Morte Gianmarco Pozzi/ L’avvocato: “Testimonianze false, qualcuno sta mentendo”

- Alessandro Nidi

Morte di Gianmarco Pozzi, la sua famiglia torna a parlare e chiede che emerga la verità. Il legale difensore: “I testimoni mentono”

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Gianmarco Pozzi

La morte di Gianmarco Pozzi, campione di arti marziali trovato morto nell’estate 2020 sull’isola di Ponza, è tornata a tenere banco a “Storie Italiane”, trasmissione di Rai Uno andata in onda nella mattinata di oggi, martedì 21 settembre 2021. In collegamento dalla casa della famiglia del ragazzo, il padre, Paolo Pozzi, ha lanciato un appello: “Spero che dopo tredici mesi qualcuno ci dica qualcosa, che emerga la verità. Da Ponza aiutateci, per favore!”.

Martina, la sorella della vittima, ha asserito: “Le ferite trovate sul corpo di mio fratello non sono assolutamente compatibili con la caduta. Ci sono riscontri dalle perizie che abbiamo raccolto che fanno acqua da tutte le parti, non ultimo il telefonino periziato. Se i carabinieri raccolgono il telefono e ci fanno delle chiamate, dicendo che è funzionante, poi il perito del tribunale dice che è danneggiato probabilmente a seguito dell’urto subito nella caduta da un’altezza di circa tre metri, qualcosa evidentemente non torna”.

MORTE GIANMARCO POZZI, L’AVVOCATO: “TESTIMONIANZE FALSE”

Secondo la relazione consegnata dal perito, inoltre, “mio fratello avrebbe fatto una scheda salva-telefono contenente numeri di telefono utili in caso di emergenza”: questi corrispondono, sotto nomi fittizi, a quelli di due suoi amici e della sorella. L’avvocato Fabrizio Gallo, legale difensore della famiglia di Pozzi, ha asserito: “Ci sono testimonianze che sono del tutto discordanti rispetto a quello che hanno riferito i ragazzi che erano in stanza con Gianmarco. Io credo che loro abbiano visto qualcosa. Le loro testimonianze, secondo me, sono false. Perché mentire fino a questo punto? Quando si mente, due sono le cose: o sei stato tu/hai responsabilità oppure qualcuno ti minaccia”.

Un amico ha aggiunto poi che Gianmarco “era un bravo ragazzo, una persona perbene. Stava benissimo, ha lavorato fino all’ultimo giorno, è inutile che dicano che stava male perché non è vero. L’otto agosto mi chiamò e mi chiese se potessi portargli quattro cannoli. Lui mi ringraziò, lucido e umile. L’ho visto tutti e cinque i giorni prima che morisse: mangiava e beveva, rideva, era senza pensieri”.

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