INCHIESTA VIDEO/ Quei piccoli “casi Volkswagen” che frodano il fisco (in Italia)

- Valerio Boni

Dopo lo scoppio del caso Volkswagen, l’Ue vuole aumentare i controlli sulle emissioni. VALERIO BONI ricorda che anche i privati usano stratagemmi, frodando il fisco

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Otto milioni di euro destinati alla verifica a campione sulle emissioni delle auto, test di omologazione effettuati solo da un ente unico certificato, con prove da svolgere rigorosamente su strada: i proclami lanciati dopo la scoperta di un segreto, che tanto segreto non era, sono tanto scontati quanto affrettati e ancora una volta non tengono conto di quella che è la realtà. Queste parole danno la sensazione che dopo lo scoppio dello scandalo Volkswagen si continui a vivere nel mondo delle meraviglie, mentre la verità è molto distante. Si corre il rischio che la cifra che sicuramente sarà stanziata in tempi brevi venga sottratta a settori che hanno più necessità di finanziamenti. Il pericolo, in sostanza, è che la cura generi più danni della malattia.

Bisogna partire dal presupposto che tutto il castello delle normative introdotte nel 1993, e aggiornata in varie fasi, è stato costruito su dati che si scostano da quelli che si rilevano ogni giorno almeno del 20%. Ma in alcuni casi sono lontani anche del 50%, e lo si scopre quando si confronta la spesa al distributore con i dati dichiarati dalla Casa. E se i consumi non corrispondono, le emissioni nocive, che sono strettamente legati al carburante o al combustibile impiegato, variano di conseguenza. Ciò non significa che i motori non siano stati aggiornati, basta osservare ciò che esce oggi dallo scarico di un diesel, e confrontarlo con quelli che erano liberati nell’aria dalle Volvo 740 degli anni Ottanta, per fare un esempio. Non è necessario l’uso di sofisticati strumenti per comprenderlo.

Tuttavia è possibile che alcuni valori di una Euro 5 recente possano riportarla in realtà all’interno dei limiti fissati nel 1996 per le Euro 2. Vuol dire che tutte le proiezioni sul miglioramento della qualità dell’aria (che peraltro è sensibilmente migliorata nonostante l’aumento di traffico rispetto a 40 anni fa) sono da rivedere drasticamente al ribasso. Non è possibile pretendere ora che sottoponendo un veicolo attuale a una prova su strada e al netto di ogni possibile sotterfugio si possano leggere valori vicini a quelli delle normative in vigore.

Per farlo, bisognerebbe rinunciare a una dose importante della potenza, perché appare evidente che le prestazioni non si ottengono senza fornire al motore un’adeguata alimentazione. Negli anni Sessanta, quando è stato varato il protocollo per il rilevamento dei consumi, che poi è stato esteso alle emissioni nocive, le auto avevano in media non più di 25 cavalli. Oggi una citycar dispone di una forza almeno tre volte maggiore.

Ecco quindi che anche senza investire gli otto milioni di euro si possono già anticipare quelli che saranno i risultati della campagna. Inoltre, non è stato ancora chiarito se il controllo sarà effettuato sulle auto nuove da immatricolare, oppure sul parco circolante. Nel secondo caso le sorprese sarebbero ancora maggiori, perché verrebbe alla luce un secondo bubbone del quale si conosce da anni l’esistenza, ma che ha continuato ad assumere proporzioni sempre maggiori senza controllo: molte vetture circolano in Italia con centraline elettroniche modificate. Le stime parlano di alcune centinaia di migliaia di auto, ma non si possono dare dei numeri ­­­perché, se un tempo le elaborazioni si effettuavano in officina spendendo cifre importanti per acquistare pistoni, cilindri, valvole, alberi a camme e altri pezzi modificati, oggi bastano un computer con un software dedicato e poche centinaia di euro per regalare decine e decine di cavalli a qualsiasi motore.

Sono molte in tutta Italia le officine che effettuano queste operazioni, contando sul fatto che solo un controllo effettuato da personale della Casa madre può rilevare l’intervento. Oltre a migliorare le prestazioni, spesso con la modifica della centralina si escludono alcuni dispositivi il cui obiettivo è quello di ridurre le emissioni nocive, che inesorabilmente contribuiscono a limitare la potenza. 
Qualora si decidesse di agire sulle auto in circolazione, oltre alla sorpresa scontata per lo Stato si aprirebbe un’inattesa fonte di entrate. Perché oltre alla sanzione per l’aggiramento delle normative antinquinamento, che non dovrebbero più essere caricate sulla Casa, ma sul proprietario, si presenterebbe il reato di evasione fiscale.

Infatti, non dimentichiamolo, quello che chiamiamo comunemente bollo, è in realtà una tassa di possesso il cui importo è calcolato in base alla potenza. E se questa cresce, l’esborso non è più adeguato, visto che si sottraggono soldi all’erario fraudolentemente.



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