mentre è 1,08 quello calcolato su due settimane. L’altro fattore che si osserva è il rischio, che emerge dalla sintesi dei 21 parametri: in 10 Regioni è alto, in altre è moderato, anche se per alcune in peggioramento. (agg. di Silvana Palazzo)

INDICE RT REGIONI E PROVINCE AUTONOME
Abruzzo 1,06, Basilicata 1,21, Calabria 0,92, Campania 1, Emilia-Romagna 1,07, Friuli 1,09, Lazio 0,88, Liguria 0,76, Lombardia 1,17, Marche 0,93, Molise 1,17, Piemonte 0,89, Provincia di Bolzano 1, Provincia Trento 0,81, Puglia 0,99, Sardegna 0,71, Sicilia 1,04, Toscana 1,2, Umbria 0,74, Val d’Aosta 0,99.

OCCUPAZIONE POSTI LETTO TERAPIA INTENSIVA E REPARTI COVID
Abruzzo 39% e 50%, Basilicata 21 e 36%, Calabria 28 e 50%, Campania 34 e 43%, Emilia 34 e 49%, Friuli 31 e 44%, Lazio 37 e 52%, Liguria 53 e 63%, Lombardia 64 e 53%, Marche 46 e 47%, Piemonte 64 e 88%, Provincia Bolzano 52 e 100%, Provincia Trento 47 e 72%, Puglia 45 e 45%, Sardegna 40 e 34%, Sicilia 29 e 38%, Toscana 48 e 35%, Umbria 55 e 51%, Val d’Aosta 38 e 68%, Veneto 30 e 39%.

INDICE RT E MONITORAGGIO ISS 27 NOVEMBRE

«La curva dei contagi si sta raffreddando e congelando», spiegava solo ieri il Commissario all’Emergenza Covid-19 Domenico Arcuri e oggi la conferma arriverà dal nuovo monitoraggio Iss diffuso come sempre nel primo pomeriggio per poter consentire poi alla Cabina di Regia Governo-Cts-Regioni di effettuare tutte le valutazione del caso per aumentare/diminuire/cambiare le aree di rischio del Paese. Come ha spiegato pochi giorni fa il Ministro della Salute Roberto Speranza nell’intervista al Tg5, l’Italia si avvicina ad avere un indice Rt uguale se non al di sotto di quota 1 e con questo «potremo valutare di aprire una fase diversa nel Paese, ma ci vuole prudenza». Quella fase potrebbe effettivamente aprirsi dal 3-4 dicembre prossimo, quando ovvero il nuovo Dpcm “Natale” verrà varato dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte: in questi giorni si infittiscono i vertici e i confronti tra Governo e Regioni, ma sarà sul monitoraggio dell’Istituto Superiore di Sanità di questo pomeriggio che probabilmente si baserà la struttura del prossimo decreto anti-Covid valido per tutte le festività natalizie.

MONITORAGGIO ISS: STOP ALLE ZONE ROSSE DAL 4/12?

Tenendo conto che i vaccini arriveranno, se tutto va bene, da fine gennaio-inizio febbraio per “sole” 1,7 milioni di persone, non è ancora il momento del “libera tutti”, hanno ribadito ancora ieri dalla maggioranza con il Ministro degli Affari Regionali Francesco Boccia: quello che è certo è che intanto il monitoraggio Iss di oggi provvederà a fare uscire alcune Regioni dalla “zona rossa”, mentre altre invece rischiano il lockdown più serrato per dei dati ancora non migliorati. In primis, Lombardia e Piemonte già oggi avrebbero dati che li porterebbero naturalmente in zona arancione, se non gialla: nelle ultime ore lo scontro con il Governo – che insiste per effettuare i cambi di fascia solo dal 3 dicembre in poi – ha portato il Presidente Fontana a invocare un cambio di strategia dell’esecutivo, provando ovvero ad allentare qualche misura vista la curva raffreddata nelle ultime settimane. L’area più “aperturista” del Governo spinge per un’Italia in zona gialla dal prossimo Dpcm di Natale, ma le resistenze di Cts e ministri più “rigoristi” sta creando un certo qual impasse in vista delle prossime decisioni da prendere. Quello che è certo invece è che Sicilia, Puglia e Basilicata ad oggi rischiano di finire in zona rossa per mancanza di miglioramenti significativi nei 21 parametri decisi dal Comitato Tecnico Scientifico e anche per la forte difficolta di tracciamento locale dei contagi su base regionale.

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