FIAT/ Così Beppe Grillo mette in crisi Marchionne

- int. Gian Primo Quagliano

Secondo GIAN PRIMO QUAGLIANO, il mercato dell’auto rischia di subire un ulteriore a pesante contraccolpo dall’ingovernabilità in cui è piombato il Paese dopo le elezioni

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Sergio Marchionne (Infophoto)

Per Fiat, le elezioni non potevano andare peggio. Non era importante che vincesse qualcuno in particolare, ma che almeno qualcuno vincesse. E’, in sintesi, il succo dell’intervento di Marchionne al Salone dell’auto di Ginevra. Un’instabilità, ha spiegato, che crea parecchi problemi. Ma che – ha promesso – non impedirà di effettuare gli investimenti sin qui promessi, che restano confermati. A una condizione: l’Italia deve restare nell’euro. Replicando indirettamente a Grillo, che ha proposto un referendum per abbandonare la divisa unica, l’ad italo-canadese ha spiegato che se il nostro Paese dovesse tornare alla lira, a quel punto l’azienda non potrebbe fare altro che chiudere i rubinetti. Abbiamo fatto il punto sulla situazione con Gian Primo Quagliano, esperto del mercato dell’auto, e presidente del Centro studi Promotor GL Events di Bologna.

Anzitutto, in che condizioni versa il mercato?

La situazione è estremamente difficile: il mercato dell’auto perde il 44%, la produzione industriale è calata del 25%, mentre rispetto ai livelli ante-crisi, il Prodotto interno lordo è sceso del 6,15%. A partire dal 2012, poi, nell’economia italiana ha iniziato a serpeggiare una fortissima sfiducia. Significa che anche chi ancora dispone di risorse per comprare una nuova auto, in questo momento preferisce aspettare. A tutto questo si aggiunge il fatto che il mercato era in attesa di un segnale positivo, legato alla governabilità, che non c’è stato; in caso contrario, il crollo dell’auto avrebbe potuto iniziare a ridursi. Resta il fatto che i giochi non sono ancora chiusi.

No?

Serve capire quali saranno le soluzioni individuate dal presidente della Repubblica e dalle forze parlamentari, e se saranno tali da rassicurare non solo i mercati ma anche in consumatori.

E se queste soluzioni non fossero individuate?

Il quadro si rivelerebbe drammatico. Basti pensare che le previsioni degli ultimi mesi indicano una proiezione, per il 2013, di 1 milione 300mila nuove auto immatricolate, contro 1 milione 400mila dell’anno scorso e 1 milione 750mila del 2011; per non parlare del record del 2007 di 2 milioni 493mila. Siamo, quindi, ad una svolta. Potrebbe esserci un’inversione di tendenza. Ma, se non si uscirà dall’impasse politico, la situazione potrebbe facilmente peggiorare.

Cosa potrebbe capitare?

Di tutto. Prima di quantificare l’eventuale ulteriore calo, occorre capire come reagiranno i mercati finanziari. Non dimentichiamo che lo spread è legato non solo e non tanto a quello che accade in Italia, ma anche a quello che accade nel resto del mondo. Per esempio, gli Stati Uniti stanno puntando sulla ripresa. Il Giappone sulla svalutazione. L’Europa sulla stabilità dell’Euro. Al di là dei comportamenti dei nostri governi, quindi, siamo estremamente condizionati dal quadro europeo. Certo, un governo stabile avrebbe aiutato.

A tal proposito, Marchionne ha detto che gli investimenti saranno stoppati se l’Italia uscirà dall’euro

L’ipotesi è improbabile. Tuttavia,non possiamo nascondere che, ormai, viene paventata non soltanto dagli euroscettici, ma anche da alcuni ambienti dei Paesi del nord Europa.

E se si verificasse?

L’Italia si troverebbe di fronte ad uno scenario decisamente imprevedibile. Potrebbe accadere realmente di tutto.

A Fiat, tutto sommato, non potrebbe convenire? I Paesi che svalutano aumentano l’export

In linea del tutto teorica sì. E’ chiaro che se ci fosse una moneta diversa dall’euro, questa si svaluterebbe aumentando le esportazioni. Tuttavia, dobbiamo tener presente lo scenario economico generale che si determinerebbe. Uno scenario pericolosissimo, che renderebbe la vita estremamente complicata a tutte le aziende che operano in esso. Compresa Fiat.

Gli stabilimenti Fiat potrebbero chiudere?

Quel che è certo è che si determinerebbero delle gravi ripercussioni.

 

(Paolo Nessi)

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