RECENSIONI LIVE/ La voce irrequieta di Ani DiFranco

- La Redazione

La cantautrice di Buffalo (New York) ha regalato un grande concerto ai suoi fan nell’unica data italiana al Rolling Stone di Milano. La carica e la rabbia di un’artista vera raccontate da GIOVANNI DE CILLIS

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Ani DiFranco martedì ha regalato un grande concerto ai suoi fan al Rolling Stones di Milano.
Poche parole per la songwriter americana che ha detto tutto con la musica. Al suo fianco musicisti rodati come Todd Sickafose al contrabbasso, Allison Miller alla batteria e un nuovo elemento: Mike Dillon, al vibrafono e alle percussioni.
Lo spettacolo, iniziato con il riff duro e arrabbiato di Shy, non si interrompe per ben dieci canzoni, tutte eseguite con una grinta invidiabile. Dopo la tempesta la quiete: è il momento di Way tight. La leonessa smette di ruggire e resta sola con la chitarra per cantare la sua esperienza di madre in questa sobria e elegante canzone dell’ultimo album.
Ciò che rimane di questa serata però è la fermezza, la decisione, la drammaticità della scelta di Ani: mettere la musica al servizio del suo ideale politico, per cui sembra non avanzare molto tempo per soffermarsi sulle cose personali. L’unico altro momento di introspezione è infatti l’esecuzione del malinconico brano Grey.
Sembra comunque bruciare dentro l’esigenza di denunciare, smascherare, lottare, affermare. Ma affermare cosa? Sorge questa domanda durante un’altra canzone eseguita senza l’apporto della band: Two little girls.
La chitarra è percossa e battuta con insistenza, quasi con rabbia, il volto della cantautrice si lascia andare in smorfie di dolore, la foga con cui vengono fatte vibrare le corde sembra evocare un’ostinato tentativo di affermare qualcosa, che però non si riesce ad avere, a contenere, qualcosa a cui si tende, ma che si sente non realizzabile.
Ani, com’è che questo dannato mondo non cambia? Più ti accanisci con la tua chitarra, e più le cose sembrano andare nella direzione sbagliata! Com’è Ani?
Sono i momenti in cui ho maggiormente l’impressione di avere davanti una grande artista.
Il concerto però prosegue ed è davvero buona musica. Dietro la riuscita del concerto si intravede il lavoro di Todd Sickafose e dei suoi arrangiamenti che colpiscono per l’originalità. Il suono della batteria è dato da un rullante detuned, accordato cioè più in basso del solito, in modo da ottenere un suono più ovattato e scuro. Ani sceglie suoni puliti, non usa mai il synth, ma cinque chitarre, che cambia a ogni canzone.
Fuori dal Rolling Stone giusto il tempo per ringraziare la gladiatrice prima che salga su un pullman che la porterà a Zurigo per poi tornare a casa con la certezza di aver incontrato uno dei personaggi più interessanti e controversi della musica rock di questo tempo.

(Giovanni De Cillis)



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