MERCATO AUTO/ Acea: aprire al Giappone significa rischiare 70mila posti di lavoro

- La Redazione

L’Acea, associazione dei costruttori europei di automobili, ha preso atto della decisione del Consiglio europeo di dare il via libera al libero scambio con il Giappone

alcoa_operaio_roma_r439
Infophoto

L’Acea, associazione dei costruttori europei di automobili, ha preso atto “obtorto collo” della decisione del Consiglio europeo di dare il via libera alla Commissione europea per avviare i negoziati di libero scambio con il Giappone.
L’Acea, infatti, ha costantemente sostenuto che un accordo di libero scambio con il Giappone potrebbe avere un impatto negativo sull’industria automobilistica europea. «Studi indipendenti hanno dimostrato che questo accordo produce un effetto a senso unico», ha detto Ivan Hodac, segretario generale dell’ Acea. «Questa è già stata la nostra esperienza con l’accordo di libero scambio con la Corea del Sud, entrato in vigore lo scorso anno».
Una valutazione d’impatto condotta da Deloitte, evidenzia come un aumento delle importazioni dell’UE provenienti dal Giappone non sarà compensato da un aumento delle esportazioni europee verso il Giappone. Lo studio dimostra, inoltre, che le esportazioni auto dell’UE potrebbero salire di appena 7.800 unità entro il 2020, a fronte di ulteriori esportazioni giapponesi verso l’UE, pari a ben 443.000 unità. La conseguente riduzione della produzione automobilistica dell’UE comporterebbe addirittura una perdita tra i 35.000 e i 73.000 posti di lavoro.
Non vi è alcuna giustificazione, pertanto, per esporre l’industria automobilistica, pilastro importante dell’economia europea, a un accordo di libero scambio così sbilanciato con un importante concorrente, appena un anno dopo un accordo simile con la Corea del Sud.
Secondo l’Acea, la politica commerciale e quella industriale devono essere allineate per creare le condizioni di un rafforzamento per un settore industriale. Non a caso, il Piano d’azione “Cars 2020” per l’industria automobilistica, lanciato all’inizio di questo mese in sede europea, afferma che le decisioni sull’opportunità di avviare nuovi negoziati commerciali devono essere valutati in base al loro impatto sulla competitività. «Purtroppo questo non è il caso della trattativa con il Giappone» continua Ivan Hodac. «E ‘giunto il momento che l’Unione europea inizi a muoversi dalle parole ai fatti per difendere la sua industria più forte».
L’Acea attende ora di analizzare il documento finale di tale mandato. Importante sarà comunque monitorare l’evoluzione dei negoziati al fine di garantire all’industria automobilistica europea due richieste fondamentali. 

La prima deve fare in modo che i veicoli prodotti e omologati in Europa siano accettati in Giappone senza ulteriori prove o modifiche. L’altra riguarda le auto di piccole dimensioni costruite nel Vecchio Continente, alle quali offrire la possibilità di competere ad armi pari con le giapponesi “kei-car”, vetture molto diffuse, che godono di benefici fiscali e di altro tipo sul mercato interno. 
L’Acea invita la Commissione europea, il Parlamento europeo e gli Stati membri a seguire i progressi dei negoziati nei prossimi mesi ed eventualmente intervenire per interromperli nel caso in cui i risultati portassero in una direzione opposta rispetto agli obiettivi fissati nel mandato.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori