RECENSIONI/ Tracy Chapman con il nuovo “Our Bright Future” venerdì agli Arcimboldi

- La Redazione

Una delle più intense cantautrici afroamericane è attesa domani al Teatro degli Arcimboldi di Milano, dopo l’uscita di “Our Bright Future”, il nuovo album. Il commento di GIOVANNI DE CILLIS

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“Our Bright future” è il nuovissimo album di Tracy Chapman che sarà in concerto al Teatro degli Arcimboldi di Milano venerdì 28 novembre. I sing for you apre l’opera in maniera luminosa: note sussurrate, cantate delicatamente e discretamente; si capisce che l’album sarà fresco e genuino, ma anche dimesso e umile.
Dalle pieghe della quotidianità di questa cantante che ha scelto di rimanere fuori da “certi giri del music business” per rimanere nella sua Cleveland (Ohio), sono emerse queste undici canzoni schiette e sincere, arrangiate solo con chitarra acustica, basso, batteria e pianoforte.
E così, quello che succede nel mondo viene giudicato e raccontato a chi, come sempre, ha voglia di ascoltare. In “Our bright future” si parla dei soldati in Iraq, la desolazione di vedere morire ragazzi giovani in guerra è grande, ma una speranza è possibile se si prende il sentiero che porta al passato: «Led on led on/To take the path/Where our bright future/Is in our past». C’è spazio per l’ironia in Save us all, dedicata ai cristiani evangelici che la Chapman accusa di estremismo e moralismo, e in I did it all, in cui è palese il riferimento a Britney Spears.
La canzone forse più incisiva, e che rimanda alla Tracy Chapman del primissimo album del 1988, è però una delle più intime, in cui non si parla di temi politici o sociali, ma probabilmente della sua famiglia, o comunque di persone care all’artista; mi riferisco a For a dream. Queste parole credo possano comunicare la potenza lirica del brano in cui permane una grande tristezza e sconforto: I imagine we are gathered/But this time not dressed in black/There’s laughing and smiling/Not stabbing in the back/But it’s too good to be true/And too bad I still recall the screams/But it’s alright it’s alright/For a dream.
La conclusione dell’album arriva con Spring, brano di pura poesia in cui voce, piano e chitarra salutano l’arrivo della primavera: There’s a cloud/A blue sky darkening/That veils the light of the sun/And foretells the rain/But there’s a bird/There are birds/And some are singing/To greet every new day that may come/Like the first of spring.
La pacatezza e la sobrietà della forma possono far pensare a un primo ascolto, a un album  senza mordente.
In verità, dopo diversi ascolti, si comincia a percepire il calore e il tepore che queste composizioni sono in grado di regalare fino ad ammettere che questa sensazione di pace, questa cura per prendersi il tempo di dire le cose nel modo più opportuno è ciò di cui c’è più bisogno. Il concerto di venerdì può essere una grande opportunità per ascoltare ancora più approfonditamente il messaggio di una delle più grandi cantanti afroamericane degli ultimi vent’anni.
Salirà sul palco accompagnata solo dalla sua chitarra, e poi sarà solo Tracy Chapman: delicatezza nel pizzicare le corde, voce esile e tremante, bellezza ancestrale e selvaggia, se poi il pubblico contribuirà al silenzio, allora sarà un gran concerto.

(Giovanni De Cillis)

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