GUIDA ALL’ASCOLTO/ Beethoven, Sonata per pianoforte n.17

- La Redazione

PIPPO MOLINO ci introduce all’ascolto de “La tempesta”, celeberrima sonata di Beethoven che verrà eseguita da Giulio Giurato questa sera, all’interno del ciclo di incontri curato dalla collana Spirto Gentil. ENRICO RAGGI inoltre offre  un originale punto di vista sulla figura del grande compositore

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La guida all’ascolto de “La tempesta” di Beethoven (che verrà eseguita al pianoforte da Giulio Giurato) mirerà a mettere in evidenza lo spessore esistenziale, cioè la vicinanza di questa straordinaria pagina musicale a ogni ascoltatore, anche se non abituato al genere classico.
Il primo testo, tra quelli pubblicati nel libretto del CD della collana “Spirto Gentil”, bene introduce quanto sarà sottolineato nella guida all’ascolto: è un commento di Luigi Giussani, che, in modo insolito nel panorama della storiografia musicale, mostra come una personalità sensibile e profonda reagisce a questa pagina, evidenziandone le altrettanto profonde valenze esistenziali. Vari aspetti della composizione saranno considerati, dai temi, alla modalità dei concatenamenti dei diversi frammenti tra loro, a dimostrare l’assenza di “maniera” e la profondità dell’accento espressivo.

La Tempesta di Beethoven, discretamente (perché lo fa con note singole più che con boati), è come la memoria anticipata della tempesta finale, che porterà il mondo alla sua origine, al suo giudizio eterno.
Un po’ di questo vento impetuoso, della tempesta che porterà Cristo a manifestarsi definitivamente a tutti gli uomini e a tutto il mondo, accade in ogni occasione di prova, perché si abbia a riflettere su questo: se la vita sia una cosa seria. La prova, che inevitabilmente accade nella vita, è una tempesta.
Essa mette in evidenza la sostanziale posizione che l’uomo assume di fronte a una verità che lo colpisce e da cui si riconosce colpito; è un urto, sentito, da una parte, come coerente con il desiderio che si riaccende ogni mattina, e, dall’altra, come qualcosa che spazza via tutta la nuvolaglia delle obiezioni con cui la menzogna oscura il sole che dovrebbe investire la totalità della nostra vita.
Ben venga, allora, la prova, per risvegliarci e per riscuoterci, perché nella vita si riaffermi la verità, perché della realtà venga riconosciuta la consistenza, il significato, perché alle cose vengano restituite le loro giuste proporzioni. Nel secondo movimento poi, è ben descritto ciò che nasce dal rinnovarsi dell’adesione alla verità che è stata offerta: la gratitudine. Questa commozione, questa emozione è quell’ultimo confine, pieno di consolazione, che conserva la consolazione, che è fonte di consolazione, anche nei più tremendi momenti della vita. Come quando tutto il cielo è coperto di nubi nere, ma lungo l’orizzonte c’è un filo di luce, che fa respirare l’uomo e lo fa camminare, nonostante la tempesta sempre incombente. Nessuna tempesta, allora, può sconvolgere la pace e la sicurezza di chi appartiene alla verità. Può infuriare e tentare di sconvolgere, di strappare fin le radici, ma poi, come abbiamo detto, passa, e tutto si scioglie nella dolcezza che rende più pacatamente lieti e affezionati, perché più attaccati al vero.

(Pippo Molino)

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