Novità in casa della EMI: sarà un italiano a guidarla

- La Redazione

A seguito dell’acquisizione da parte di Guy Hands, i vertici della multinazionale musicale sono stati ripetutamente cambiati nel tentativo di creare un’azienda moderna e competitiva in quest’epoca digitale. Ma, in fondo in fondo, l’unico modo per aumentare le vendite di musica è proporre artisti e canzoni migliori che negli ultimi anni

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A seguito dell’acquisizione della EMI da parte di Guy Hands, i vertici della multinazionale musicale sono stati ripetutamente cambiati nel tentativo di creare un’azienda moderna e competitiva in quest’epoca digitale.
Non a caso Hands ha messo a capo dei vari dipartimenti dirigenti che non avevano necessariamente esperienza diretta nel settore musicale. Per cui, accanto a un veterano come Nick Gatfield, direttore dell’ufficio artistico e strappato alla rivale Universal dove era presidente, da società al di fuori del settore musicale sono stati arruolati Chris Rolling, in precedenza dirigente dell’azienda chimica ICI Plc, Ashley Unwin, consulente finanziario della Deloitte Consulting, e Julie Williamson, dipendente della Terra Firma, la finanziaria di Guy Hands proprietaria della EMI. Infine, una settimana fa Hands ha nuovamente sorpreso tutti, decidendo che a sostituirlo nel ruolo di amministratore delegato di EMI sarà il romano Elio Leoni-Sceti.

Pressoché sconosciuto oltremanica, Leoni-Sceti è un esperto di marketing proveniente dalla Reckitt Benckiser, azienda leader nel settore dei prodotti di pulizia, e senza alcuna conoscenza dell’industria discografica.

Scelte decisamente coraggiose, determinate dalle incredibili spese e dai folli sprechi che la EMI pre-Terra Firma era solita fare, come d’altra parte tutte le altre major.

Scelte azzeccate? Secondo un memo mandato da Guy ai suoi dipendenti, grazie alla radicale ristrutturazione dell’azienda, nel primo quadrimestre del 2008 l’etichetta discografica ha realizzato un profitto di 59,2 milioni di sterline, che assume un significato ancora più importante se paragonato al primo quadrimestre dell’anno precedente, quando l’etichetta aveva perso ben 45 milioni.

Viene anche specificato che a tale profitto non hanno contribuito le entrate derivate dall’album dei Coldplay Viva La Vida, grande successo delle classifiche statunitense, inglese e di numerose altre nazioni. Bensì è il risultato di una particolare attenzione a evitare sperperi, per cui sono rimasti invenduti una quantità di dischi pari a solo il 16% delle vendite lorde, contro il 42% del primo quadrimestre del 2007.

Il che vuol dire che la buona vecchia dirigenza di “esperti” ha prodotto quasi il 50% in più di quello che ha poi effettivamente venduto, uno sperpero che ha effetti negativi non solo sul budget della EMI, ma anche sull’ambiente!
Quello che rimane ancora da verificare è se a un accorto uso del budget corrisponda una migliore qualità musicale.
Forse, in fondo in fondo, l’unico modo per aumentare le vendite di musica è proporre artisti e canzoni migliori che negli ultimi anni…

(Peter DeBrando Chiesa)

(Foto: Imagoeconomica)



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