RECENSIONI/ L’utopia dei Guns N’Roses nel nuovo “Chinese Democracy”

- Paolo Vites

Atteso per 17 anni, dichiarato in uscita innumerevoli volte, l’album fantasma dei Guns’N’Roses, o meglio di Axl Roses è finalmente uscito. Il commento di PAOLO VITES. ASCOLTA L’ANTEPRIMA.

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Ancora prima di sapere se è un bel disco, come suonerà o cosa abbia da dire, una cosa è certa: “Chinese Democracy” entra dritto nel Guinness dei primati.
Ci sono voluti ben 17 anni per realizzarlo ed è costato più di 13 milioni di dollari (e questa cifra risale al 2005, gli ultimi tre anni non sono stati ancora calcolati). È stato annunciato in uscita innumerevoli volte, creando la favola più ironizzata del music business.
il titolo, forse, vuole proprio sottolineare tutto questo: come la democrazia cinese è solo un’utopia, anche questo disco ha rischiato di esserlo.
Adesso finalmente esce, e dentro c’è tutta la paranoia, l’insicurezza, la pazzia di Axl Rose, voce dei Guns n’ Roses e unico membro della formazione che, nel 1987, incendiò il mondo del rock con un disco formidabile, “Appetite for Destruction”.
In piena era di Mtv e di gruppi di plastica costruiti a tavolino che neanche sapevano suonare, i Guns tirarono fuori dal nulla un devastante assalto elettrico, come se i Led Zeppelin si fossero uniti ai Ramones, di rock’n’roll spacca orecchie: dentro c’era tutta la decadenza, la droga, le donne facili della Los Angeles del tempo. Un disco che riportava la musica rock alla sua esigenza originaria.
E infatti, vendute 18 milioni di copie di quel disco, i Guns durarono ancora qualche anno per poi sparire.
Il bravo chitarrista Slash, alter ego di Axl in quell’avventura, andò a curare la sua tossicodipendenza e oggi, padre felice di due bambini, sforna ogni tanto qualche disco.  Axl, sorta di Howard Hughes del rock, a parte qualche concerto, alcuni cancellati all’ultimo momento, sparì nella realizzazione di un disco impossibile. Che, ascoltato oggi, nasconde nell’incredibile superproduzione, nei suoni stratificati di mille incisioni, nella tecnologia ultimo grido, ben poco dell’anima rock stradaiola e sincera dei vecchi Guns.
C’è qualche buon pezzo, come la title track; in Shackler’s Revenge la voce del 46enne Axl arranca e fatica; ci sono sinfonie pop di smisurata ambizione in brani come Madagascar e Prostitute e anche If The World; ci sono lunghi assolo di chitarra da parte dei tantissimi musicisti coinvolti negli anni, ma sembrano messi lì, appiccicati come un corpo estraneo.
C’è una voce che vuole scimmiottare le urla dallo stomaco del giovane Axl, finendo per esserne patetica imitazione. E poi, nel brano Catcher in the Rye (titolo del libro di Salinger che l’assassino di John Lennon aveva eletto a suo preferito e che incolpò per avergli ispirato proprio quell’omicidio) Axl ha cancellato le parti di chitarra che Brian May dei Queen, nel 1999, vi aveva registrato. Chissà perché.
“Chinese Democracy” più che un disco è un testamento: alla musica rock che quando perde il contatto con la realtà diventa superba, ambiziosa e alla fine priva di contenuto come un monumento di marmo che ti fissa per l’eternità. Ma che non ha nulla da dire.



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