Morena Zapparoli/ Sul Joker: “Malati di mente non fanno paura: però sono derisi e…”

Morena Zapparoli parla del film del Joker: “Mi ha ricordato l’ospedale psichiatrico dove lavoravano i miei: i malati di mente non fanno paura però spesso sono derisi e maltrattati”

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Morena Zapparoli, vedova Funari (Instagram, 2018)

Morena Zapparoli parla di “Joker”, l’ultima fatica cinematografica di Todd Phillips e che ha consacrato -casomai ce ne fosse ancora bisogno- il talento di Joaquin Phoenix, ma lo fa soprattutto facendo riferimento al suo vissuto. La 52enne conduttrice televisiva e a suo tempo blogger, nota per essere stata la moglie del compianto Gianfranco Funari, ha postato infatti nelle ultime ore sul proprio profilo Instagram uno screenshot della pellicola campione d’incassi spiegando come mai l’abbia colpita così tanto: “Entrambi i miei genitori hanno lavorato in un ospedale psichiatrico e quando mi portavano sul loro posto di lavoro era tra i corridoi e i giardini di un manicomio” ha scritto la Zapparoli nel suo lungo post, chiarendo che coloro che soffrono di malattie mentali non le hanno mai fatto davvero paura, preferendoli vedere più come “eterni bambini che non sono cresciuti per paura di essere fagocitati dal cinismo e dalla crudeltà della vita”. Tra riflessione e ricordo, le parole della vedova Funari spiegano pure come avveniva il reinserimento nella società di queste persone che “avevano a disposizione alcune ore di libera uscita e potevano passeggiare fra le vie del paese in Brianza”.

MORENA ZAPPAROLI, “LA GENTE E’ SPAVENTATA DAI MALATI DI MENTE E NE RIDE”

Ma il fulcro del post apparso sul profilo di Morena Zapparoli a proposito di “Joker” sta nel passaggio successivo quando la conduttrice televisiva originaria di Milano ci tiene a precisare che non ricorda nemmeno un episodio di violenza legato a queste persone con disturbi mentali nonostante “la gente ne era spaventata e li derideva”. Pur ammettendo che nel film di Phillips poi la violenza del protagonista interpretato da Phoenix si trasformi pian piano in violenza criminale, la Zapparoli però si chiede con tono retorico se in questa trasformazione abbiano avuto un peso proprio quegli insulti, la derisione, il maltrattamento e l’aver vilipeso la malattia mentale anche quando queste persone erano ancora dei bambini. E poi chiude citando proprio una frase del Joker che a suo giudizio dovrebbe far riflettere chi ha dei pregiudizi sulla malattia mentale: “La parte peggiore di avere una malattia mentale è che le persone si aspettano che ti comporti come se non l’avessi” cita la Zapparoli, chiosando amaramente che a suo giudizio alla fine il nocciolo del problema stia tutto qui.

 

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Joker. Perché questo film mi ha colpita così tanto? Perché entrambi i miei genitori hanno lavorato in un ospedale psichiatrico e quando mi portavano sul loro posto di lavoro mi portavano inevitabilmente tra i corridoi e i giardini di un manicomio. I malati di mente non mi hanno mai fatto paura, li ho sempre visti come degli eterni bambini che non sono cresciuti per paura di essere fagocitati dal cinismo e dalla crudeltà della vita. Persone con disturbi gravi e con patologie psichiatriche differenti che, nel periodo a cavallo fra la sperimentazione del reinserimento nella società e la definitiva chiusura dei manicomi, avevano a disposizione alcune ore di libera uscita e potevano passeggiare fra le vie del paese della Brianza in cui si trovava l’ospedale psichiatrico. Non ricordo nemmeno un episodio di violenza commesso da uno di questi malati contro terzi ma ricordo benissimo che la gente ne era spaventata e li derideva. Certo nel film la patologia del protagonista si trasforma in violenza e crimine ma quanta responsabilità c’è da parte di chi ha vilipeso, deriso, maltrattato, sfruttato la sua malattia mentale e da parte di chi per primo gli ha usato violenza quando era solo un bambino? La frase di Joker che dovrebbe farci più riflettere è questa: “ la parte peggiore di avere una malattia mentale è che le persone si aspettano che ti comporti come se non l’avessi”. Il problema forse è proprio questo.

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