FCA/ I numeri che travolgono i rumors sulle indagini in Francia

- Franco Oppedisano

Fca ha fatto registrare nuovi dati trimestrali davvero positivi, con l’utile netto in crescita del 50% rispetto all’anno precedente. Il commento di FRANCO OPPEDISANO

Fca_Fiat_500_Lapresse
La Fiat 500 (LaPresse)

L’utile netto è salito del 50% a 910 milioni di euro rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Basterebbe solo questo dato per sottolineare come il terzo trimestre del 2017 sia da ricordare per il Gruppo Fca. Ma non è l’unico numero positivo di un bilancio intermedio in cui è difficile trovare un’ombra. L’utile netto adjusted è cresciuto del 25% a 922 milioni di euro, l’ebit adjusted è in crescita del17% a 1.758 milioni di euro (+23% se non si considerano i cambi), con tutti i settori che registrano un segno positivo e in miglioramento. Anche il margine di Gruppo è salito di 110 punti base al 6,7% con tutti i settori in crescita, e con, in particolare, le attività Nafta che arrivano all’8,0%, Maserati al 13,8% e i Componenti al 5,3%.

Le ombre? Sono piccole piccole. Il fatturato che è rimasto più o meno lo stesso con ricavi netti pari a 26,4 miliardi, in calo del 2% in assoluto e in aumento del 2% a parità di cambi di conversione e l’indebitamento netto industriale che è arrivato a 4,4 miliardi di euro, in aumento di 0,2 miliardi di euro rispetto a giugno 2017, invariato a parità di cambi di conversione.

Ma perché i conti di Fca vanno così bene? La risposta è semplice: il Lingotto fa il pieno di utili perché nei primi nove mesi di quest’anno è riuscito a vendere più Maserati e meno Panda, più auto superaccessoriate e meno modelli base, più auto americane di medio-alto livello che modelli entry level. Lo dimostra il dato delle consegne globali complessive pari a 1.123.000 veicoli più o meno in linea con il terzo trimestre 2016. Insomma, Fiat Chrysler ha venduto meno, ma ha venduto meglio guadagnandoci di più. Le consegne sono in calo sia in Europa che nel Nord America? Non importa. Sono i miracoli del mix. 

Con questi numeri, il presunto ostacolo alle indagini francesi sulle emissioni dei veicoli diesel finito sui giornali per le indiscrezioni raccolte da Reuters e da Le Monde è già stato archiviato. Secondo il quotidiano, in una lettera datata 17 ottobre il giudice Fabienne Bernard, lo stesso che indaga su Renault e Psa e Vw, unica ad aver ammesso le manipolazioni e gode di uno status di collaboratore, rimprovera a Fca «di aver ostacolato un agente incaricato di constatare le infrazioni al codice dei consumi». Non gli avranno offerto il caffè? O quando ha suonato al campanello della sede parigina di Fca avranno fatto finta di non essere in casa?

Visto che Fca non ha alcuno stabilimento produttivo in Francia non riusciamo a capire come un agente incaricato possa essere ostacolato: basta entrare in un qualsiasi concessionario, sequestrare un’auto a caso ed effettuare tutti i controlli che si vogliono. Mistero francese. Oppure tentativi in parte riusciti di manipolare l’andamento del titolo che per ora sono stritolati dai conti trimestrali, ma che riemergeranno in altra, simile, forma quando qualcuno, e non sono pochi, vorrà mettere i bastoni tra le ruote alla galoppata del titolo in Borsa.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori