ROCK ANNI ZERO/ Noughties 2: I dischi della prima decade del nuovo Millennio

- Paolo Vites

E così, a dicembre 2009, termina la prima decade del Terzo Millennio. Difficile è definire cosa sono stati gli anni Zero del Duemila, i Noughties come li chamano gli americani, che già portano nel loro computo nominativo una simbologia bella evidente: gli anni del nulla? PAOLO VITES ripercorre 10 di musica con 50 dischi

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E così, a dicembre 2009, termina la prima decade del Terzo Millennio.
Una volta i decenni segnavano la storia del rock: gli anni Cinquanta in cui nacque questo genere musicale, gli anni Sessanta delle utopie, delle droghe e della canzone di protesta, i Settanta del disimpegno e del rifugio nel privato, ma anche dell’anarchia punk. Già gli anni Ottanta con la loro pochezza hanno reso superfluo questo scandire i momenti, ma ancora ci è piaciuto definirli come il decennio del videoclip e del look ostentato.

Gli anni Novanta? Un grande boh, se si eccettua il sussulto grunge. Ancora più difficile è definire cosa sono stati gli anni Zero del Duemila, i Noughties come li chamano gli americani, che già portano nel loro computo nominativo una simbologia bella evidente: gli anni del nulla? Siti musicali e riviste internazionali in questi giorni si stanno sbizzarrendo a fornire le loro classifiche dei migliori dischi del decennio, mentre in Italia l’evento sta passando inosservato.

Il rock, in un certo senso, ha ormai ben poco da dire: sono stati questi gli anni del riciclaggio infinito di formule sonore sperimentate per decenni. Gruppi come i White Strips, osannati come portavoci del nuovo verbo rock, nel loro macinare riff e gridolini rubati ai Led Zeppelin, sono un simbolo di questa tendenza.

In Inghilterra, gruppi e gruppetti riprendono formule sonore più vicine nel tempo, gli U2 su tutti, e certo punk all’acqua di rose. È il pop, quello più innocuo, a dominare nelle classifiche, insieme a quella che un tempo si definiva black music, oggi ripetizione (anche qui) senza ritegno di quello che inizialmente era un tentativo brillante, il rap e l’hip-hop music.
Anche gruppi che hanno lasciato negli anni Novanta testimonianze brillanti, come ad esempio i Radiohead o i Pearl Jam, non sono più riusciti a trovare formule espressive altrettanto valide, perdendosi nell’autoreferenzialismo. Continua…

 

 

La stessa stanchezza ha conquistato anche i grandi vecchi, i superstiti della decade d’oro. Bob Dylan, Neil Young, gli Stones, Paul McCartney, vivacchiano producendo opere ricche di grande professionalità, ma spesso superflue se paragonate con quanto da loro prodotto in gioventù.
Attenzione: tutti costoro, giovani e vecchi, se in studio non trovano più momento di lucidità, dal vivo si propongono ancora come ottimi performer in spettacoli trascinanti ed emotivamente vivi. Sarà per questo che i dischi non si vendono più, mentre i concerti continuano a fare il tutto esaurito?

Le cose più interessanti sono infine giunte da una categoria ritenuta obsoleta: i loro dischi si rivolgono a pochi cultori. Sono i songwriter (e i gruppi neotradizionalisti che si rifanno al folk pre rock’n’roll), un po’ da ogni angolo del mondo, dall’Australia agli States passando per l’Inghilterra. E’ un dato positivo, che la voce, la nuda voce con pochi abbellimenti, torni protagonista seppur lontano dagli schermi televisivi o dai network radiofonici. Ancora una volta, le emozioni, i dolori, la passione emergono a testimonianza di una esigenza viva e pulsante nel cuore dell’uomo anche negli anni Zero del Terzo Millennio.

Quella che segue non è certo una lista esaustiva dei migliori dischi del decennio, ma una guida molto personale ai dischi che forse sono sfuggiti ai più.

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40. Jim White, Transnormal Skieproo, (2007)

L’ex fotomodello che ha saputo vincere droga e depressioni continua il suo viaggio tra i fantasmi di Flannery O’Connor, alla ricerca del Gesù dall’occhio strabico. Southern gothic, questa volta con un pizzico di Motown oltre al solito country blues elettronico. Continua…

39. Patti Smith, Trampin’, (2004)

L’ex madrina del punk tira fuori le ultime cartucce di una rabbia antica, per un disco che passa da meditazioni fra vita e morte, William Blake e i bombardamenti su Baghdad. Rock come se non ci fosse via di scampo.

38. Nick Cave, Abbatoir Blues/The Lyre of Orpheus, (2004)

Un disco doppio, una immersione nell’R&B, nel soul, nel blues, nel gospel. Al solito, con tutta la pazzia lucida del più grande autore di canzoni degli ultimi vent’anni.

37. Lucinda Williams, Essence, (2001)

Nessuno canta le tensioni e la passione d’amore come Lucinda. Sudista purosangue, dylaniana nell’anima, innesta sulle sue ballate le vibrazioni “maschie” del rock degli anni Settanta: chitarre ululanti, come l’amore perduto.

36. Robert Plant & Allison Krauss – Raising Sand, (2007)

Se una vecchia volpe del rock incontra un giovane virgulto della country music. Il risultato, coordinato dall’immenso T-Bone Burnett è un disco di grande fascino, che varia tra la tradizione e il songwriting di lusso (Gene Clark, Townes Van Zandt).

35. Joe Henry, Civilians, (2007)

Tutti ormai lo conoscono come produttore (uno dei migliori del Terzo Millennio) ma lui porta avanti senza clamori anche una carriera solista assolutamente brillante. Quando il jazz e lo sperimentalismo affrontano la canzone d’autore. Coraggioso.

34. Natalie Merchant, Motherland, (2001)

La bellissima voce dei 10,000 Maniacs è oggi una signora riflessiva, che guarda alla storia del suo paese e della sua gente, a cui dedica un disco commovente. La produzione di T-Bone Burnett fa la differenza. Continua…

33. The Felice Brothers, The Felice Brothers, (2008

Lo spirito di The Band si reincarna in tre fratelli originari dell’isola di Malta, ma che vivono sulle Catskills Mountains. Come The Band, sanno evocare lo spirito dei Padri Pellegrini, della Repubblica Invisibile e sanno anche fare casino. Alcolici.

32. Mark Knopfler, The Ragpicker’s Dream, (2002)

Da solista, Knopfler – a parte il primo disco del suo ex gruppo – fa le cose migliori. Il rock è un ricordo lontano che accende il desiderio di andare alle radici, sue e della musica. Back to Nothumbleland.

31. Solomon Burke, Don’t Give Up On Me, (2002)

Il grande – in tutti sensi – soul man ritrova, grazie a Joe Henry che lo produce – il suo posto, perduto sin dalla fine degli anni Sessanta. Canzoni di Tom Waits, Bob Dylan per una voce che ancora fa vibrare ogni corda dell’anima. Maestoso.

Quali sono i migliori dischi di questa prima decade  del Millennio? Lascia un commento. Il viaggio è appena cominciato…



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