MONTAGNA/ Neve, app, sostenibilità e cucina: la Valle d’Aosta cala il poker

- Alberto Beggiolini

Il turismo in Valle d’Aosta punta non solo sulla montagna e sulla neve, ma anche sull’innovazione e l’attenzione all’ambiente

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Freeride sul ghiacciaio del Toula a Courmayeur (foto Archivio Regione Autonoma Valle d'Aosta)

Si pensa ad Aosta e si ricordano subito piazza Chanoux, la stupenda piazza centrale; il Caffè Nazionale, sotto il porticato del Municipio; i resti romani, come l’arco di Augusto, la porta Praetoria, il teatro antico, o ancora il portico Forense. Tutti esperti de la Vallée?

Qualcuno sicuramente sì, ma per il grande pubblico televisivo si tratta piuttosto dell’effetto-Schiavone, l’ormai celebre vicequestore fuori schema nato dalla penna di Antonio Manzini, romano di nascita e valdostano di cuore, a tal punto che la Regione alpina l’anno scorso lo ha insignito dell’onorificenza “Ami de la Vallée d’Aoste”.

Nei seguitissimi sceneggiati Rai tratti dai romanzi di Manzini le scenografie sono proprio quelle naturali, bellissime vestigia storiche, a volte impressionanti, della regione più piccola d’Italia, appena 3.260 chilometri quadrati. Regione piccola, sì, ma vette gigantesche: il Bianco (4810 metri, il più alto delle Alpi), il Rosa (4634), il Cervino (4478), il Gran Paradiso (4061).

È tra queste meraviglie che si snoda il paradiso per gli sport invernali, strutturato in due grandi comprensori sciistici internazionali (il Breuil-Cervinia tra Italia e Svizzera, e La Thuile, tra Italia e Francia), e il Monterosa Sky (tra le valli di Gressoney, Ayas e la piemontese Valsesia), oltre alle famose stazioni di Courmayeur, giusto sotto il Bianco, e Pila, la cima che si raggiunge in telecabina direttamente da Aosta.

Visti simili regali dalla natura, si potrebbe pensare che qui tutti si accontentino di rendite di posizione. E invece gli operatori e l’ufficio regionale del turismo sono ben attivi e proiettati alle nuove regole della ricezione turistica: innovazione e sostenibilità.
Lo scorso autunno è stata varata la app “Valle d’Aosta Events”, gratuita e disponibile per qualsiasi device: con un clic si può essere aggiornati (in tre lingue) su qualsiasi manifestazione o appuntamento in programma, e prenotare gli stessi online.

L’attenzione all’ambiente, poi, si è tradotta nell’utilizzo di energia da fonti rinnovabili per l’alimentazione di tutti i comprensori sciistici, e nell’adozione di nuove tecnologie per la riduzione del consumo idrico. C’è perfino l’Alpine green experience, la possibilità, per chi arriva da più lontano, di arrivare a Torino in aereo e trovare disponibile un’auto elettrica per raggiungere le località prescelte.

Il piatto forte, comunque, restano i numeri: 20 stazioni sciistiche, 800 chilometri di piste, 156 impianti di risalita, 6 snowpark, un unico skipass elettronico internazionale che consente di accedere alle risalite ovunque (info: Skilife.ski).

Relax sulle piste da sci di Champoluc (foto Archivio Regione Autonoma Valle d’Aosta)

Per non dire delle possibilità di sci alpinismo (un percorso tra tutti: il Gran Paradiso, unico 4mila tutto italiano) o di sci nordico (centinaia di chilometri, su piste sempre innevate e battute), che vanta tra l’altro anche la Marciagranparadiso di Cogne, 45 chilometri tra i più spettacolari appuntamenti per il gran fondo in Italia. O ancora il fuori pista, con le due emozionanti discese sul ghiacciaio del Toula e la Vallée Blanche (da provare l’helisky con accompagnamento delle guide); e lo snowkite, a La Thuile, il surf sulla neve spinti dal vento.

A completare le proposte, il pattinaggio sul ghiaccio, le arrampicate sul ghiaccio e gli itinerari da affrontare sulle racchette da neve. E per i bambini? Tranquilli: sparsi in tutta la regione vi sono ben 25 parchi giochi invernali.

Discesa baby snowpark a Rhemes Notre Dame (foto Archivio Regione Autonoma Valle d’Aosta)

Insomma, davvero un carnet ricchissimo, per tutti i gusti. E a proposito di gusti, non si può dimenticare l’enogastronomia locale: la seupa à la Vapelenentse, zuppa a base di brodo, verza, pane, burro e fontina, antica ricetta che ha conquistato la de.co, la denominazione comunale di origine; i formaggi, due fra tutti la Fontina e il Fromadzo, entrambi dop; il lardo d’Arnad; Jambon de Bosses; un prosciutto aromatizzato alle erbe di montagna da accompagnare ai tanti vini che meritano da soli uno specialissimo cin-cin.

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