BIENNALE MUSICA/ Compositore e ascoltatore non si aspettino sulle due sponde del fiume…

- La Redazione

Si è aperta la 52esima edizione del Festival di Musica contemporanea di Venezia. Il direttore Francesconi ha aperto il dibattito con un’intervista al Corriere dal titolo “La musica è finita”. Il punto di vista del compositore GABRIELE VANONI

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L’apertura della Biennale Musica porta di nuovo alla ribalta la vexata quaestio: la musica contemporanea sta sparendo? Ha abbandonato il pubblico? E’ diventata musica “difficile”? Dovrebbe tornare alla tonalità e al mondo del passato? E così via…
Tutte queste domande, pur se interessanti, tradiscono in realtà un modo di affrontare il problema che a mio avviso dimentica un dettaglio: l’arte di oggi esprime l’uomo di oggi e da qui non si scappa.

Non ci si può infatti strappare di dosso se stessi e il tentativo di esprimere Risposte Oggettive è quantomai illusorio: la musica rappresenta una realtà molto più grande di qualsiasi schema decidiamo di applicare (e da qualsiasi parte esso provenga) e questo è un fatto.
Dire quindi che Allevi o Einaudi ci piacciono punto e basta (magari mentre si fanno dei lavori in casa…), oppure voler definire quale debba essere la direzione della Nuova Musica (tonale/atonale, accessibile, ecc.) sono atteggiamenti limitati ed utopici, oltre ad essere l’esatto ricalco del modo di pensare che ci ha portato a dove siamo oggi.

L’esperienza musicale, invece, è quell’incredibile paradosso, così efficacemente espresso da Mozart, di qualcosa che è complesso, ma al contempo estremamente semplice e immediato, che, forse, proprio essendo così incontrollabile dall’uomo (che pur ne plasma i contorni) è per noi così affascinante.

Il problema a mio avviso è quindi molto più profondo e si tratta di una vera, totale rivoluzione educativa, che coinvolge tutti, chi scrive e chi ascolta. Nessuno dei due deve aspettare l’altro sulla propria sponda del fiume, piuttosto per entrambi è una provocazione, che parte dalle radici di cui parla Francesconi e che ci porta al cuore dell’esperienza musicale, di cui dobbiamo essere più consapevoli.
Un programma piuttosto “estremo” come quello della Biennale e un’intervista come quella del Corriere provocano proprio su questi punti: perchè ascoltiamo la musica ed è così importante per tutti noi?
O ancora, dove trova un compositore la necessità di scrivere? E soprattutto, perchè uno come Jimi Hendrix può essere considerato più “maestro” dei grandi nomi dell’accademia? Ma allora: cos’è la musica e che cosa cerchiamo in essa?

A questo genere di domande non si può dare una risposta a mo’ di squallido talk-show, tuttavia senza di esse e non ci sarebbe vera musica: la risposta bisogna viverla, farne esperienza, arrendendosi a quell’immediato fascino che l’ascolto e la creazione esercitano su di noi.
Dobbiamo quindi comprendere nuovamente che cosa muove la musica e accettare il sacrificio che essa ci chiede (come, per esempio, stare seduti in una sala da concerto per un’ora e mezza, oppure due giorni alla scrivania per comporre dieci secondi).

Chi scrive è preparato ad accettare che il desiderio di condividere la propria musica non può non influire sul proprio scrivere (che è atteggiamento ben lontano dall’essere soltanto “commerciale”)?
Dall’altra parte, l’ascoltatore è disposto a mettersi in discussione, ad essere teso a lasciarsi colpire da ciò che sente, riservandogli tempo e attenzione?
Francesconi è sicuramente uno di quelli che si è accorto dell’urgenza del problema e nel proporre un programma del genere dimostra di voler andare oltre al “già sentito”, buttando sul tavolo, pur in uno schema consolidato, qualcosa di diverso.
Se poi questo tentativo porterà frutti, non ci è dato saperlo ora, ma questo dipenderà anche dal modo con cui andiamo ai concerti: è all’interno di un rapporto condiviso, anche se difficile, che la musica si invera nel tempo e risplende.

Personalmente credo sia l’unico atteggiamento possibile e questi tempi, in cui l’arte si è finalmente smarcata da direttive di Stato, sono favorevoli: il risultato, come sempre imprevedibile, è soltanto un’entusiasmante avventura, in cui la paura di sbagliare non dovrà aver spazio.

(Gabriele Vanoni)

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