Monsignor Jacques Hindo è morto/ Difese cristiani e siriani anche di fronte all’Isis

- Alessandro Nidi

Monsignor Hindo è morto all’età di 79 anni: trascorse il suo tempo in Siria nel tentativo di contrastare lo spopolamento delle aree cristiane del Paese

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Monsignor Hindo (foto: YouTube)

Monsignor Jacques Behnan Hindo è morto domenica 6 giugno 2021 in Francia all’età di settantanove anni, dopo avere combattuto a lungo contro una malattia che negli ultimi tempi lo aveva costretto al trasferimento a Parigi per ricevere le adeguate cure mediche. Il presule avrebbe festeggiato il suo ottantesimo compleanno il prossimo 8 agosto, ma le condizioni dell’emerito dell’arcieparchia siro-cattolica di Hassakè-Nisib, nella porzione nordorientale del Paese siriano, si sono aggravate sino a determinarne il decesso.

I colleghi di AsiaNews hanno raccolto il ricordo di Amer Kassar, un sacerdote anch’egli siro-cattolico della Madonna di Fatima a Damasco, che ha descritto monsignor Hindo come un uomo di Dio nel tempo difficile della Guerra, capace di restare accanto al suo popolo anche nei frangenti più delicati e critici, ribadendo a tutti i cristiani, sacerdoti compresi, quanto sia fondamentale non fuggire dinnanzi alle difficoltà e restare uniti con il proprio popolo.

MONSIGNOR HINDO È MORTO: “NON SCAPPÒ NEPPURE DAVANTI ALL’ISIS”

La morte di monsignor Hindo ha rappresentato una notizia terribile per tutto l’universo cristiano. L’uomo era stato ordinato sacerdote nel 1969, divenendo poi, 27 anni più tardi, arcivescovo di Hassaké-Sisibi, salvo dimettersi per ragioni connesse a salute ed età nel 2019. È ancora AsiaNews a ricordare come il religioso abbia mantenuto sempre alto e tonante il proprio grido in difesa dei cristiani e degli abitanti della Siria, impegnandosi senza riserva alcuna nel contrasto alla chiusura di diverse scuole cristiane nella regione curda non riconosciuta ufficialmente da Damasco. Padre Amer Kassar, ai microfoni della testata giornalistica, ha rammentato che “monsignor Hindo ha giocato un ruolo di mediatore fra arabi e curdi, fra musulmani e cristiani, restando sempre ad Hassaké e non abbandonandola nemmeno quando l’Isis era alle porte”. Nel corso della sua esperienza in Siria, il prelato ha sempre provato a favorire il dialogo e l’incontro, spendendosi per la Caritas e per l’educazione e promuovendo iniziative tese allo sviluppo dell’area e ad evitare di assistere al fenomeno negativo dello spopolamento di tutti i territori caratterizzati da insediamenti cristiani.



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