VOLKSWAGEN/ I numeri che archiviano il dieselgate (e avvicinano Fca)

- Franco Oppedisano

Volkswagen ha ottenuto ottimi risultati nel primo trimestre dell’anno. Il caso dieselgate sembra ormai alle spalle e nel futuro c’è forse Fca. FRANCO OPPEDISANO

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Volkswagen is back. È tornata. O almeno così sembra leggendo i quotidiani economici e i dati del primo trimestre rilasciati dal colosso tedesco. Il margine operativo del primo trimestre è aumentato del 40 per cento arrivando a quota 4,33 miliardi di euro, pari al 7,8 per cento delle vendite, rispetto ai 3,13 miliardi di un anno fa, quando la percentuale era del 6,1 per cento del fatturato. I ricavi sono cresciuti del 10,3 per cento a 56,2 miliardi di euro, nonostante sia leggermente diminuito il numero delle auto consegnate (da 2,508 a 2,495 milioni). Crescono, anche se di poco, pure gli investimenti in ricerca e sviluppo che superano i 3,3 miliardi di euro, benché calino in percentuale rispetto al fatturato (dal 7,6 al 7,1 per cento).

Vanno bene quasi tutti i marchi, a cominciare da quello che si potrebbe definire il “pane e burro” del Gruppo, Volkswagen, il cui utile operativo sale dai 73 milioni del primo trimestre 2016 a 869 milioni di euro. Molto meglio va Skoda, che registra 415 milioni di euro di utile operativo con una crescita del 32%. Vivacchia Seat, che passa da 54 a 56 milioni, peggiora Audi, che scende da 1,3 a 1,2 miliardi, primeggia, come al solito, Porsche, che su 5 miliardi di fatturato ne fa quasi uno (932 milioni per essere precisi) di utile operativo.

“I dati del primo trimestre risentono positivamente delle robuste performance dei brand, del lancio di nuovi modelli e dei solidi guadagni in Europa”, ha detto Matthias Müller, Ceo del Gruppo Volkswagen. “I nostri sforzi di aumentare l’efficienza e la produttività in tutte le aree dell’azienda stanno cominciano a dare risultati”. In una nota del Gruppo si aggiunge poi che i risparmi di costi si sono concentrati sul marchio Volkswagen e che i risultati trimestrali sono anche il frutto  di un migliore mix di vendite, degli effetti positivi del cambio e dell’ottimizzazione del costo del prodotto. 

Né la nota né il ceo hanno detto nulla, però, sugli unici dati negativi della trimestrale,
ovvero la diminuzione del cash flow diventato negativo per 2,5 miliardi e l’aumento del capitale circolante che potrebbero nascondere qualche problema tra le pieghe del bilancio. In Borsa si dice Revenue is vanity (il fatturato è vanità), profit is sanity (gli utili sono la buona salute) but cash flow is reality (la cassa è la realtà). E quella del gruppo tedesco non va benissimo. Ma se davvero Volkswagen è tornata a essere quel colosso macina avversari alla conquista del mondo bisogna fare almeno due considerazioni.

La prima riguarda proprio gli utili: se nonostante il denaro accantonato e i problemi di immagine legati al dieselgate il gruppo tedesco riesce a fare questi utili, come era gestita quando le “vacche erano grasse”? Quali erano le logiche industriali? Se in così poco tempo ci si rialza vuol dire che c’erano ampi margini di miglioramento non sfruttati, almeno finora. La seconda è una questione puramente matematica: basterebbero, ai prezzi attuali e senza contare eventuali premi, un anno, quattro trimestri di margini operativi del gruppo Volkswagen per acquistare Fca, con il suo corredo di marchi, grandi e piccoli, e di mercati, compreso quello americano.

Ufficialmente non ne stanno parlando, occupati in altre “più importanti” faccende. Ma fino a quando il ceo di Fca Sergio Marchionne non ne parlerà in pubblico è quasi certo che ne sta parlando in privato.

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