FCA/ La “macchina del fango” tedesca puntata sull’Italia

Dal ministero dei Trasporti tedesco sono arrivate accuse pesanti all’Italia riguardanti l’omologazione di alcuni modelli di Fca. Il commento di FRANCO OPPEDISANO

18.01.2017 - Franco Oppedisano
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Lapresse

Forse non gli è ancora andata giù la sconfitta 4 a 3 ai mondiali di calcio di Città del Messico del 1970. O forse lo schiaffo che ha ricevuto l’onore dell’intera Germania per lo scandalo del dieselgate ha fatto prevalere il desiderio di spartire il fango che gli è arrivato addosso con qualcun altro. O magari sono tornati a essere i più bravi del mondo e hanno visto quello che tutti gli altri tecnici del settore sparsi ai quattro angoli del pianeta non hanno visto. Solo così si spiega l’accanimento che il ministero dei Trasporti tedesco ha sviluppato nei confronti di Fca.

Per capire le accuse tedesche e le reazioni italiane bisogna partire da quello che è accaduto un anno fa dopo lo scoppio negli Usa dello scandalo del software di Volkswagen che riconosceva i test di misurazione delle emissioni di elementi inquinanti e settava l’auto per superarli. Allora, il ministero tedesco dei trasporti, ovvero quello che certificava le emissioni taroccate della casa di Wolfsburg, decise di controllare a tappeto tutti gli altri costruttori di auto europei. Perché? vi chiederete voi. Chi ha sbagliato, e tanto, forse voleva farsi perdonare. Oppure non aveva letto le norme europee sui compiti che spettano ancora ai governi nazionali. Ma se qualcuno ci vedesse il malcelato intento di dividere con altri la vergogna di una debacle industriale, forse non andrebbe molto lontano dalla verità.

Dopo sei mesi di indefesso lavoro i tecnici del ministero tedesco hanno finalmente scoperto che esiste un software che spegne il catalizzatore di NOx (ovvero quell’apparecchio che riduce l’emissione di ossidi di azoto) in determinate circostanze. Al ministero erano molto soddisfatti, ma non avevano alcuna autorità in questo campo, perché l’unico ad averla è il ministero dei Trasporti italiano, ovvero quello del Paese dove vengono realizzate le auto. Nella primavera del 2016 il ministero di Berlino spedisce una lettera a quello italiano spiegando, per filo e per segno, tutto quello che non va nelle auto di Fca. Il nostro ministero dei Trasporti risponde, probabilmente piccato, spiegando in una riga che il dispositivo serve a proteggere il motore. Quella che era una questione tecnica si è però trasformata, in un batter d’occhio, in un problema di indipendenza nazionale. È come se il vostro vicino si mettesse a questionare su come educate i vostri figli dopo che il suo è stato bocciato per tre volte alla maturità. Non solo è spiacevole, ma anche ridicolo.

Il rilascio dei documenti di conformità, di tutti i documenti di conformità, secondo la legislazione europea attuale spetta alla nazione dove vengono realizzate le auto e queste conformità valgono per tutti i paesi europei. “Volete mettere in dubbio questa prerogativa e le mie capacità di fare questi controlli?” c’era scritto tra le righe della risposta italiana, “vi rispondo appena”. Questione chiusa.

O almeno sembrava chiusa fino alla settimana scorsa quando, per una straordinaria coincidenza, l’Agenzia per la protezione dell’ambiente americana ha mandato un avviso di violazione per una serie di modelli che circolano negli Usa e il ministero dei trasporti tedesco ha spedito una lettera alla Commissione europea sostenendo che altri modelli (Fiat 500X e Doblò e la Jeep Renegade) dispongono di un device (per dirla semplice un dispositivo) illegale. Neanche l’Epa ha mai parlato di un dispositivo illegale, ma i tedeschi, a cui le parole “Volkswagen illegal device” devono essere rimaste in testa, sono i più bravi e hanno scritto senza vergogna: “La Germania non è d’accordo con l’opinione delle autorità italiane competenti, secondo cui il dispositivo per lo spegnimento dei controlli anti-NOx ha una funzione di protezione del motore”.

Più che un accusa a Fca è uno sgarbo all’Italia. Come lo è il fatto che la Commissione europea sembra lo abbia avvallato. In Italia circolano ancora oggi 650 mila auto del Gruppo Volkswagen che i tedeschi, ovvero il suo infallibile ministero dei Trasporti, hanno certificato come in regola, ma che invece producevano da 5 a 20 volte gli inquinanti consentiti dall’Unione europea. E adesso lo stesso ministero fa la maestrina? La reazione dei ministri Delrio e Calenda, che in parole povere hanno mandato a quel paese i tedeschi e anche il ministero, appare appropriata.

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