Morta in ospedale dopo il parto/ Cetraro, a processo ginecologici e ostetrica

- Mirko Bompiani

Cetraro, il dramma di Tina Adamo: la donna è morta dopo aver partorito il suo sangue a causa di una emorragia uterina. La ricostruzione

cetraro tina adamo
(Storie Italiane)

Storie Italiane ha acceso i riflettori sul dramma di Tina Adamo, deceduta all’ospedale di Cetraro dopo aver partorito il suo secondo figlio. La donna è morta a causa di una emorragia uterina e la famiglia è pronta a dare battaglia, considerando che la struttura era sprovvista di sangue per le trasfusioni. Un parto difficile e faticoso, ma il bambino è nato sano. Tina a quel punto è stata poertata nella sua stanza ma non stava bene, si sentiva stanca e provata. Prima di addormentarsi ha detto “mi sento bagnata” e solo in quel momento si è scoperta l’emorragia.

«Ho notato tanto sangue, che Cristian era pieno di sangue. Hanno messo innumerevoli punti a mia moglie, ho notato allarmismo dei medici. Poi è stata portata in camera con un pannolone, troppo presto anche secondo i magistrati, e trovo vergognoso che un’ostetrica di esperienza ed i medici non l’abbiano tenuta in osservazione», ha raccontato il marito di Tina Adamo. La donna è stata poi portata in sala operatoria, ma non c’è stato nulla da fare. Denunciati, dunque, ritardi nelle richieste di sangue e l’unica sacca di sangue disponibile è stata fatta in ritardo.

CETRARO, IL CASO DI TINA ADAMO: LE PAROLE DEL RESPONSABILE DELL’OSPEDALE

Il responsabile dell’ospedale di Cetraro è intervenuto a Storie Italiane per commentare la tragedia: «Abbiamo fatto una indagine per vedere cosa effettivamente fosse successo. Rinnovo il cordoglio dell’ospedale di Cetraro nei confronti del marito e dei figli, ma non voglio anticipare i tempi del processo, però quando sento parlare di colpe mediche devo dire che le colpe mediche se ci sono ne parlerà la magistratura. Secondo la nostra indagine, non ci sono colpe mediche».

«È vero che non ci fosse sangue, ma non è addebitale a noi ma alla gestione della sanità», ha aggiunto il titolare della struttura: «Fino a che noi siamo stati autonomi nell’approvvigionamento delle sacche di sangue, il sangue non è mai mancato. Cosenza ora non riesce a soddisfare le esigenze, questo problema ancora persiste».



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