Morto per TSO, il diario di Andrea Soldi/ “Papà non sa di essere amato ma ama“

- Niccolò Magnani

Andrea Soldi morto per TSO a Torino, il papà ritrova il suo diario e lo pubblica: “papà sta piangendo, non sa di essere amato ma ama”

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Andrea Soldi, morto per Tso a Torino (foto Twitter Tg3)

Andrea Soldi è morto a Torino il 5 agosto 2015, aveva 45 e rimase soffocato dopo un TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio) finito in tragedia: oggi, a 6 anni dal gravissimo caso di cronaca sotto la Mole, il padre Renato ha reso pubblici alcuni stralci delle lettere e del diario che il figlio aveva scritto negli anni bui della malattia (la schizofrenia), frutto di un libro che uscirà in aprile dal titolo “Noi due siamo uno”. Ha scoperto quelle incredibili lettera scritte da Andrea semplicemente rovistando la propria casa prima di affittarla e così, assieme all’altra figlia rimasta Cristina, ha deciso di rendere pubblico il tutto: dal 1991 al 2006 Andrea Soldi racconta l’emergere della malattia e poi i momenti più vivi pur nel dramma di una realtà distorta come quella che stava vivendo.

Non senza però una lucidità che impressiona: «sono una stella mandata su Torino,  sceso dall’alto del cielo come un vento» scriveva nel proprio diario il “gigante buono”, come lo chiamavano i residenti del quartiere dove purtroppo è poi deceduto nel traffico pomeriggio del 5 agosto. Il TSO, come ha riconosciuto il Processo d’Appello il 19 ottobre 2020, è stato condotto illegalmente e in maniera inappropriata dal personale intervenuto: dopo l’ennesima crisi, è stato condotto a terra violentemente, ammanettato con le braccia dietro la schiena e mantenuto in posizione prona per un tempo prolungato, nonostante già manifestasse segni di soffocamento. Andrea fu poi caricato in posizione prona in ambulanza, già incosciente, e lì morì soffocato poco dopo.

IL DIARIO E IL PAPÀ

Per quel dramma il padre Renato non si è mai perdonato, ripetendo sempre che avrebbe dovuto avvicinarsi invece che mantenere la promessa fatta al medico del TSO di rimanere in disparte per non farsi vedere da Andrea. «Ero a 200 metri da lui e l’accordo con il medico era di non farmi vedere, così mi sono detto: è in buone mani, e sono andato a casa. Se sapesse quante volte mi sono rimproverato… se mi fossi avvicinato anziché fidarmi del dottore…», spiega ancora singhiozzando papà Renato, raggiunto dal Corriere della Sera Torino per l’uscita prossima del volume con gli scritti del figlio Andrea Soldi. «In questo libro c’è mio fratello ma c’è anche la nostra famiglia, ci sono le persone che lo hanno aiutato», racconta la sorella Cristina, come quando Andrea scrive della mamma morta di SLA «Da quando si è ammalata, provo una sensazione di impoverimento, l’impossibilità a guardare le situazioni dal verso giusto».

Ma è il rapporto con il papà che è quanto di più commovente si possa immaginare, tenendo conto di come si è dipanata quella fine assurda: Andrea provava per il padre un amore sconfinato e così pure al contrario, sebbene fosse praticamente impossibile comunicarlo per via della malattia. Ma leggere nel suo diario quando scrive di papà Renato, in terza persona «Sta piangendo! Non sa di essere amato ma ama» ha ridato forza e coraggio all’85enne rimasto senza moglie e senza figlio.

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