TAGLIO EMISSIONI CO2/ Ecco perché è impossibile per le auto in Europa

- Franco Oppedisano

La Commissione europea vuole un drastico taglio delle emissioni delle automobili. Un risultato che è impossibile da raggiungere. FRANCO OPPEDISANO spiega perché

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Polizia Locale (LaPresse)

L’Acea, l’Associazione dei costruttori d’auto europei, li ha definiti “aggressivi” o “troppo impegnativi”. Ma, oggi come oggi, sono soltanto impossibili da raggiungere. La proposta della Commissione europea di tagliare del 30% i valori medi delle emissioni della gamma di automobili venduta da ogni singolo costruttore nel 2030 lancia il cuore oltre ogni ostacolo, indifferente a qualsiasi logica. C’è un rapporto fisso tra consumi ed emissioni di anidride carbonica: i 95 grammi al chilometro previsti per il 2021 dalle norme Ue equivalgono a un consumo di benzina di 3,99 litri per 100 chilometri o di 3,58 litri gasolio per la stessa distanza. Chiunque guidi un’auto di medie dimensioni sa che siamo molto lontani da queste cifre. Considerando anche i Suv medi o grandi e le auto dei segmenti D nella media, stiamo già parlando di un obiettivo estremamente difficile da raggiungere. 

Se poi pensiamo in quattro anni di arrivare a tagliare ancora del 15% le emissioni medie della gamma e in 9 anni di tagliarle in tutto del 30%, stiamo parlando di fantascienza. Dovremmo arrivare, in un tempo breve per la ricerca, a consumare, sempre in media, 2,8 litri per 100 chilometri con i motori a benzina e 2,4 litri per quelli a gasolio. Un dato che non si riuscirà a ottenere con i motori termici neanche se dovesse essere obbligatorio spingere l’auto per almeno la metà del tragitto che vogliamo fare. La soluzione, direte a voi, è l’auto elettrica… 

Ma c’è un piccolissimo problema: non la compra nessuno. Tutti i costruttori, tranne Fca, hanno in listino in Europa veicoli ibridi, ibridi plug in, elettrici e sarebbero felici di venderne milioni, ma non è così. Il cliente non le vuole perché costano di più, non ci sono sufficienti colonnine di ricarica, sono scomode, diverse.

In questo modo siamo al cortocircuito: gli Stati impongono limiti che possono essere raggiunti solo incrementando le vendite delle auto elettriche, mentre i costruttori le producono ma non riescono a venderle perché mancano le infrastrutture di ricarica che devono essere realizzate dagli Stati. Et voilà: non si va da nessuna parte. O meglio: fioccheranno multe miliardarie (la sanzione è di 95 euro per ogni grammo di Co2 al di sopra del limite e per ogni nuovo veicolo registrato in un determinato anno) che metteranno in difficoltà industrie che danno lavoro a centinaia di migliaia di persone. E saranno sanzioni sicure visto che Jato ha calcolato che per raggiunger l’obiettivo di 95 g/km nel 2021, in tre anni la quota dei veicoli elettrici venduti dovrebbe passare dallo 0,9 al 15% del mercato europeo. Cosa, credeteci, impossibile, anche perché non ci sarebbero abbastanza batterie per equipaggiare tutti i veicoli venduti. Se poi andiamo al 2025 o  al 2030 la quota dovrebbe essere superiore al 25%. 

In una situazione che dovrebbe vedere tutti intorno a un tavolo per discutere di come incentivare l’uso delle auto elettriche, Miguel Arias Canete, Commissario europeo per il clima e l’energia, dimostra di non capire assolutamente nulla e fa voli pindarici citando come esempio positivo la Cina, dove il livello di inquinamento delle grandi città è anche 100 volte superiore a quello considerato normale dalla Oms, non ci sono limiti alle emissioni delle auto e la principale fonte energetica è il carbone. «Vogliamo», ha avuto il coraggio di dire il nostro Commissario, «che l’industria automobilistica europea torni a gareggiare per la leadership mondiale di veicoli puliti che per ora hanno Cina e India (ci scappa da ridere, ndr). I produttori di automobili dovranno a scegliere tra realizzare motori a combustione migliori o abbandonarli a favore dei veicoli elettrici». 

Insomma, il genio che ha studiato da avvocato e ha lavorato all’agenzia delle entrate spagnole prima di assicurarsi, 35 anni fa, una poltrona (permanente) in politica, vuole spingere l’industria europea a realizzare un prodotto che nessuno in Europa vuole comprare. E non c’è neanche uno psichiatra nelle vicinanze.

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