Lykourgos Angelopoulos, alla scoperta della tradizione musicale cristiana

Il Maestro greco ha tenuto due concerti a Milano e Torino, all’interno del Festival Internazionale MITO, facendo ascoltare sia canti risalenti al III secolo d.C., che contemporanei, sempre all’interno della tradiziona greco-bizantina

26.09.2008 - La Redazione
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Nello splendido contesto della chiesa di Sant’Alessandro, gioiello artistico del barocco milanese incastonato nel centro della città, venerdì 19 settembre si è esibito il coro greco bizantino del Maestro Lykourgos Angelopulos.
Il concerto, all’interno del Festival Internazionale MITO è stato replicato il giorno seguente nella Chiesa di San Domenico a Torino.

Nato nel 1941 nel Peloponneso, il maestro ha sempre coltivato la musica sacra di tradizione ortodossa, sia come cantore, che come professore e studioso. Nel 1977, fonda il coro greco bizantino con lo scopo di far conoscere al pubblico mondiale il vasto tesoro della musica sacra di tradizione orientale. Il coro, dalla sua fondazione ad oggi, ha svolto più di mille concerti, non solo in ambito liturgico. Memorabile resta l’accompagnamento alla liturgia officiata dal patriarca ecumenico Bartolomeo I nell’antica basilica di Sant’Apollinare in Classe a Ravenna.
Cosa rappresenta il canto all’interno della liturgia orientale? Esso è anzitutto lo strumento che permette alla parola di esprimere l’ineffabile. Di più, come sostenuto da Lossky, l’utilizzo della monodia (una sola melodia) consente di legare in modo inscindibile la parola al suono, non per un semplice godimento estetico, ma come momento essenziale del rito.
Il minuzioso lavoro di ricerca svolto dal Maestro, che l’ha condotto dall’Egitto all’Italia meridionale, per riscoprire nelle biblioteche di monasteri e musei manoscritti di musica sacra risalenti ai primi mille anni del cristianesimo, è stato mirabilmente riassunto in un concerto di circa due ore diviso in tre parti.
La prima, intitolata “La Ricerca”, ha permesso al pubblico di ascoltare canti risalenti addirittura al III secolo d.C., così come di poter apprezzare la melodia di un canto liturgico dell’Italia meridionale, che fonde al suo interno timbri della tradizione greca e latina. La complessità del lavoro di ricerca e della ricostruzione del canto ci è stata poi ben spiegata dal maestro stesso: «I canti proposti sono i frammenti che siamo riusciti a recuperare di una vastissima tradizione per di più orale; si pensi solo che i primi metodi di scrittura sistematica degli inni sacri risalgono al XIV secolo, mentre il metodo di lettura che ancor oggi usiamo è stato inventato all’inizio del XIX secolo».
La seconda e la terza parte, invece, intitolate “La Tradizione” e “Repertorio Contemporaneo” sono due specchi che riflettono l’un l’altro l’evoluzione nella tradizione del repertorio liturgico bizantino.
Il canto contemporaneo, composto da Sotiris Fotopoulos, dimostra l’importanza della tradizione nella mentalità dell’uomo bizantino di ogni tempo: proprio come scrive Sandra Martani, professore di musica bizantina, è solo dal passato che ogni nuova forma può attingere autorità e forza.
Tuttavia, come spiega proprio lo stesso Sotiris Fotopoulos, lui usa la musica bizantina senza che l’inno sia di tipo religioso, sviluppando dalla tradizione qualcosa di completamente nuovo.
La serata, che ha avuto un notevole successo di pubblico, ha mostrato ancora una volta quanto forte sia il richiamo alla scoperta del cristianesimo orientale, vero e proprio polmone di spiritualità.

(Beatrice Daskas)

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