Morta dopo asportazione di neo in Comunità/ Santone e medico arrestati a Genova

- Davide Giancristofaro Alberti

Due arresti, leggasi un “Santone” e un medico, dopo l’asportazione di un neo ad una ragazza in una comunità vicino a Genova: ecco tutti i dettagli

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Foto LaPresse

Un medico e un “santone”, sono stati arrestati a seguito della morte di una ragazza, deceduta presso l’ospedale San Martino di Genova ad ottobre, dopo l’asportazione di un neo, nel dettaglio, un melanoma plurimetastatico degenerato. Come riferisce Genova24.it, a finire in manette, un medico, dirigente di chirurgia generale di un ospedale del bresciano, e il presidente e guida spirituale del centro olistico Anidra di Borzonasca.

Per entrambi le accuse sono gravissime, omicidio volontario con dolo eventuale, violenza sessuale e circonvenzione di persone incapaci. Subito dopo il decesso la vittima era stata sottoposta ad autopsia che aveva evidenziato come l’asportazione del neo sia avvenuta presso il centro olistico di cui sopra, in locali del medico arrestato ritenuti non idonei a livello sanitario. In manette sono finiti di preciso Paolo Oneda e Vincenzo Paolo Bendinelli, il “santone”, mentre ad una psicologa è stato notificato un avviso di garanzia, e risulta al momento co-indagata per i reati di circonvenzione e violenza sessuale.

MORTA DOPO ASPORTAZIONE NEO: LA DENUNCIA DELLA FAMIGLIA DELLA RAGAZZA

L’indagine che ha portato ai due arresti nasce da una vecchia inchiesta del 2019, nata dopo una denuncia da parte di uno dei parenti di una ragazza ospite dello stesso centro Anidra, tutt’ora in corso. La ragazza morta dopo l’asportazione del neo stava frequentando il centro da anni, dove tra l’altro si era sposata e dove insegnava Yoga e Thai chi chuan. Subito dopo il decesso i famigliari avevano denunciato ai carabinieri il fatto che nel 2018 la ragazza aveva subito l’asportazione di un neo verrucoso sanguinante, e dalle successive testimonianze era emerso che l’intervento era stato eseguito su un tavolo da cucina, senza alcuna anestesia, un’operazione che il Santone aveva definito un processo di “purificazione spirituale”. Nei mesi successivi l’operazione, la donna avrebbe continuato a patire dolori lancinanti, mentre all’interno della Comunità gli indagati le garantivano che si sarebbe ripresa a breve. Quando si è recata presso un ospedale vero, era ormai troppo tardi.



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